ITALO CALVINO – “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”, “Il coniglio velenoso”: Gli animali come cavie e veicoli di morte

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Neorealismo, Postmoderno
AUTORE: Italo Calvino
OPERA: “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città
GENERE: Raccolta di novelle
DATA: 1963
BRANO: “Il coniglio velenoso
ARGOMENTO: Gli animali come cavie e veicoli di morte

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Marcovaldo è il manovale ingenuo e sognatore protagonista della raccolta di novelle “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città” (1963) di Italo Calvino.

Nella metropoli inquinata, rumorosa e alienante in cui vive, questo personaggio buffo e un po’ stralunato, ma genuino e sincero, si ostina a cercare frammenti di natura e di poesia. Tuttavia, ogni suo tentativo si scontra con la dura realtà: gli spazi verdi sono sempre più rari, gli animali selvatici vengono sfruttati a scopi scientifici, le acque dei fiumi sono inquinate e la vegetazione si va estinguendo, lasciando il posto a una selva di cartelloni pubblicitari e insegne luminose.

Nella novella “Il coniglio velenoso” Marcovaldo si ritrova alle prese con un coniglio rinchiuso in una gabbia di un laboratorio di sperimentazione, all’interno dell’ospedale in cui è stato ricoverato per un breve periodo.

Marcovaldo riesce a portarlo fuori di nascosto e a condurlo a casa, dove i bambini lo accolgono con entusiasmo. Convinto di poter avviare un allevamento, raccoglie foglie e petali per nutrirlo, ma viene rintracciato sul lavoro dal personale ospedaliero e dalla polizia. Convocato d’urgenza dal caporeparto, scopre che al coniglio è stato iniettato un virus altamente contagioso. Senza possibilità di replica, viene prelevato da un’ambulanza.

Nel frattempo sua moglie Domitilla, pensando di cucinare il coniglio per sfamare la famiglia, incarica i figli di portarlo da una vicina esperta, ma i bambini, impietositi, decidono di liberarlo. L’animale inizia così a vagare per i tetti della città, mentre molti tentano di catturarlo per mangiarlo.

La polizia, intanto, diffonde la notizia della sua pericolosità, scatenando il panico. Solo il cavalier Ulderico prova ad abbattere l’animale con un colpo di fucile, ferendolo a un orecchio. Spaventato, il coniglio scivola da un tetto e precipita, ma viene afferrato al volo da un pompiere, che lo carica su un’ambulanza. A bordo si trovano anche Marcovaldo e la sua famiglia, destinati a un periodo di osservazione e a una serie di vaccini.

I pochi elementi naturali che affiorano sullo sfondo urbano delle vicende di Marcovaldo hanno ormai perso i loro attributi originari e la loro purezza incontaminata, trasformandosi in qualcosa di artificiale e degradato. Il timido coniglio dal pelo morbido, che fa sognare a Marcovaldo un futuro felice da allevatore, è stato usato come cavia da scienziati senza scrupoli, diventando un inconsapevole e innocente veicolo di un virus letale.

Nella novella in esame, Calvino anticipa un tema oggi più che mai attuale: i pericoli e le implicazioni etiche legati alla sperimentazione su virus altamente patogeni, che rischiano di fuoriuscire dai laboratori a causa di errori umani, guasti nei sistemi di contenimento e incidenti, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per la popolazione.

Il racconto di Calvino, benché scritto in un altro contesto storico, sembra prefigurare le paure e le riflessioni che il mondo ha affrontato con la diffusione del SARS-CoV-2, dimostrando ancora una volta la straordinaria lungimiranza della sua opera.