ARTHUR RIMBAUD – “Poesie”, “Il battello ebbro”: Il viaggio come liberazione e perdita di sé

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

  • VIAGGIO – Il viaggio come scoperta del sé

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana, Letteratura francese
CORRENTE: Simbolismo
AUTORE: Arthur Rimbaud
OPERA: “Poesie” (Poésies)
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1939
COMPONIMENTO: “Il battello ebbro” (Le bateau ivre)
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poemetto in quartine di versi alessandrini
DATA DEL COMPONIMENTO: 1871
ARGOMENTO: Il viaggio come liberazione e perdita di sé

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Il poemetto “Il battello ebbro” (1871) di Arthur Rimbaud costituisce la traduzione in versi dei principi della poetica simbolista, enunciati nella coeva “Lettera del Veggente” a Paul Denemy.

Il battello alla deriva nella vastità dell’oceano rappresenta infatti il poeta che, “attraverso un lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi”, si lancia verso l’ignoto e l’assoluto, oltre i limiti della razionalità e della realtà sensibile, nell’oscuro mistero della vita.

Il battello solca i flutti tra maree impetuose e tempeste, libero e incurante, felice di avanzare nel buio senza lasciarsi guidare dalla luce dei fari. L’acqua lo purifica, portando via ancora e timone, ultimi ostacoli alla libertà assoluta.

Gli elementi naturali in cui il battello si imbatte nel suo lungo viaggio sono la rappresentazione analogica del paesaggio interiore del poeta, popolato da immagini oniriche, da figure inquietanti, da “mistici orrori” e da visioni abbaglianti.

Tali meraviglie vengono rese con una lingua “dell’anima per l’anima”, capace di riassumere e condensare tutto, “profumi, suoni, colori, pensiero”.

Tuttavia, il viaggio del battello-poeta nei territori segreti e sconosciuti che abitano le profondità dell’io ha un costo molto alto: fiaccato dall’eccesso di libertà e di meraviglia, incapace di tornare alla vita ordinaria e mediocre, non può che augurarsi la morte.