GIUSEPPE UNGARETTI – “L’allegria”, “I fiumi”

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Ermetismo
AUTORE: Giuseppe Ungaretti
OPERA: “L’allegria
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1931 (I edizione), 1936 (II edizione), 1942 (III edizione)
COMPONIMENTO: “I fiumi”
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in versi liberi
DATA DEL COMPONIMENTO: 16 agosto 1916

TESTO

Cotici, il 16 agosto 1916

Mi tengo a quest’albero mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore
di un circo
prima o dopo lo spettacolo
e guardo
il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
in un’urna d’acqua
e come una reliquia
ho riposato

L’Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso

Ho tirato su
le mie quattro ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull’acqua

Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a ricevere
il sole

Questo è l’Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell’universo

Il mio supplizio
è quando
non mi credo
in armonia

Ma quelle occulte
mani
che m’intridono
mi regalano
la rara
felicità

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

Questi sono
i miei fiumi

Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil’anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
che mi ha visto
nascere e crescere
e ardere d’inconsapevolezza
nelle estese pianure

Questa è la Senna
e in quel suo torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora ch’è notte
che la mia vita mi pare
una corolla
di tenebre

RIASSUNTO

Il poeta ritrae sé stesso in un momento di comunione con la natura: è appoggiato a un albero mutilato dei suoi rami, in un avvallamento del terreno carsico che ha l’aspetto malinconico di un circo prima e dopo lo spettacolo, mentre osserva il tranquillo passaggio delle nuvole che, a tratti, coprono la luna.
In mattinata si è disteso in una pozza d’acqua, riposando immobile come una reliquia adagiata in una tomba. Il fiume ISONZO, scorrendo, ha levigato il suo corpo come fa con i sassi del suo letto.

Poi, con fatica, si è rialzato, raddrizzando le ossa doloranti del suo corpo disfatto, e ha camminato in equilibrio precario sull’acqua, simile a un acrobata in bilico su una corda. Accovacciato accanto alla divisa sporca di guerra, come un beduino nel deserto si è chinato per ricevere i raggi del sole.

Proprio lì, sulle rive dell’Isonzo, più che in qualsiasi altro luogo, il poeta si è sentito una “docile fibra dell’universo”, una particella infinitesimale del tutto. Le acque del fiume, simili a invisibili mani, bagnandolo hanno placato il senso di disarmonia con l’universo e gli hanno donato brevi istanti di autentica felicità.

Dal passato sono riaffiorati alla memoria i fiumi che hanno scandito le tappe fondamentali della vita del poeta:

  • Il SERCHIO, che scorre nei pressi di Lucca, città natale della famiglia di Ungaretti, è il fiume al quale hanno attinto forse per duemila anni i suoi avi, gente di campagna, come suo padre e sua madre.
  • Il NILO, che bagna le vaste pianure d’Egitto, lo ha visto nascere, crescere e bruciare di inconsapevoli passioni adolescenziali.
  • Le acque torbide della SENNA richiamano Parigi, in cui si è formato dal punto di vista culturale e umano. Questi sono i fiumi che l’immersione nell’Isonzo ha evocato nella mente del poeta, e ognuno di loro risveglia nel suo cuore una forte nostalgia, tanto più struggente ora che è notte e che la vita sembra un “corolla di tenebre“, fragile come i petali di un fiore e avvolta dall’oscurità.

 

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