PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Antinovecentismo
AUTORE: Eugenio Montale
OPERA: “La bufera e altro“
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1956
COMPONIMENTO: “La primavera hitleriana“
DATA DEL COMPONIMENTO: 1946
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in versi liberi
ARGOMENTO: La donna-angelo e l’alba della redenzione nel buio della storia
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Nella poesia “La primavera hitleriana” (1946), inserita nella raccolta di liriche “La bufera e altro”, Eugenio Montale identifica Clizia (pseudonimo di Irma Brandeis, studentessa ebrea americana da lui amata) nella donna-angelo, mediatrice tra cielo e terra, a cui è affidata la speranza di redenzione dell’umanità dalla barbarie della guerra e delle dittature totalitarie.
Il componimento prende spunto dalla visita di Hitler a Firenze nel maggio del 1938, lo stesso anno in cui Irma Brandeis fu costretta ad abbandonare l’Europa e a tornare negli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali.
Il dittatore nazista è ritratto come un messo infernale, annunciato da presagi inquietanti: uno sciame di falene impazzite, attratte dalla luce dei fanali, che si schianta sui parapetti dell’Arno formando un tappeto di ali scricchiolanti sotto i passi, come zucchero calpestato.
L’intero scenario che accoglie Hitler è pervaso da un’aura diabolica e sinistra: la parata delle milizie fasciste che lo salutano con il grido rituale “eja, eja, alalà”; la folla esultante di cittadini, definiti “miti carnefici” perché, con il loro ingenuo entusiasmo, danno un tacito assenso a un potere sanguinario; la propaganda occulta dei commercianti, che espongono nelle vetrine giocattoli di guerra e capretti sgozzati con il muso ornato di bacche, simbolo biblico di sacrificio e correlativo oggettivo delle vittime innocenti delle future stragi nazi-fasciste.
La tragedia della guerra è ormai imminente ma la figura di Clizia, avvolta da un’aura mistica e quasi divina, si presenta come forza salvifica capace di opporsi all’orrore che incombe sull’umanità.
Montale rievoca i momenti che hanno preceduto la sua partenza, adottando un lessico ricco di significati religiosi e richiami biblici: i lunghi addii e le promesse scambiate tra i due amanti sono “forti come battesimi”; una cometa solca il cielo stillando la sua luce sulla terra verso cui Clizia è diretta (l’America del Nord); i sette angeli del libro di Tobia prefigurano un nuovo inizio, preparando la “semina del futuro”, mentre dalle mani della donna sbocciano girasoli.
L’esaltazione del ruolo salvifico di Clizia raggiunge il culmine nell’invocazione finale, in cui il poeta la esorta, come una novella Beatrice, a volgere lo sguardo verso l’alto e a mantenerlo fisso in quella direzione fino a quando l’amore che porta celato dentro di sé (il “cieco sole”) non resti abbagliato dalla luce divina (evocata dalle parole “Altro” e “Lui”, entrambe con l’iniziale maiuscola ma non necessariamente riferite al Dio cristiano in senso ortodosso) e non si annulli in essa, per la salvezza dell’intera umanità. La dissoluzione della donna-angelo nella luce divina prelude a una nuova alba, segno di rinascita e speranza, che possa tornare ad affacciarsi sulle aride sponde dell’Italia mediterranea, finalmente priva delle raccapriccianti ali di falena, simbolo del male e della distruzione.