PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Neorealismo, Postmoderno
AUTORE: Italo Calvino
OPERA: “Il barone rampante”
GENERE: Romanzo di formazione
DATA: 1957
ARGOMENTO: Progettare un’evoluzione armoniosa tra la natura e la società
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Nel romanzo “Il barone rampante” (1957) Italo Calvino racconta la storia straordinaria di Cosimo Piovasco di Rondò, un giovane nobile che, in segno di ribellione contro l’autorità familiare e le convenzioni sociali, decide di trascorrere tutta la sua vita sugli alberi, imparando gradualmente a soddisfare i propri bisogni in perfetta armonia con i ritmi e i cicli della natura.
Il suo adattamento all’ambiente è scandito da tappe ben definite:
- La prima fase è caratterizzata dalla scoperta del nuovo. Cosimo è ancora radicato a terra, i suoi movimenti sono goffi e pesanti, interagisce con l’ambiente con incertezza e con una sensazione di pericolo, mostrando talvolta poca considerazione per le piante che lo accolgono: senza una vera necessità scalfisce i rami, utilizza corde robuste per garantirsi la sicurezza negli spostamenti, e durante la notte si lega saldamente ai rami per paura di cadere.
- Pian piano, però, si notano i primi segni di adattamento: Cosimo acquista agilità e sicurezza, comincia a ricordare i percorsi tra gli alberi e sviluppa una sorta di memoria del loro intreccio. Ben presto impara ad arrampicarsi con l’equilibrio e la sveltezza di un gatto.
- Mentre diventa un esploratore sempre più consapevole, l’incontro con un feroce felino selvatico segna una svolta decisiva nel processo di integrazione con l’ambiente naturale. Assalito dal gatto, il giovane fa appello a tutte le sue risorse innate e istintive per sopravvivere, e questa esperienza lo trasforma interiormente. Da quel momento abbandona i suoi abiti nobiliari, sostituendoli con vestiti più adatti alla vita arborea, e in particolare con un copricapo ricavato dalla pelliccia dell’animale che ha sconfitto. Inoltre, migliora il suo modo di vivere sugli alberi, creando un giaciglio sospeso fra i rami che lo accoglie di notte come un nido.
- Cosimo vive ormai in totale simbiosi con l’ambiente naturale. Conosce ogni tipo di pianta, è capace di interpretare i suoni della natura, utilizza le risorse disponibili con il massimo rispetto dell’ecosistema, adattandosi armoniosamente al ritmo delle stagioni, che guida le sue scelte nella caccia e nell’abbigliamento. Persino il suo corpo inizia a riflettere la metamorfosi in atto: i suoi occhi brillano al buio come quelli dei gufi, mentre le sue gambe si incurvano a causa dell’abitudine di stare a lungo accovacciato o carponi.
Ma per quanto Cosimo acquisisca straordinarie qualità dalla comunanza con le piante e dalla lotta con gli animali, egli rimane intrinsecamente umano, incapace di fondersi completamente con la natura, come appare evidente in questo passaggio del romanzo: “Il fico ti fa suo, ti impregna del suo umore gommoso, dei ronzii dei calabroni, dopo poco a Cosimo pareva di stare diventando un fico lui stesso e, messo a disagio, se ne andava”.
Ciononostante, è proprio l’umanità di Cosimo, arricchita dall’intima esperienza della natura, che lo rende una guida illuminata per coloro che vivono ancora radicati al suolo. Man mano che egli entra in rapporto simbiotico con la natura, si accresce la sua capacità di immaginare e progettare un’evoluzione armoniosa tra il mondo naturale e la società, nella profonda convinzione che la pienezza della vita umana non possa realizzarsi senza una relazione equilibrata e rispettosa tra ogni individuo e il proprio ambiente.