CRISI DELLE CERTEZZE – Crisi dell’io: alienazione

Nell’Età della crisi delle certezze e della Seconda rivoluzione industriale, l’io individuale sperimenta una condizione psicologica di grande malessere, a cui si dà il nome di alienazione: si ritrova cioè immerso in una realtà in cui le azioni, private di scopo e di direzione, si riducono ad automatismi ripetitivi; in cui i rapporti interpersonali si fanno superficiali e improntati alla sfiducia e alla competizione sfrenata; in cui domina l’indifferenza verso ciò che accade e la tendenza a trovare rifugio in un mondo ristretto e personale; in cui, in ultima analisi, la coscienza viene “reificata”, cioè ridotta a “cosa”.

KARL MARX, in particolare, utilizza il termine alienazione per descrivere la condizione di spersonalizzazione e dipendenza dell’operaio salariato nella società capitalista:

MARTIN HEIDEGGER, invece, introduce il concetto di “esistenza inautentica” per esprimere la tendenza di molti a conformarsi alle norme e alle aspettative sociali, perdendo così il contatto con la propria individualità e autenticità:

Nelle sue opere LUIGI PIRANDELLO analizza, con grande capacità di introspezione psicologica, la distorsione della personalità che deriva da condizioni di lavoro alienante.

Nella novella “Il treno ha fischiato” descrive il dramma dell’alienazione di un povero contabile, che infine riesce a liberarsi dai suoi condizionamenti grazie al potere dell’immaginazione:

Il protagonista del romanzo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” è invece un cineoperatore talmente compenetrato nel suo lavoro da non essere altro che “una mano che gira una manovella“:

L’alienazione non è una prerogativa dell’uomo moderno.

Nel “De brevitate vitae” LUCIO ANNEO SENECA la descrive come condizione psicologica universale ed eterna, tipica di coloro che si allontanano dalla propria interiorità perdendosi in attività meccaniche e ripetitive o mettendosi al servizio degli altri:

Il filosofo definisce costoro con il termine di “occupati”, sinonimo appunto di “alienati”:

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