PERCORSI INTERDISCIPLINARI
- DIRITTI – Articolo 2, “Dichiarazione universale dei diritti umani”: a ogni individuo spettano tutti i diritti e libertà senza distinzione di sesso
- DIVERSITÀ – La negazione del diverso: il maschilismo e la misoginia
- DONNA – Naturale inferiorità della donna o parità di genere?
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’Età classica all’Ellenismo
AUTORE: Aristotele
OPERA: “Politica“
GENERE: Trattato politico
DATA: IV secolo a.C.
BRANO: Libro I, Capitoli 5, 12 e 13
ARGOMENTO: L’uomo comanda, la donna è comandata
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Nel primo libro della “Politica”, Aristotele prende in esame la struttura della famiglia (oikos) e i vari rapporti che la definiscono, attribuendo alla donna un’inferiorità naturale rispetto all’uomo.
La famiglia, che costituisce l’unità fondamentale della polis, include sia i liberi (padre, madre e figli) sia gli schiavi, e si fonda su tre tipi di relazione: quella padronale (tra padrone e schiavo), quella matrimoniale (tra marito e moglie) e quella paterna (tra padre e figli).
Definendo le caratteristiche e i ruoli di ciascun membro della famiglia, Aristotele, nel quinto capitolo, afferma apoditticamente (come cosa evidente, che non necessita di dimostrazione) che “nelle relazioni del maschio verso la femmina, l’uno è per natura superiore, l’altra inferiore, l’uno comanda, l’altra è comandata“.
Il tema viene ripreso nel dodicesimo capitolo, in cui si afferma che la donna, benché sia un essere libero al pari dell’uomo, possiede tuttavia una minore propensione al comando e perciò riveste un ruolo subalterno (“l’uomo esercita la sua autorità sulla moglie e sui figli, come su esseri liberi“, tuttavia “Il maschio è più adatto al comando della femmina, tolte alcune eccezioni contro natura“).
Nel tredicesimo capitolo la gerarchia naturale tra maschio e femmina viene incardinata nella dottrina aristotelica dell’anima, elemento razionale che comanda per natura. Nella psyché delle donne la capacità di deliberare, pur non essendo assente, non ha un ruolo dominante. Di conseguenza, le donne non sono in grado di autogovernarsi e dovrebbero essere dirette e guidate dalla capacità deliberativa dell’uomo.