GIUSEPPE UNGARETTI – “L’allegria”, “Vanità”: Il sublime della natura e la fragilità dell’uomo

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Ermetismo
AUTORE: Giuseppe Ungaretti
OPERA: “L’allegria
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1931 (I edizione), 1936 (II edizione), 1942 (III edizione)
COMPONIMENTO: “Vanità
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in versi liberi
DATA DEL COMPONIMENTO: 19 agosto 1917
ARGOMENTO: Il sublime della natura e la fragilità dell’uomo

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nella poesia “Vanità” (19 agosto 1917), inserita nella raccolta “L’allegria”, Giuseppe Ungaretti descrive un’improvvisa e sconvolgente presa di coscienza della fragilità e piccolezza dell’essere umano di fronte all’infinita vastità ed eternità della natura.

Fra le macerie, simbolo di devastazione fisica e spirituale, uno squarcio di cielo illumina improvvisamente il paesaggio e l’uomo è folgorato da un senso di pura immensità. Al tempo stesso, curvo come Narciso su uno specchio d’acqua illuminato dal sole, scopre di essere solo un’ombra, cullata e frantumata dal moto dell’acqua.

L’immagine riflessa, infatti, è tutt’altro che limpida e definita, è un’ombra fragile e frammentata: l’illusione narcisistica è smascherata, mentre si rivela in tutta la sua evidenza la precarietà dell’uomo e la vanità dell’esistenza.

In un gioco di contrapposizioni fra alto (il cielo e il sole) e basso (la terra e l’acqua), tra luce e ombra, il dramma dell’essere umano, che si scopre limitato e transitorio, si sublima nella bellezza e nell’immensità della natura.