PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età dei Flavi e di Nerva e Traiano
AUTORE: Decimo Giunio Giovenale
OPERA: “Saturae“
GENERE: Raccolta di satire
DATA: 101-127 d.C.
BRANO: Satira XIV, versi 96-105
ARGOMENTO: Un dio che non è altro che nuvola
TESTO DEL COLLEGAMENTO
La quattordicesima satira di Giovenale è uno dei testi della letteratura latina che meglio illustra l’antigiudaismo serpeggiante nel mondo romano.
Il contenuto della satira può essere diviso in due parti:
- Nella prima parte viene sottolineato come il cattivo esempio dei genitori possa influenzare negativamente l’etica dei figli. Le tendenze negative sono trasmissibili, quindi è cruciale che i genitori si comportino con moralità per prevenire comportamenti scorretti dei figli.
- La seconda parte approfondisce l’avarizia, il vizio da cui nascono tutte le corruzioni morali. Diversamente dalla parsimonia, virtù della Roma antica, l’avarizia inganna con l’apparenza di virtù. Giovenale evidenzia la sua natura ambigua: da semplice taccagneria, diventa una cupidigia insaziabile che spinge all’uso di mezzi illeciti per accumulare ricchezze, diventando così la causa di quasi tutti i crimini umani.
Nei versi 96-105 Giovenale annovera, tra i cattivi esempi offerti dai padri ai propri figli, anche i precetti ebraici che vengono trasmessi di generazione in generazione.
I figli di un osservante ebreo non adoreranno altro che le nuvole e la potenza del cielo, non distingueranno la carne umana da quella suina (da cui la religione ebraica impone di astenersi) e seguiranno la pratica della circoncisione fin dalla giovane età. Cresciuti nel rigetto delle norme romane, si impegneranno a studiare e rispettare soltanto la legge ebraica, attenendosi agli insegnamenti tramandati da Mosè in un misterioso rotolo. Inoltre, mostreranno atteggiamenti separatisti e, pur essendo solidali con la propria comunità, manifesteranno ostilità verso chi non segue la loro religione. Questa condotta biasimevole sarebbe il risultato della scelta paterna di onorare il sabato, venendo meno ai doveri della vita quotidiana.
Giovenale si fa portavoce del sentimento di repulsione e diffidenza nutrito dai Romani nei confronti degli Ebrei, i quali, a suo giudizio, con caparbia ostinazione difendevano la propria identità religiosa da ogni forma di contaminazione. Rifiutandosi di essere assimilati dalla società romana, essi manifestavano al contrario una marcata propensione a infiltrarsi in essa attraverso il proselitismo, minandone la compattezza.