DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’Età classica all’Ellenismo
AUTORE: Platone
OPERA: “Repubblica”
GENERE: Dialogo filosofico
DATA: IV secolo a.C.
BRANO: Libro IV
RIASSUNTO
All’inizio del libro Adimanto, allievo di Socrate, solleva la questione della felicità della classe dei guardiani, a cui Socrate nega il diritto alla proprietà privata e impone forti limitazioni sul piano delle relazioni sociali e della libertà.
Il filosofo controbatte affermando che la città ideale non viene fondata per la felicità di un gruppo ma per quella dell’intera polis, che rappresenta la priorità assoluta.
La città non deve essere né ricca né povera, perché ricchezza e povertà sono fattori destabilizzanti: la prima genera mollezza, indolenza e desiderio di novità; la seconda si accompagna a servilismo e inefficienza.
La città, inoltre, deve avere dimensioni territoriali contenute e deve essere basata su un’educazione di stampo tradizionale, poco aperta alle innovazioni, e sull’osservanza dei buoni costumi.
A questo punto della discussione, resta ancora da definire dove siano la giustizia e l’ingiustizia, in che cosa differiscano tra loro e quale delle due debba possedere chi vuole essere felice.
Socrate afferma che una città fondata su basi corrette è perfettamente buona e di conseguenza possiede le virtù della sapienza, del coraggio, della temperanza e della giustizia:
- Il filosofo procede con l’analisi della prima di queste doti, la SAPIENZA, che si identifica con la scienza, con la conoscenza rigorosa. Le scienze sono molte e di vario tipo: c’è ad esempio quella della falegnameria, quella della lavorazione dei metalli, quella che fa nascere i frutti dalla terra. La sapienza della città non si fonda su nessuna di queste discipline settoriali, ma su una scienza che si occupa della città nel suo complesso: è la scienza dei guardiani ed è posseduta solo dai guardiani perfetti, che precedentemente Socrate ha chiamato governanti (archontes). Costoro rappresentano una minoranza della cittadinanza poiché la sapienza è rara e poco diffusa, ma sono comunque in grado di rendere saggia la città nella sua interezza.
- Socrate passa quindi ad analizzare il CORAGGIO, virtù che non può che risiedere nella parte della città che ha la funzione di combattere in sua difesa. Questa parte, infatti, ha la capacità di conservare e salvaguardare l’opinione corretta e legittima su ciò che è da temere, in conformità con i precetti impartiti dall’educazione statale.
- La TEMPERANZA è definita da Socrate come una forma di accordo, di armonia, di dominio sui desideri e sui piaceri. Nell’anima di ciascun individuo coesistono una parte migliore e una peggiore, ma nella maggior parte delle persone la parte migliore viene soffocata dalla peggiore a causa di un’educazione sbagliata o di cattive compagnie. Anche la temperanza, nel mondo reale, è appannaggio di una minoranza, formata da coloro che sono forniti della migliore natura e della migliore educazione. Tuttavia, a differenza della sapienza e del coraggio, la temperanza non è esclusiva della classe di guardiani ma è una virtù di tutti i cittadini: a livello individuale è la capacità di far prevale la parte migliore dell’anima sulla peggiore; a livello politico è la concordia di tutti i cittadini su chi ha diritto a governare.
- La GIUSTIZIA comprende tutte e tre le precedenti virtù e consiste nel compiere il proprio dovere, nell’assolvere ciascuno al proprio compito secondo la propria naturale inclinazione, senza impegnarsi in troppe faccende e senza pretendere di svolgere il lavoro di altri.
Occorre a questo punto verificare se la definizione di giustizia valida per la polis si adatti anche ai singoli individui. Come la città è composta da categorie di cittadini, così l’anima individuale non è un atomo indivisibile ma un’entità composita e conflittuale. Da questa premessa Socrate approda alla DOTTRINA DELLA TRIPARTIZIONE DELL’ANIMA, composta da:
- un elemento razionale (il logistikòn, situato nel cervello), con il quale si apprende e si dominano gli impulsi; la sua virtù è la saggezza;
- un elemento irascibile e volitivo (lo thymòs, situato nel petto), che si sdegna e lotta al servizio della ragione; la sua virtù è il coraggio;
- un elemento concupiscibile (l’epithymìa, situato nel ventre), con il quale si provano desideri e appetiti; occupa la maggior parte dell’anima e la sua virtù è la temperanza.
La giustizia, come garantisce l’unità e la forza dello Stato, così a livello individuale fa sì che ogni parte dell’anima svolga soltanto la propria funzione e si accordi con le altre.
← Precedente oppure Successivo →