Definiamo preliminarmente il concetto di diverso, di altro da noi.
L’ALTERITÀ è, dal punto di vista filosofico, elemento essenziale e costitutivo dell’IDENTITÀ: l’io è sempre in rapporto con l’altro e si definisce come tale proprio attraverso questo confronto. Senza la presenza dell’altro, l’identità non potrebbe costituirsi né affermarsi.
Come GEORG WILHELM FRIEDRICH HEGEL teorizza nella quarta parte della “Fenomenologia dello spirito”, intitolata “La verità della certezza di sé stesso”, l’autocoscienza non può essere certa di sé se non si confronta con un’altra autocoscienza, che le fa da specchio e da limite: se non ci fosse un’alterità che ci nega, che ci minaccia e con cui entriamo in conflitto, l’io stesso non potrebbe costituirsi come soggetto:
MARTIN HEIDEGGER attribuisce all’alterità un valore ontologico-esistenziale. Condizione fondamentale dell’essere umano è la sua “mondità”, il suo “essere nel mondo”, ma non come ente isolato, bensì a stretto contatto con altri esseri umani (“L’analisi dell’essere-nel-mondo ha reso chiaro che non è dato innanzitutto, e non è mai dato, un soggetto senza mondo. Allo stesso modo non è mai dato, innanzitutto, un io isolato senza gli Altri”). Il mondo, per il filosofo, è sempre quello che si si condivide con gli altri, è un “con-mondo”, un mondo comune.
- FILOSOFIA – MARTIN HEIDEGGER, “Essere e tempo”: Il “con-essere” con gli altri
Pur essendo elemento essenziale e costitutivo dell’identità, l’alterità è un concetto ambiguo e sfuggente.
L’alterità è in primo luogo inconoscibile: l’altro è perduto, o meglio viene inglobato negli orizzonti dell’io, nel momento in cui l’io lo conosce e lo categorizza.
Un’importante corrente filosofica della contemporaneità, la FENOMENOLOGIA, assume come punto di partenza questo paradosso dell’alterità.
Il fondatore della corrente fenomenologica, EDMUND HUSSERL, afferma:
– l’IO sa di possedere sia un io empirico, ossia un corpo che è parte del mondo, sia un io trascendentale, ovvero una coscienza;
– l’ALTRO, invece, è semplicemente un corpo, che si manifesta nell’orizzonte di coscienza dell’io; che sia anch’esso coscienza, non è possibile affermarlo con certezza.
Questa considerazione sembrerebbe condurre al solipsismo, cioè a un atteggiamento di chiusura dell’io rispetto al resto del mondo, di cui non può affermare con certezza l’esistenza. Tuttavia Husserl evita la deriva solipsistica facendo ricorso ai concetti di “analogia” e “trasposizione”: dato che il corpo e il comportamento dell’altro è simile al mio, posso legittimamente trasporre su di lui quel flusso di coscienza che appartiene al mio corpo:
- FILOSOFIA – EDMUND HUSSERL, “Meditazioni cartesiane”: La definizione dell’altro per analogia e trasposizione
JEAN-PAUL SARTRE, anche lui esponente della Fenomenologia, pur condividendo l’interpretazione heideggeriana dell’essere umano come un “essere-nel-mondo” e un “essere-con-gli-altri”, sottolinea l’aspetto conflittuale del rapporto con l’altro: quest’ultimo si configura come uno “sguardo” che ci incatena, ci cristallizza, ci reifica, che ci impedisce di esprimere la libertà assoluta di cui siamo potenzialmente capaci:
- FILOSOFIA – JEAN-PAUL SARTRE, “L’essere e il nulla”: Lo sguardo dell’altro
Sartre recepisce da GEORG WILHELM FRIEDRICH HEGEL questa nozione di alterità in stretta connessione con l’idea di lotta:
Un’efficace traduzione letteraria dello sguardo dell’altro e della sua forza minacciosa e vincolante è il racconto di FRANZ KAFKA intitolato “La tana”:
In conclusione, da queste riflessioni filosofiche sul tema dell’alterità, emerge da un lato l’importanza dell’alterità come elemento essenziale e costitutivo dell’identità, dall’altro il carattere problematico e ambivalente del rapporto tra l’io e l’altro.
Questo legame si basa sul presupposto dell’inconoscibilità dell’altro, della natura conflittuale della relazione e del profondo condizionamento che l’altro esercita sull’identità stessa.
È in queste premesse che affondano le radici le molteplici manifestazioni della NEGAZIONE DELL’ALTRO.