PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
AUTORE: Giovanni Pascoli
OPERA: “Primi poemetti”
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1904
COMPONIMENTO: “La digitale purpurea“
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in terzine dantesche
DATA DEL COMPONIMENTO: 1898
ARGOMENTO: L’archetipo decadente della donna passionale
TESTO DEL COLLEGAMENTO
La poesia di Giovanni Pascoli intitolata “La digitale purpurea” (1898), compresa nella raccolta “Primi poemetti”, prende spunto da un ricordo della sorella del poeta.
Due ragazze, Maria e Rachele, sono sedute una accanto all’altra e rievocano i dodici anni trascorsi come educande nel convento di Sogliano al Rubicone: dai ricordi innocenti delle litanie, dell’incenso, del profumo dei fiori e delle melodie sacre, fino alle prime inquietudini amorose. Su queste memorie aleggia la presenza inquietante della digitale purpurea, che cresceva in un angolo nascosto del chiostro e i cui fiori, simili a dita umane chiazzate di sangue, diffondevano nell’aria un profumo misterioso, minaccia incombente sull’innocenza delle fanciulle.
Giunta l’ora di separarsi, Maria e Rachele sono colte dalla tristezza del commiato.
Con lo sguardo colmo di vergogna, Rachele confessa a Maria di aver ceduto alla tentazione del “fiore proibito”, simbolo di trasgressione erotica. Era sola, una sera, immersa nel silenzio della natura, tra il profumo dei fiori, i lampi di un temporale imminente e il languore lasciato da un sogno notturno. In quel momento aveva vissuto un’esperienza di tale dolcezza da sembrare mortale. Maria comprende ciò che è accaduto e ne è profondamente turbata.
Il componimento ha come protagoniste due figure femminili complementari per indole e aspetto fisico, che incarnano due archetipi della sensibilità decadente.
- Maria è la donna angelica, bionda, esile, semplice nell’abbigliamento, con “occhi onesti e pacati”. È ancora immersa nell’innocenza adolescenziale, nei ricordi di “quei piccoli anni così dolci al cuore”, del “convento in mezzo alla montagna cerulea”, delle vesti bianche delle suore e dei candidi grembiuli delle educande.
- Rachele è la donna passionale, bruna, consumata da un ardore che le infiamma lo sguardo. Già dai primi versi abbiamo sentore della sua perdizione, insistentemente richiamata in tutte le strofe dalla presenza minacciosa della digitale purpurea, fino alla confessione finale di non aver saputo resistere al richiamo del venefico fiore e di esserne stata irrimediabilmente consumata. Rachele confessa a Maria il suo peccato con gli occhi bassi, come a volerla avvertire del pericolo mortale insito nell’apparente dolcezza dell’attrazione sessuale.