GAIO VALERIO CATULLO – “Liber”, Carme 101 (Sulla tomba del fratello)

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età di Cesare, Poeti nuovi
AUTORE: Gaio Valerio Catullo
OPERA: “Liber
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di carmi
DATA DELL’OPERA: 41 d.C.
BRANO: Carme 101 (Sulla tomba del fratello)

INDICE
TESTO
TRADUZIONE
RIASSUNTO E COMMENTO
STRUTTURA METRICA
LESSICO, GRAMMATICA E SINTASSI
PARADIGMI VERBALI
FIGURE RETORICHE

TESTO

Mùltas pèr gentès et mùlta per aèquora vèctus
Àdveni(o) hàs miseràs, fràter, ad ìnferiàs,
ùt te pòstremò donàrem mùnere mòrtis
èt mutàm nequìqu(am) àlloquerèr cinerèm,
quàndoquidèm fortùna mihì tete àbstulit ìpsum,
hèu miser ìndignè fràter adèmpte mihì!
Nùnc tamen ìnter(ea) haèc, priscò quae mòre parèntum
tràdita sùnt tristì mùnere ad ìnferiàs,
àccipe fràternò multùm manàntia flètu,
àtque in pèrpetuùm, fràter, ave àtque valè.

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TRADUZIONE

Dopo aver viaggiato per molti popoli e molti mari
Sono giunto, o fratello, a queste tristi offerte funebri (inferias),
per darti l’estremo omaggio della morte
e parlare invano alla muta cenere,
dal momento che la sorte proprio te mi ha strappato,
ahimè, povero fratello, ingiustamente sottratto a me!
Ora tuttavia, stando così le cose (interea) accogli queste offerte, che secondo l’antico uso degli avi
sono stati portati come triste tributo alle offerte funebri,
grondanti di molto pianto fraterno,
e addio per sempre, fratello, addio.

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RIASSUNTO E COMMENTO

Nel 57 a.C., sulla via del ritorno dalla Bitinia dove si era recato al seguito dell’amico Gaio Memmio, Catullo fece tappa nella Troade per rendere omaggio alla tomba del fratello, affidando alla poesia il rito dell’offerta funebre.

Il componimento si richiama al modello dell’epigramma funerario greco, ma se ne distacca per l’intensità del dolore, vissuto come esperienza intima e personale.

Catullo, già gravemente malato e destinato a morire due anni dopo, giunto alla tomba del fratello sembra percepire l’ombra della morte addensarsi anche su di lui: un’oscurità senza rimedio, in cui nessuna voce dell’aldilà viene a offrire consolazione.

Tutto il componimento si basa sulla contrapposizione tra la pura formalità del rito, che non può colmare la mancanza del fratello, e la necessità del gesto esteriore per tentare un ultimo, impossibile contatto con chi non c’è più.

La “muta cenere” non può rispondere alle parole commosse del poeta. La parola frater si ripete tre volte, ai versi 2, 6 e 10, come un’invocazione disperata senza risposta, che culmina nel doloroso ed eterno addio dell’ultimo verso (“in perpetuum, frater, ave atque vale”).


Il carme fu di grande ispirazione per UGO FOSCOLO nella composizione del sonetto “In morte del fratello Giovanni” (1803).

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STRUTTURA METRICA

Il carme è composto in distici elegiaci.

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LESSICO, GRAMMATICA E SINTASSI

L’avvio del carme richiama il proemio dell’”Odissea” (“Narrami, o musa, dell’eroe multiforme, che tanto / vagò, dopo che distrusse la Rocca sacra di Troia: / di molti uomini vide le città e conobbe i pensieri, / molti dolori patì sul mare nell’animo suo, / per riacquistare a sé la vita e il ritorno ai compagni”) e viene riecheggiato nell'”Eneide”, nei versi che Anchise rivolge a Enea, disceso nel regno dei morti (“Per che terre e per che vasti mari trascinato / ti accolgo!”)

verso 1
vectus: participio congiunto da veho; Catullo non si sposta per scelta autonoma, viene trascinato quasi passivamente

verso 2
advenio: ha valore di perfetto, come dimostrano i congiuntivi imperfetti delle finali che da esso dipendono
inferias: erano le offerte funebri in onore dei Mani; consistevano nell’adornare le tombe con fiori e corone, nel cospargerle di profumi e incenso e nel celebrare banchetti a base di speciali libagioni, con accompagnamento di acqua, vino, latte caldo, miele, olio e sangue delle vittime

versi 2, 8
miseras (v. 2), tristi (v. 8): i due sinonimi riferiti alle offerte funebri sottolineano la triste rassegnazione del poeta e la vanità di un rito che non sortirà l’effetto sperato di stabilire un rapporto con il defunto

verso 3
te prostremo donarem munere: il verbo dono si costruisce con l’accusativo della persona (te) e l’ablativo della cosa (postremo munere)

versi 3-4
ut … donarem … alloquerer: proposizioni finali
mutam … cinerem: il termine cinis, normalmente maschile, è usato da Catullo al femminile

versi 5-6
tete … ipsum: tete è forma raddoppiata dell’accusativo di tu, ulteriormente rafforzata da ipsum
abstulit … adempte: insistenza su verbi che indicano l’azione di strappare via per descrivere il lacerante dolore del poeta; aufero è il verbo usato per indicare le morti premature

verso 7
tristi munere: ablativo di modo

verso 9
multum manantia: l’avverbio multum come rafforzativo del participio è di uso colloquiale

verso 10
ave atque vale: saluto frequente sulle epigrafi mortuarie, di per sé sobrio e tradizionale; tuttavia l’espressione in perpetuum” grava questo saluto di un senso di distacco irrimediabile e senza fine

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PARADIGMI VERBALI

veho, vehis, vexi, vectum, vehĕre
advenio, advenis, adveni, adventum, advenire
dono, donas, donavi, donatum, donare
adloquor, adloqueris, adlocutus sum, adloqui
aufero, aufers, abstuli, ablatum, auferre
adimo, adimis, ademi, ademptum, adimĕre
trado, tradis, tradidi, traditum, tradĕre
accipio, accipis, accepi, acceptum, accipĕre
mano, manas, manavi, manatum, manare
valeo, vales, valui, valēre

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FIGURE RETORICHE

Per un tema così vicino al cuore del poeta, la cura formale e il ricorso alle figure retoriche raggiungono un grado di perfezione particolarmente elevato.

verso 1
Multas per gentes et multa per aequora: parallelismo dei due complementi di moto per luogo, entrambi con anastrofe di per; il poliptoto multas … multa sottolinea la lontananza della tomba del fratello

verso 2
has miseras, frater, ad inferias: omoteleuto e iperbato; per ipallage l’aggettivo miser viene riferito alle esequie funebri, ma riflette in realtà lo stato d’animo del poeta

verso 3
postremo donarem munere mortis: iperbato e allitterazione di m, n, r, che evoca una voce smorzata e un pianto trattenuto

versi 3, 5, 6
te … mihi … tete … mihi: accumulo di pronomi personali, a sottolineare il forte legame affettivo e il dolore lacerante del distacco

verso 4
mutam nequiquam alloquerer cinerem: il forte iperbato che separa le parole mutam e cinerem, collocandole agli estremi del verso, rende visivamente l’impossibilità di un contatto reale con il fratello morto, espressa dall’amaro nequiquam alloquerer; da notare la personificazione delle ceneri del fratello; mutam è in antitesi con alloquerer

verso 6
heu miser indigne frater: apostrofe e iperbato

verso 7
nunc tamen interea: l’accumulo dei tre connettivi avverbiali, disposti con sapiente crescendo sillabico, dal monosillabo al bisillabo fino al trisillabo, produce uno strappo temporale che riconduce con forza il discorso al presente
prisco quae more parentum: anastrofe di quae; pur nella consapevolezza della sua inutilità, Catullo non rinuncia a celebrare fino in fondo l’antico rito, basato su formule sacre che si tramandano invariate di generazione in generazione

versi 7-9
haec … accipe: un lungo iperbato separa il complemento oggetto haec dal suo verbo accipe

verso 10
fraterno multum manantia fletu: iperbato e allitterazione di m e f

verso 11
atque … atque: epanadiplosi
ave atque vale: è la formula tradizionale di saluto ai defunti

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