PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Antinovecentismo
AUTORE: Eugenio Montale
OPERA: “La bufera e altro“
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1956
COMPONIMENTO: “La bufera“
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in versi liberi (con prevalenza di endecasillabi)
ARGOMENTO: La “fossa fuia” della guerra
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Nella poesia “La bufera” (1956), inserita nell’omonima raccolta di liriche, la figura della donna angelo Clizia, portatrice di speranza e salvezza, è evocata da Eugenio Montale in stridente contrasto con la violenza e l’atrocità della guerra.
Che il testo faccia riferimento alla Seconda guerra mondiale è dichiarato dallo stesso Montale in una lettera a Silvio Guarnieri del 29 novembre 1965, in cui scrive: “la bufera è la guerra, in ispecie quella guerra dopo quella dittatura (vedi epigrafe); ma è anche guerra cosmica, di sempre e di tutti”.
Il poeta ci immerge nell’atmosfera bellica privilegiando le percezioni uditive:
- Nella prima strofa il fragore della guerra è accostato a una bufera marzolina, che rovescia tuoni e grandine sulle foglie dure della magnolia.
- Nella seconda strofa il rumore della grandine, paragonato a un tintinnio di cristalli, rappresenta l’eco attutita dei bombardamenti che squarciano l’Europa, così come giunge nella quieta ed elegante dimora di Clizia, al di là dell’oceano. Clizia, alias Irma Brandeis, era una giovane studentessa ebrea-americana con cui Montale intrecciò una relazione d’amore durata qualche anno, e che nel 1938 abbandonò l’Europa e si trasferì negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali.
- Nella quarta strofa lo scenario bellico esplode davanti agli occhi del lettore attraverso un climax di suoni aspri, laceranti e dissonanti, che evocano la distruzione e il crollo: “lo schianto rude”, il suono dei sistri (strumenti musicali egizi che rimandano al culto dei morti), i tamburelli che rimbombano su un baratro (definito “fossa fuia”, cioè ladra, perché ruba vite umane), il fastidioso scalpiccio del fandango (una danza andalusa dal ritmo veloce).
La poesia si chiude con una sovrapposizione della dimensione individuale a quella collettiva: una sofferenza privata del poeta si fa emblema della tragedia condivisa della guerra.
Montale ricorda il momento in cui l’amata Clizia ha abbandonato l’Italia per volare negli Stati Uniti, il gesto della mano con cui lo ha salutato per poi entrare nel buio della distanza e della separazione.
Quel buio di solitudine e disperazione rappresenta per il poeta quanto di più vicino si possa immaginare alla “fossa fuia” della guerra, che inghiotte e divora senza tregua le vite umane.