DATI GENERALI
MATERIA: Filosofia
CORRENTE: Criticismo
AUTORE: Immanuel Kant
OPERA: “Critica del giudizio” (Kritik der Urteilskraft)
GENERE: Saggio filosofico
DATA: 1790
CONTESTUALIZZAZIONE
La filosofia critica di Kant è esposta principalmente in tre grandi opere:
- La “Critica della ragion pura” indaga la sfera dell’INTELLETTO, ovvero della facoltà che governa la conoscenza. Kant analizza i limiti entro cui è possibile una conoscenza oggettiva, universale e verificabile.
- La “Critica della ragion pratica” indaga la sfera della VOLONTÀ, che governa la dimensione etica. Kant si propone di dimostrare l’esistenza di una morale assoluta, universale, dettata dalla Ragione.
- La “Critica del giudizio” indaga il SENTIMENTO, inteso come facoltà umana di rapportarsi al mondo sensibile e, al contempo, di trascenderlo, cogliendovi una bellezza e una finalità che suggeriscono l’esistenza di una realtà soprasensibile.
SINOSSI
Il filosofo tedesco distingue due forme di sublime:
- il SUBLIME MATEMATICO, che nasce dall’osservazione di ciò che è incommensurabilmente grande, come la vastità dell’universo e delle galassie;
- il SUBLIME DINAMICO, che nasce al cospetto della potenza della natura. Kant offre suggestive rappresentazioni del sublime della natura: “Ripide rocce strapiombanti e come gravide di minaccia, nuvole temporalesche che si ammassano e avanzano in cielo con lampi e tuoni, vulcani al colmo della loro furia distruttrice, uragani che lasciano la devastazione dietro di sé, l’immenso oceano infuriato, la cascata d’un grande fiume”.
Il sublime ci terrorizza ma al tempo stesso ci attrae e ci provoca piacere perché di fronte ad esso sperimentiamo una doppia consapevolezza:
- Il sublime matematico ci fa percepire l’immensità della natura come qualcosa di incommensurabile, che sfugge alla nostra capacità di comprenderla completamente. Contemporaneamente, però, ci rivela che la nostra ragione è in grado di concepire quell’infinità, dimostrando così una superiorità rispetto alla stessa grandezza della natura.
- Il sublime dinamico, invece, ci mette di fronte alla forza travolgente della natura, rendendoci consapevoli della nostra fragilità e vulnerabilità fisica. Tuttavia, quest’esperienza ci permette di riconoscere che possediamo una forza interiore capace di elevarsi al di sopra della minaccia che incombe su di noi. Anche se il nostro corpo è debole, la nostra umanità rimane intatta di fronte alla potenza della natura.
RIASSUNTO
La “Critica del giudizio” analizza la sfera del SENTIMENTO, ovvero la facoltà dell’essere umano di fare esperienza della FINALITÀ DEL REALE.
L’essere umano, pur ammettendo l’impossibilità di conoscere in modo scientifico la finalità dell’universo (come è dimostrato nella “Critica della ragion pura”), avverte inesorabilmente l’esigenza di ricercarla.
- I GIUDIZI RIFLETTENTI
Se nella “Critica della ragion pura” Kant aveva studiato i GIUDIZI DETERMINANTI, che vengono formulati attraverso le forme a priori dell’intelletto ed esprimono una conoscenza di tipo scientifico, nella “Critica del giudizio” il filosofo si sofferma sui cosiddetti GIUDIZI RIFLETTENTI, che permettono di elaborare una riflessione su un dato fenomeno, per rispondere alle esigenze di armonia e finalità dell’uomo.
Kant individua due tipi fondamentali di giudizi riflettenti:
– il GIUDIZIO ESTETICO, che è intuitivo, immediato e di natura soggettiva (ad esempio la sensazione di armonia che ci trasmettono i colori dell’alba);
– il GIUDIZIO TELEOLOGICO, che nasce dalla riflessione, dalla comprensione dei fenomeni naturali, e attribuisce loro una finalità intrinseca (ad esempio, l’interpretazione di un organo del corpo umano in base alla sua finalità); non è immediato ed è di natura oggettiva.
Sull’analisi dei GIUDIZI ESTETICI si fonda la filosofia estetica di Kant.
I giudizi estetici possono essere rivolti:
– al BELLO, ovvero al sentimento dell’armonia,
– al SUBLIME, ovvero al sentimento che nasce davanti all’eccessivo, allo smisurato.
- IL BELLO
Per quanto riguarda il BELLO, Kant effettua un’ulteriore distinzione tra:
– il PIACEVOLE, che si esprime in giudizi estetici empirici, legati a un’idea soggettiva di bellezza, ai canoni estetici di una determinata cultura, alle mode; tali giudizi riguardano la cosiddetta “bellezza aderente”, che non è pura, ma connessa a un’idea o uno scopo.
– il PIACERE ESTETICO, che si esprime in giudizio estetici puri, ossia universali e con pretese di oggettività; tali giudizi riguardano la cosiddetta “bellezza libera”, che non dipende da un concetto, da un interesse o da uno scopo esterno.
Kant, infatti, offre quattro definizioni del concetto di bello:
– il bello è ciò che piace in modo disinteressato;
– il bello è ciò che piace senza concetto, senza ragionamento;
– il bello è la “forma della finalità di un oggetto” senza la “rappresentazione di uno scopo”;
– Il bello è oggetto di un piacere necessario, che tende a essere riconosciuto universalmente, pur senza poter essere dimostrato attraverso una spiegazione logica o oggettiva.
- LA RIVOLUZIONE COPERNICANA ESTETICA
Per spiegare come sia possibile l’universalità di un giudizio estetico, Kant opera una “rivoluzione copernicana” anche in ambito estetico.
Il filosofo, infatti, individua una struttura del gusto, un SENSO COMUNE a tutti gli uomini: il bello non è nella natura, fuori dall’uomo, ma nella mente stessa dell’uomo.
La NATURA e l’ARTE riflettono la stessa struttura del gusto, ed entrambe possono dare vita al piacevole e al piacere estetico.
L’ARTE BELLA, quindi, è quella che produce un piacere necessario, disinteressato, senza ragionamento e senza scopo.
Essa è frutto del lavoro del GENIO che a sua volta:
– crea in maniera originale, senza utilizzare schemi preesistenti;
– dà vita a opere esemplari, che rappresentano un modello per gli altri;
– crea in modo intuitivo, che non può essere spiegato in modo razionale.
- IL SUBLIME
Il sublime, a differenza del bello, che genera un senso di armonia e sereno stupore, suscita una sensazione di vertigine, smarrimento, una mescolanza di oscurità e luce.
Due sono le forme del sublime:
– il SUBLIME MATEMATICO, che nasce dall’incontro con ciò che è incommensurabilmente grande, come la vastità dell’universo;
– il SUBLIME DINAMICO, che nasce al cospetto della potenza della natura, come un mare in tempesta.
Davanti al sublime l’uomo prova in prima battuta una sensazione di paura e impotenza, poiché comprende la propria piccolezza e fragilità; successivamente subentra un intenso piacere, dovuto al fatto che:
– grazie al sublime matematico l’uomo sperimenta dentro di sé l’idea di infinito;
– grazie al sublime dinamico l’uomo prende coscienza della propria forza spirituale, che gli consente di affrontare le minacce più grandi e di superare la paura legata alla fragilità dell’esistenza.
Il sublime, come il bello, non è nella realtà esterna ma è nell’uomo stesso.
PERCORSI INTERDISCIPLINARI