PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’Età classica all’Ellenismo
AUTORE: Platone
OPERA: “Repubblica”
GENERE: Dialogo filosofico
DATA: IV secolo a.C.
BRANO: Libro III
ARGOMENTO: Il mito della nobile menzogna e la diseguaglianza tra gli uomini
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Nel terzo libro del dialogo “La Repubblica”, Platone effettua un’importante distinzione, all’interno della classe dei guardiani della Callipolis:
- da una parte i governanti, ovvero coloro che hanno attitudine al governo in virtù di una maggiore capacità razionale e di un autentico interesse per il bene comune,
- dall’altra i semplici guardiani, a cui spetta il ruolo di ausiliari dei governanti.
A questo punto il filosofo si domanda come sia possibile riuscire a convincere gli uomini, abituati a vivere nell’uguaglianza democratica, che sia preferibile una repubblica strutturata in un modo armonico ma gerarchico.
Viene quindi introdotto il MITO FENICIO DELLA NOBILE MENZOGNA, come strumento per legittimare la stratificazione sociale della Repubblica ideale. Questo mito si distingue dagli altri perché Socrate ammette apertamente che è un’invenzione, una menzogna, considerata nobile perché mira a rafforzare l’unità e la solidarietà tra i cittadini e tra questi e lo Stato.
La nobile menzogna racconta ai governanti e ai guardiani che la loro educazione e formazione non sono altro che un sogno, e che in realtà essi sono nati dalla Terra stessa. La Terra li ha creati e armati nel suo grembo e, una volta formati, li ha inviati nel mondo con il dovere di proteggerla come madre e nutrice, e di trattare i loro concittadini come fratelli.
Nonostante la loro origine comune dalla Terra, gli uomini sono intrinsecamente diversi, poiché le loro anime sono di diverso valore. In quelli destinati a governare è presente l’oro, simbolo della loro nobiltà; in quelli destinati a difendere, l’argento; nei produttori (contadini e artigiani), il ferro e il bronzo. Questa diversità nelle anime giustifica la divisione delle classi e il loro ruolo all’interno della società.
Dunque Platone ritiene che gli uomini siano naturalmente disuguali e divisi in classi, che a nessuno sia consentito superare i limiti imposti dalla natura e che lo Stato giusto dovrebbe aiutare ciascuno, attraverso l’educazione, a inserirsi nel segmento sociale di appartenenza.
Si tratta di una posizione molto conservatrice che può apparire controversa agli occhi dei moderni.
Fra l’altro si potrebbe osservare che Platone legittima la rigida gerarchia sociale della Repubblica ideale platonica attraverso una dichiarata menzogna, una favola, ovvero con un atteggiamento antifilosofico che egli ha sempre rimproverato ai Sofisti.