GIOVANNI PASCOLI – “Il fanciullino”, Capitolo XVI

INDICE
DATI GENERALI
RIASSUNTO DETTAGLIATO

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
AUTORE: Giovanni Pascoli
OPERA: “Il fanciullino
GENERE: Saggio letterario
DATA: 1897 (pubblicazione), 1903 (prima edizione in volume), 1907 (ultima versione pubblicata dall’autore)
BRANO: Capitolo XVI

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RIASSUNTO DETTAGLIATO

Il compito del poeta è scoprire il nuovo nel vecchio, ma il pubblico, chiuso nel proprio egoismo, non sa vedere la realtà che il poeta descrive e lo accusa di oscurità.

Il paradosso è che il poeta risulta oscuro proprio perché è troppo chiaro: chi non ha mai vissuto un’alba in campagna non può capire chi la descrive con semplicità. I lettori moderni, assuefatti agli artifici e alle complicazioni di chi nasconde la mancanza di sostanza dietro i giri di parole, non sanno più apprezzare la genuinità e la naturalezza: cercano significati nascosti che non esistono e, non trovandoli, restano delusi.

La massa preferisce l’enfasi retorica e il clamore (la “banda del villaggio“, come la chiama Pascoli), alla voce sottile e pura della poesia, che risuona come “lo stormire delle foglie o il gorgoglio del ruscello o il canto dell’usignuolo“.

Il poeta si rivolge a tutti, ma parla specificamente al fanciullino che è in ogni uomo; pochissimi, tuttavia, sanno ancora prestare ascolto a quella parte di sé.

I pochi che ascoltano sono spesso altri poeti, ma ascoltano per competizione o diventano imitatori. E l’imitatore, per affermare la propria originalità, finisce inevitabilmente per denigrare il suo modello, soffocando la gloria del vero poeta.

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