GIUSEPPE UNGARETTI – Vita, opere, poetica e stile

Giuseppe Ungaretti

MATERIA: Letteratura italiana

CORRENTE: Poesia pura, Ermetismo

NASCITA: 8 febbraio 1888 (Alessandria d’Egitto)

MORTE: 1 giugno 1970 (Milano)

INDICE
1. BIOGRAFIA
2. OPERE
3. PENSIERO

BIOGRAFIA

  • 1888-1890: Giuseppe Ungaretti nasce ad ALESSANDRIA D’EGITTO da genitori italiani originari della provincia di Lucca. Il padre, ANTONIO UNGARETTI, si è trasferito in Egitto per lavorare come sterratore nei cantieri di scavo del canale di Suez. Muore quando il figlio ha appena due anni, a causa di una malattia contratta per le condizioni di lavoro particolarmente dure.
    Alessandria, pur lontana dai principali centri propulsori della cultura europea del tempo, è un ambiente ricco di suggestioni esotiche, uno spazio sospeso tra deserto e mare che plasma l’immaginario del poeta.
  • 1890-1912: Dopo la morte del padre, Giuseppe rimane ad ALESSANDRIA D’EGITTO insieme al fratello maggiore COSTANTINO e alla madre, MARIA LUNARDINI, che gestisce un forno di proprietà con i proventi del quale riesce a garantire al figlio il regolare svolgimento degli studi, prima presso l’Istituto Don Bosco e successivamente in una delle scuole più esclusive della città, l’École Suisse. In questo istituto Giuseppe ha modo di approfondire la conoscenza di autori fondamentali, quali Giacomo Leopardi, Stéphane Mallarmé, Charles Baudelaire e Friedrich Nietzsche, destinati a esercitare un’influenza decisiva sulla sua poetica.
    In quegli anni il futuro poeta frequenta anche la soffitta dell’amico ENRICO PEA, la cosiddetta “Baracca rossa”, in cui si riuniscono anarchici, socialisti e atei provenienti da tutta Europa, con cui condivide l’amore per l’arte e il dibattito politico.
  • 1912: Ungaretti si trasferisce a PARIGI insieme all’amico d’infanzia MOHAMMED SCEAB, con cui condivide la passione per la poesia e la condizione di apolide. Mohammed non riesce a sopportare l’isolamento e il senso di estraneità nella metropoli parigina e si toglie la vita.
    Al contrario, Ungaretti attraversa nella capitale francese un periodo emotivamente difficile, ma molto fecondo dal punto di vista umano e culturale. Si iscrive alla facoltà di Lettere della Sorbona, dove per due anni segue i corsi del filosofo HENRI BERGSON. Parallelamente, frequenta i caffè letterari parigini, entrando in contatto con poeti e pittori delle avanguardie, tra cui GUILLAUME APOLLINAIRE, AMEDEO MODIGLIANI, GEORGES BRAQUE e PABLO PICASSO. Stringe inoltre rapporti con intellettuali italiani attivi a Parigi, come ARDENGO SOFFICI e GIOVANNI PAPINI.
  • 1914-1918: Ungaretti decide di rientrare in patria e si stabilisce a MILANO, dove pubblica le sue prime poesie sulla rivista “Lacerba”.
    Allo scoppio della Prima guerra mondiale aderisce alle posizioni interventiste e, con l’ingresso dell’Italia nel conflitto (24 maggio del 1915), si arruola volontario come fante, venendo inviato a combattere in Friuli, sul fronte del CARSO. L’esperienza diretta della guerra spegne ben presto ogni entusiasmo, lasciando spazio all’orrore e alla barbarie della vita di trincea. Da questa esperienza estrema prendono forma le liriche che confluiranno nella sua prima raccolta poetica, “Il porto sepolto”.
  • 1918-1920: Ungaretti fa ritorno a PARIGI, prima in qualità di corrispondente del “Popolo d’Italia”, giornale diretto da BENITO MUSSOLINI, e in seguito come impiegato nell’ufficio stampa dell’ambasciata italiana nella capitale francese.
    Nel 1920 sposa JEANNE DUPOIX, da cui ha tre figli (Jean-Claude, morto soffocato dal cordone ombelicale, Anna Maria e Antonio Benito).
  • 1921-1936: Si trasferisce con la famiglia nella zona dei Castelli romani, a MARINO, dove inizia una collaborazione con l’ufficio stampa del Ministero degli Esteri.
    Aderisce al FASCISMO, vedendo in Mussolini il promotore di una rivoluzione capace di ristabilire l’ordine e l’unità nazionale. Figura infatti tra i firmatari del “Manifesto degli intellettuali fascisti” nel 1925.
    Sono anni difficili dal punto di vista economico, che Ungaretti riesce a superare grazie all’attività giornalistica svolta per la “Gazzetta del Popolo”. Come inviato del quotidiano, compie numerosi viaggi in Italia e in Europa.
  • 1928: Matura la conversione al cattolicesimo, che imprime una svolta alla sua produzione poetica.

  • 1936-1942: Si trasferisce con la famiglia a SAN PAOLO DEL BRASILE, dove gli viene offerta la cattedra di Letteratura italiana presso l’università locale.
    È un periodo di gravi lutti familiari: nel 1937 muore il fratello Costantino, nel 1939 il figlio Antonietto, per un’appendicite mal curata.
  • 1942: Gli viene offerta, benché privo di laurea, la cattedra di Letteratura moderna e contemporanea presso l’Università La Sapienza di ROMA.

  • 1946-1970: Alla fine della Seconda guerra mondiale, dopo gli orrori del nazifascismo, anche Ungaretti viene coinvolto nei processi di epurazione seguiti alla caduta del regime fascista. È pertanto costretto a difendersi davanti a una commissione appositamente istituita, presentando un ampio memoriale in cui rivendica i numerosi meriti conseguiti in Italia e all’estero. Al termine del procedimento viene reintegrato nel suo ruolo di docente universitario, che conserva fino al 1958.
    La sua reputazione non è compromessa da tali vicende: al contrario, si consolidano la sua fama internazionale e il numero dei suoi estimatori, tra i quali figurano autorevoli scrittori stranieri come T. S. ELIOT ed EZRA POUND.
    Viaggia a lungo all’estero e tiene lezioni e conferenze in diverse università, ricevendo ovunque riconoscimenti e attestazioni di stima.
  • 1966-1969: Durante un ciclo di conferenze brasiliane incontra la poetessa e avvocata BRUNA BIANCO, con cui intreccia un’appassionata relazione sentimentale nonostante i cinquantadue anni di differenza.
  • 1970: Recatosi a NEW YORK per ricevere un premio, viene ricoverato in una clinica a causa di una broncopolmonite. Si reca quindi a Salsomaggiore per la convalescenza, ma il suo fisico è ormai molto debilitato.
    Muore improvvisamente a MILANO nella notte tra l’1 e il 2 giugno 1970.

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OPERE

RACCOLTE POETICHE

La raccolta completa delle poesie di Giuseppe Ungaretti fu pubblicata per la prima volta nel 1969 con il titolo “Vita di un uomo”: una scelta che attribuisce all’opera il valore di una vera e propria autobiografia poetica, in cui l’intero percorso esistenziale dell’autore si dispiega attraverso i suoi versi.

Nell’opera omnia confluirono le precedenti raccolte, tra cui:

  • L’Allegria” (1931), che a sua volta riuniva due precedenti sillogi, “Il porto sepolto” (1916) e “Allegria di naufragi” (1919)
  • Sentimento del Tempo” (1933)
  • Il dolore” (1947)
  • La Terra promessa” (1950)
  • Un grido e paesaggi” (1952)
  • Il taccuino del vecchio” (1960)

OPERE IN PROSA

Nelle opere in prosa Giuseppe Ungaretti spiega le ragioni teoriche delle sue scelte stilistiche e formali, oltre a fornire strumenti interpretativi indispensabili per comprendere il significato dei suoi versi.

Particolarmente significativa in questa prospettiva è la raccolta di prose intitolata “Saggi e interventi”, pubblicata postuma nel 1974.

A completare il profilo intellettuale e umano del poeta contribuiscono inoltre i numerosi reportage redatti in qualità di corrispondente della “Gazzetta del Popolo”.

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PENSIERO

Per Ungaretti, nato ad Alessandria d’Egitto, al limite del DESERTO, questo ambiente rappresenta il primo stimolo della sua poesia, lo “stimolo d’origine“.

Vedi: “Il deserto nell’immaginario poetico ungarettiano


Per tutta la vita Ungaretti si spostò da un luogo all’altro, e nella sua poesia ci racconta di essersi sempre sentito un nomade, uno sradicato, un ETERNO GIROVAGO.

Vedi: “Un eterno girovago


I concetti di INNOCENZA e MEMORIA, capisaldi della poetica di Giuseppe Ungaretti, riaffiorano lungo tutto l’arco della sua produzione, definendosi con sempre maggiore chiarezza.

  • Nella raccolta “L’allegria“, la memoria è strumento per ritrovare sé stesso, è facoltà eternatrice, è sfida all’oblio. Ma la memoria è anche un carico doloroso, che ostacola il desiderio di innocenza.
    Vedi: ““L’allegria”: Il binomio memoria e innocenza
  • Nella raccolta “Sentimento del Tempo“, l’innocenza non abolisce la memoria, ma al contrario si può recuperare la purezza originaria proprio attraverso lo scavo verticale nella dimensione della memoria.
    Vedi: ““Sentimento del Tempo”: La memoria innocente

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