EURIPIDE – “Le Troiane”, Secondo episodio (versi 634-683)

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura greca
CORRENTE: Età classica
AUTORE: Euripide
OPERA: “Le Troiane
GENERE: Tragedia
DATA: 415 a.C.
BRANO: Secondo episodio (versi 634-683)

TESTO (STRALCI)

ANDROMACA: (…) e primamente, poi che donna che in casa non rimane, mal faccia, o no, pur mala voce ha sempre, io dell’uscir lasciata ogni vaghezza, chiusa dentro mie soglie ognor mi stava, né d’altre donne il favellio faceto v’ammettea, paga di guidar con buona e savia mente le domestich’opre (…)
(Traduzione di Felice Bellotti)

RIASSUNTO

Nei versi 634-683 del secondo episodio, in risposta a Ecuba che cerca di infonderle coraggio esortandola a proteggere la vita del figlio con saggezza e a conquistarsi il favore del nuovo padrone, Andromaca afferma con decisione che morire è preferibile a vivere nella sofferenza. Chi non esiste più non prova dolore, mentre chi precipita da una condizione felice all’infelicità è tormentato dal ricordo del passato. In questo senso Polissena, la figlia di Ecuba sacrificata sulla tomba di Achille, è da considerarsi fortunata: è morta senza nemmeno rendersi conto delle proprie sciagure.

Andromaca, al contrario, vive nel tormento. Aveva condotto una vita virtuosa e goduto di una buona fama accanto a Ettore, ma la sorte le ha sottratto tutto. Ricorda con orgoglio le sue qualità di moglie esemplare: riservata, estranea ai pettegolezzi, discreta, sottomessa nei momenti giusti e ferma quando necessario. Tuttavia, proprio questa sua fama di donna ideale è stata la causa della sua rovina: Neottolemo, figlio di Achille, l’ha voluta come schiava e moglie.

Ora Andromaca si trova prigioniera di un destino senza uscita: se accetta il nuovo marito, tradisce la memoria di Ettore e si sente vile; se lo rifiuta, rischia di attirarsi l’odio del suo nuovo padrone.

Contesta anche l’idea, comunemente accettata, secondo cui una donna dimenticherebbe facilmente un uomo dopo una sola notte di intimità. Le ripugna l’idea di sostituire Ettore con un altro: in lui aveva trovato lo sposo perfetto, nobile di stirpe, valoroso, intelligente. L’aveva sposata vergine ed era stato il primo a conoscerla nel talamo nuziale. Ora che Ettore è morto, Andromaca viene trascinata in Grecia come prigioniera, priva di speranza e di illusioni. La morte di Polissena, per quanto dolorosa, impallidisce di fronte al tragico destino che la attende.

PERCORSI INTERDISCIPLINARI