TEOCRITO – “Idilli”, I “Tirsi”: La morte di Dafni, “inetto in amore”

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura greca
CORRENTE: Ellenismo
AUTORE: Teocrito
OPERA: “Idilli
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di idilli
DATA DELL’OPERA: III sec a.C.
COMPONIMENTO: Idillio 1 “Tirsi”
ARGOMENTO: La morte di Dafni, “inetto in amore”

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nel primo degli idilli di Teocrito, dedicato alla figura mitica di Dafni (il bovaro siciliano celebrato come l’inventore del canto bucolico), viene espresso il concetto di inettitudine in amore e di mancanza di risorse.

Lo svolgimento dell’idillio è semplice e intensamente poetico.

Il pastore Tirsi, su richiesta di un anonimo capraio, accetta, in cambio di doni, di cantare le tribolazioni e la morte di Dafni. Il canto di Tirsi è un inno alle pene d’amore del mitico bovaro, un racconto delicatamente sfumato che lascia in ombra le circostanze esatte della sua fine. Dafni è ormai in fin di vita e un corteo di animali, di uomini e di dei si reca a rendergli omaggio. Il dio Priapo lo rimprovera, definendolo dyseros, ovvero “inetto in amore”, e amèchanos, cioè “privo di risorse”, per via della sua tendenza a fuggire chi lo ama e a inseguire chi lo tratta con indifferenza: Dafni infatti sembra non accorgersi dell’amore di una ragazza, che invano lo cerca per fonti e per boschi, e si tormenta per altre donne.

L’amechanìa è un concetto molto antico, che esprime l’impotenza e l’assenza di intenzione, già attestato in un frammento di Alceo (VII-VI secolo a.C.).

Al tempo della composizione degli idilli, tale concetto si era caricato di nuovi significati in relazione al senso di smarrimento avvertito dall’uomo in seguito ai profondi cambiamenti sociali, politici e culturali dell’epoca ellenistica.

In età classica, al tempo delle poleis, i Greci avevano conosciuto un sentimento opposto alla rassegnazione e al male di vivere: la dimensione politica della città stato, infatti, offriva loro la possibilità di pianificare il futuro, coltivare la felicità collettiva, stemperare le sofferenze individuali in una prospettiva più ampia.

Nel IV secolo a.C., con i nuovi regni ellenistici, vengono meno l’identità collettiva e il senso di appartenenza a un contesto socio-politico e territoriale.

Sull’interazione sociale prevalgono la mancata adesione alla realtà, l’individualismo, l’introspezione, il raccoglimento interiore e in ultima analisi un senso di impotenza che soffoca lo slancio vitale.