FRIEDRICH NIETZSCHE – “La gaia scienza”

DATI GENERALI

MATERIA: Filosofia
AUTORE: Friedrich Nietzsche
OPERA: “La gaia scienza” (Die fröhliche Wissenschaft)
GENERE: Saggio filosofico
DATA: 1887

CONTESTUALIZZAZIONE

L’opera di Nietzsche viene convenzionalmente suddivisa in fasi:

  • Periodo wagneriano-schopenhaueriano, che comprende “La nascita della tragedia dallo spirito della musica” e le quattro “Considerazioni inattuali”;
  • Periodo “del mattino” o “illuministico” o “genealogico”, che comprende “Umano, troppo umano”, “Aurora”, “La gaia scienza”, “Gli idilli di Messina”;
  • Periodo “del meriggio” o “di Zarathustra”, che comprende “Così parlò Zarathustra”;
  • Periodo “del tramonto”, che comprende “Al di là del bene e del male”, “Genealogia della morale”, “Crepuscolo degli dei”, “L’Anticristo”, “Ecce homo”, “Nietzsche contra Wagner”.

CONTENUTO

“La gaia scienza” appartiene agli scritti del cosiddetto “periodo del mattino”, che hanno il compito di liberare l’umanità dalle tenebre del passato, facendo sorgere l’alba di un mondo e di un uomo nuovo. Già nel titolo Nietzsche proclama l’esigenza di una nuova scienza, “gaia” perché capace di liberare da illusioni e false credenze.

Con gli strumenti della “gaia scienza” il viandante, cioè lo spirito libero, si emancipa dalla metafisica, dalla religione e dalla morale, che possono guidare solo individui deboli e timorosi, offrendo loro l’illusione di un mondo ordinato e prevedibile. Le favole metafisiche, infatti, sono invenzioni dei filosofi cristiani, dei profeti e dei teologi, che hanno lo scopo di fornire all’uomo rassicurazioni e di preservare l’ordine sociale.

Nietzsche ci avverte che, invece, “il carattere complessivo del mondo è il caos per tutta l’eternità” (aforisma 109). In questo mondo caotico, pericoloso, privo di un senso univoco, occorre muoversi senza un bagaglio di certezze precostituite, rifiutandosi di vivere nell’ingenuità e nell’illusione, non fuggendo di fronte al dolore e all’assenza di forma.

I bersagli polemici della “Gaia scienza” sono dunque la morale e la metafisica. La critica a quest’ultima prende forma nella teoria della “morte di Dio”, che intende scardinare completamente il concetto stesso di trascendenza: il Dio di cui Nietzsche annuncia la morte, infatti, non è solo quello della tradizione ebraica, cristiana e islamica, ma rappresenta ogni prospettiva oltremondana metafisica, ovvero la convinzione che esista una realtà o un ente trascendente al di là del mondo fenomenico.

Nell’idea di Dio, inoltre, sono inclusi anche i suoi surrogati, vale a dire le varie forme assunte da Dio nell’ateismo dell’Ottocento: lo Stato, la scienza, il progresso, ecc.

Il crollo delle certezze metafisiche coincide anche con la fine del platonismo, che rappresenta il sistema metafisico per eccellenza dell’Ottocento: fu Platone, infatti, a sacrificare il mondo del caos in nome di un mondo vero e perfetto (Iperuranio) al di là di quello reale e concreto.

La morte di Dio coincide con l’atto di nascita del superuomo, ovvero il viandante, il filosofo, lo spirito libero che, avendo avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà e di constatare il crollo degli ideali, ha davanti a sé il mare aperto delle possibilità della vita.

BRANI SCELTI

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