GIACOMO LEOPARDI – Vita, opere, poetica e stile

Giacomo Leopardi

MATERIA: Letteratura italiana

CORRENTE: Romanticismo

NASCITA: 29 giugno 1798 (Recanati)

MORTE: 14 giugno 1837 (Napoli)

INDICE
1. BIOGRAFIA
2. OPERE
3. PENSIERO

BIOGRAFIA

  • 1798-1807: Giacomo Leopardi nasce a RECANATI, un piccolo centro delle Marche situato al confine settentrionale dello Stato pontificio, in una provincia appartata e lontana dai fermenti della cultura illuministica che animavano il nord della penisola.
    Il padre, il CONTE MONALDO, uomo affettuoso ma autoritario, esercita un’influenza precoce sulla vocazione letteraria del figlio. La madre, la MARCHESA ADELAIDE ANTICI, è una donna profondamente religiosa, ma austera e anaffettiva. Primogenito di dieci figli (di cui solo cinque sopravvissero), Giacomo trascorre un’infanzia nel complesso serena, dedicata ai giochi, in particolare con i fratelli CARLO e PAOLINA.
  • 1807-1815: Insieme ai fratelli, Giacomo viene inizialmente affidato a dei precettori; ben presto, però, intraprende un percorso da autodidatta nella ricca biblioteca di famiglia, dove si dedica a un’ampia varietà di studi. Apprende il latino, il greco, l’ebraico, il francese e altre lingue moderne, traduce e commenta i grandi classici, si appassiona alla geografia, all’astronomia e alle scienze naturali, compone versi su ogni argomento. Sono gli anni dello “studio matto e disperatissimo”, che compromettono la sua salute fisica.
  • 1816: Ha luogo la cosiddetta conversione letterariadall’erudito al bello. Leopardi si appassiona alla poesia e
  • anche nel dibattito tra classicisti e romantici sviluppatosi sulle pagine della rivista “Biblioteca Italiana”, in seguito a un articolo di Madame de Staël che invitava a leggere e tradurre gli autori stranieri.
  • 1817-1818: Leopardi avvia un’amicizia epistolare con lo scrittore classicista PIETRO GIORDANI, che è il primo a intuire la grandezza e le capacità poetiche del giovane.
    Il giovane è afflitto da gravi problemi di salute, che in parte attribuisce agli eccessi dello studio: soffre di scoliosi, di difficoltà respiratorie e di un forte indebolimento della vista. A ciò si aggiunge un profondo malessere psicologico, causato dall’ambiente chiuso e arretrato del borgo natale. Pietro Giordani lo incoraggia a uscire da quella condizione di stasi e ad aprirsi al confronto con la cultura moderna.
  • 1819: Leopardi progetta la fuga da Recanati e si procura segretamente un passaporto per oltrepassare i confini dello Stato; il documento viene però intercettato dal padre, che lo costringe a rinunciare alla partenza.
    Con l’aggravarsi della malattia, il poeta matura il distacco definitivo dalla religiosità materna, approdando alla “conversione filosofica” dal bello al vero, fondata su una concezione materialistica e pessimista dell’esistenza.
  • 1822-1824: Il conte Monaldo autorizza la partenza di Giacomo per ROMA, dove il giovane soggiorna per circa cinque mesi presso lo zio, il marchese Carlo Antici.
    L’esperienza romana si rivela deludente: Leopardi percepisce la capitale come dispersiva, insalubre e caotica; ne deplora la corruzione e l’ipocrisia, così come disprezza l’arroganza e la superficialità dei suoi letterati.
    Il rientro a RECANATI avviene senza rimpianti, ma è accompagnato dalla percezione di una condizione di solitudine radicale e irrimediabile.
  • 1825-1827: Cominciano le peregrinazioni del giovane Leopardi:
    – Giacomo fa tappa a BOLOGNA, dove rivede Pietro Giordani e riceve una calorosa accoglienza nei circoli letterari.
    – Il viaggio prosegue verso MILANO, città in cui instaura un rapporto di collaborazione con l’editore Antonio Fortunato Stella e ha l’occasione di incontrare il poeta VINCENZO MONTI. Le precarie condizioni di salute, tuttavia, gli impediscono di guadagnarsi da vivere.
    – Segue un soggiorno di oltre un anno a BOLOGNA, durante il quale si mantiene impartendo noiose lezioni private. Dopo una breve parentesi a RECANATI, Leopardi ritorna a BOLOGNA, dove conosce l’esule napoletano ANTONIO RANIERI, con il quale stringe un profondo legame di amicizia.
    – In seguito si trasferisce a FIRENZE, dove frequenta circoli letterari e incontra ALESSANDRO MANZONI, che mostra scarso apprezzamento per la sua poesia.
    – Quindi si sposta a PISA, per trascorrere l’inverno in un clima più mite rispetto a quello fiorentino. È il periodo più sereno della sua vita, che lo riconcilia con la poesia.

  • 1828-1830: Torna a RECANATI per trascorrervi circa un anno e mezzo. Il mutato clima familiare suscita in lui un sentimento di rassegnazione e malinconia, facendogli percepire il passato come irrimediabilmente perduto.

  • 1830: Un gruppo di amici toscani, legati alla rivista “Antologia” di GIOVAN PIETRO VIESSEUX, lo invita nuovamente a FIRENZE, garantendogli una rendita mensile. Giacomo lascia Recanati per l’ultima volta, senza farvi mai più ritorno.
    Nella città toscana frequenta raffinati salotti letterari e si innamora perdutamente di una nobildonna affascinante ma vanesia, FANNY TARGIONI TOZZETTI. Non ricambiato e profondamente amareggiato, decide di lasciare la città.

  • 1831: Leopardi e Antonio Ranieri, uniti ormai da una solida amicizia, si recano a ROMA per trascorrervi l’inverno, sperando di ottenere un incarico lavorativo. Le loro aspettative vengono deluse.

  • 1832-1837: Dopo un’ennesima, breve sosta a FIRENZE, i due si spostano a NAPOLI, in cui il poeta trascorre gli ultimi anni della sua vita. Leopardi è attratto dal clima mite e dall’atmosfera della città, che gli dona un momentaneo sollievo e una parvenza di serenità.

  • 1837: Con lo scoppio di un’epidemia di colera, già debilitato dai suoi cronici malesseri, si abbandona a eccessi alimentari. Il 14 giugno viene colto da un improvviso malore e si spegne nel giro di poche ore.

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OPERE

OPERE GIOVANILI (1813-1819)
Negli anni dello “studio matto e disperatissimo”, oltre a cimentarsi con le traduzioni dei classici greci e latini (in particolare di Omero e Orazio), Leopardi si esercita nella versificazione, componendo due tragedie:

  • “La virtù indiana” (1811)
  • “Pompeo in Egitto” (1812)

Inoltre coltiva l’interesse per la scienza, cimentandosi nella scrittura di trattati di varia erudizione:

  • “Storia dell’astronomia” (1813)
  • “Saggio sopra gli errori popolari degli antichi” (1815)

SCRITTI DI CRITICA LETTERARIA
Leopardi prende parte, ancora molto giovane, alla disputa fra Classicisti e Romantici, assumendo una posizione originale. Il suo punto di vista, pur senza che egli ne sia pienamente consapevole, concilia le istanze dei due movimenti in una sorta di Classicismo romantico:

  • “Lettera ai sigg. compilatori della “Biblioteca italiana”” (1816)
  • “Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica” (1818)

Diversi anni dopo, il poeta manifesta il proprio gusto letterario in due raccolte di brani scelti:

  • “Crestomazia italiana della prosa” (1827)
  • “Crestomazia italiana della poesia” (1828)

OPERE IN POESIA
La maggior parte delle composizioni poetiche di Giacomo Leopardi è riunita in un’unica grande raccolta:

  • Canti (1818-1836)

Appartengono al periodo napoletano due opere in versi di satira politica e culturale, in cui si manifesta la passione civile di Leopardi:

  • “Paralipomeni della Batracomiomachia” (1833)
  • “I nuovi credenti” (1835)

RACCOLTE DI PENSIERI E ANNOTAZIONI
Tutta la vita e la produzione letteraria di Leopardi sono accompagnate e analizzate da un corpus di scritti che contengono pensieri, annotazioni e pagine di diario:

  • “Diario del primo amore” (1817)
  • “Storia di un’anima” (1825)
  • Zibaldone di pensieri (1817-1832)
  • “Pensieri” (1831-1835)

OPERE IN PROSA
Negli anni successivi alla “conversione filosofica”, Leopardi elabora in forma letteraria le riflessioni che andava annotando nello “Zibaldone di pensieri”, dando vita a un’opera capitale per la comprensione del suo io poetico e della sua visione della vita:

EPISTOLARIO
L’epistolario di Leopardi raccoglie oltre 900 lettere indirizzate ai familiari e agli amici, che includevano importanti personalità dell’epoca.

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PENSIERO

Attraverso la lettura delle opere filosofiche contenute nella ricchissima biblioteca paterna, il giovane Giacomo si accosta alla “dolorosa ma vera” filosofia dell’ILLUMINISMO.

Ne assimila soprattutto il SENSISMO, il MATERIALISMO e l’ATEISMO, mentre ne rifiuta radicalmente l’OTTIMISMO, l’arrogante fiducia nella ragione e nel progresso.

L’eredità dell’Illuminismo nel pensiero di Giacomo Leopardi: materialismo, sensismo, ateismo


Fin da giovane Leopardi sviluppa posizioni poetiche di grande originalità, che si pongono in rapporto dialettico con le due correnti letterarie dominanti del suo tempo: il CLASSICISMO e il ROMANTICISMO.

Partecipando alla disputa che le contrapponeva, egli assume una posizione autonoma, che potrebbe definirsi un classicismo dalle coloriture romantiche.

Il Classicismo romantico di Giacomo Leopardi


Fin da giovanissimo Leopardi fa esperienza della sofferenza, della deformità e della malattia, maturando la convinzione che la sua esistenza sia votata all’infelicità. Il dolore, tuttavia, si trasforma gradualmente in uno strumento conoscitivo attraverso cui il poeta indaga la condizione umana e giunge a una comprensione più profonda della realtà.

Il PESSIMISMO è la cifra del pensiero e della poetica leopardiana; la critica, secondo una periodizzazione in parte convenzionale, ne ha articolato lo sviluppo in quattro fasi:

  • PESSIMISMO INDIVIDUALE (periodo dell’adolescenza): 
  • PESSIMISMO STORICO (1817-1823): 
  • PESSIMISMO COSMICO
  • PESSIMISMO TITANICO

Le fasi del pessimismo leopardiano

La teoria del piacere

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