DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura greca
CORRENTE: Età classica
AUTORE: Euripide
OPERA: “Le troiane”
GENERE: Tragedia
DATA: 415 a.C.
BRANO: Esodo (versi 1118-1206)
RIASSUNTO
Sulla scena ricompare il messaggero Taltibio, recando con sé il corpo senza vita di Astianatte, che è stato gettato dall’alto delle mura di Troia. Rivolgendosi a Ecuba, le comunica che Andromaca è già partita, ma ha ottenuto dal suo nuovo signore Neottolemo che il figlio possa ricevere sepoltura nello scudo di Ettore e che a Ecuba sia concesso di ornarlo con pepli e corone funebri. Taltibio stesso ha prestato al corpo del bambino le prime cure, lavandone le ferite.
Ecuba, però, sembra non ascoltarlo. Il dolore la spinge a rievocare, in un lamento struggente, il ricordo del piccolo. Per Astianatte, ancora troppo giovane per aver compiuto imprese gloriose, non vi sono gesta da celebrare. Al loro posto, Ecuba tesse l’elogio delle parti del suo corpo, come se potessero testimoniare le gesta mai compiute: le mani le ricordano quelle di Ettore, la testa e la bocca del bambino le suscitano intensi ricordi di promesse ormai irrealizzabili e di sogni spezzati.
Infine, le sue parole si rivolgono allo scudo, l’unico lascito del padre al figlio: non un semplice oggetto, ma un testimone del passato, che ancora conserva le tracce del braccio di Ettore e il sudore versato in battaglia. Il discorso si chiude con una riflessione amara sulla natura instabile della fortuna, paragonata a una creatura volubile che salta di qua e di là, senza mai offrire i suoi favori in modo duraturo.
Dopo aver nuovamente denunciato la brutalità dei vincitori e aver espresso, ancora una volta, la sua amarezza per la sorte degli sconfitti, la vecchia regina Ecuba provvede a comporre decorosamente la piccola salma di Astianatte. Il contatto con il corpo del nipote riaccende in lei la protesta contro gli dèi, che i Troiani hanno invocato con preghiere e sacrifici senza ottenere alcuna pietà.
Dopo che il bambino è stato condotto alla fossa, torna in scena Taltibio, che ordina ai suoi uomini di appiccare il fuoco e distruggere ciò che resta della città. Di fronte all’imminente rovina di Troia, Ecuba leva il suo ultimo, straziante lamento per la terra che ha nutrito i suoi figli e che ora viene consumata dalle fiamme. In preda alla disperazione, intravede un’ultima possibilità di scelta: gettarsi tra le fiamme. Tuttavia Taltibio interviene prontamente e, temendo che la donna si tolga la vita, ordina che venga fermata e condotta da Odisseo come se fosse impazzita. Il dramma si chiude con la disperazione di Ecuba e delle donne del coro, che si avviano verso le navi degli Achei, mentre si ode il rombo di Pergamo che crolla.