DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età giulio-claudia
AUTORE: Lucio Anneo Seneca
OPERA: “De brevitate vitae“
DATA: 49 d.C. oppure 62 d.C.
GENERE: Dialogo filosofico
BRANO: Capitolo 2
TRADUZIONE
1. Perché ci lamentiamo della natura? Essa si è comportata in maniera benevola: la vita è lunga, se sai farne uso. C’è chi è preso da insaziabile avidità, chi dalle vuote occupazioni di una frenetica attività; uno è fradicio di vino, un altro languisce nell’inerzia; uno è stressato da un’ambizione sempre dipendente dai giudizi altrui, un altro è sballottato per tutte le terre da un’avventata bramosia del commercio, per tutti i mari dal miraggio del guadagno; alcuni tortura la smania della guerra, vogliosi di creare pericoli agli altri o preoccupati dei propri; vi sono altri che logora l’ingrato servilismo dei potenti in una volontaria schiavitù; 2. Molti sono prigionieri della brama dell’altrui bellezza o della cura della propria; la maggior parte, che non ha riferimenti stabili, viene sospinta a mutar parere da una leggerezza volubile ed instabile e scontenta di sé; a certuni non piace nulla a cui drizzar la rotta, ma vengono sorpresi dal destino intorpiditi e neghittosi, sicché non ho alcun dubbio che sia vero ciò che vien detto, sotto forma di oracolo, nel più grande dei poeti: “Piccola è la porzione di vita che viviamo“. Infatti tutto lo spazio rimanente non è vita, ma tempo. 3. I vizi premono ed assediano da ogni parte e non permettono di risollevarsi o alzare gli occhi a discernere il vero, ma li schiacciano immersi ed inchiodati al piacere. Giammai ad essi è permesso rifugiarsi in sé stessi; se talora gli tocca per caso un attimo di tregua, come in alto mare, dove anche dopo il vento vi è perturbazione, ondeggiano e mai trovano pace alle loro passioni. 4. Pensi che io parli di costoro, i cui mali sono evidenti? Guarda quelli, alla cui buona sorte si accorre: sono soffocati dai loro beni. Per quanti le ricchezze costituiscono un fardello! A quanti fa sputar sangue l’eloquenza e la quotidiana ostentazione del proprio ingegno! Quanti sono pallidi per i continui piaceri! A quanti non lascia un attimo di respiro l’ossessionante calca dei clienti! Dunque, passa in rassegna tutti costoro, dai più umili ai più potenti: questo cerca un avvocato, questo è presente, quello cerca di esibire le prove, quello difende, quello è giudice, nessuno rivendica per sé stesso la propria libertà, ci si consuma l’uno per l’altro. Informati di costoro, i cui nomi si imparano, vedrai che essi si riconoscono da questi segni: questo è cultore di quello, quello di quell’altro; nessuno appartiene a sé stesso. 5. Insomma è estremamente irragionevole lo sdegno di taluni: si lamentano dell’alterigia dei potenti, perché questi non hanno il tempo di venire incontro ai loro desideri. Osa lagnarsi della superbia altrui chi non ha tempo per sé? Quello almeno, chiunque tu sia, benché con volto arrogante ma qualche volta ti ha guardato, ha abbassato le orecchie alle tue parole, ti ha accolto al suo fianco: tu non ti sei mai degnato di guardare dentro di te, di ascoltarti. Non vi è motivo perciò di rinfacciare ad alcuno questi servigi, poiché li hai fatti non perché desideravi stare con altri, ma perché non potevi stare con te stesso.
RIASSUNTO
Con una successione di frasi brevi e paratattiche, in questo capitolo del “De brevitate vitae” Seneca elenca le diverse tipologie dei cosiddetti occupati, ossia uomini in preda a vane passioni che fanno un uso scorretto del tempo, sprecando la loro esistenza: gli avidi di ricchezze; gli individui che si impegnano con grande sollecitudine in attività inutili; gli ubriaconi; i fannulloni; gli ambiziosi completamente dipendenti dal giudizio altrui; i mercanti che per l’incontenibile desiderio di arricchirsi viaggiano smaniosamente per terra e per mare; i soldati sempre attenti ai pericoli altrui o ansiosi per i propri; gli ossequiosi nei confronti dei superiori; coloro che si logorano per il desiderio della fortuna altrui o per la cura della propria; gli inconcludenti, che vengono sballottati da un progetto all’altro dalla loro insoddisfazione; gli indolenti privi di interessi, che la morte coglie mentre marciscono e sbadigliano.
La causa di questi comportamenti errati sono le passioni insane, che premono e assediano da ogni parte l’animo umano.
Anche coloro cui arride la buona sorte sono soffocati dai propri beni e successi, ossessionati dal lavoro e dai piaceri o dipendenti dall’approvazione altrui; dimenticano così di ascoltare sé stessi e di valorizzare la propria individualità.
L’autore, infine, critica l’atteggiamento di coloro che si lamentano dell’arroganza e della superbia dei potenti, rinfacciando loro i servigi elargiti. Costoro dovrebbero piuttosto trovare tempo da dedicare a sé stessi.