DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Neorealismo, Postmoderno
AUTORE: Italo Calvino
OPERA: “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città“
GENERE: Raccolta di novelle
DATA: 1963
BRANO: “Il coniglio velenoso”
RIASSUNTO
Marcovaldo viene dimesso dall’ospedale e, mentre aspetta che vengano sbrigate le ultime formalità, nota un coniglio rinchiuso in una gabbia del laboratorio. È bianco, con il pelo lungo e soffice, un piccolo naso rosa a forma di triangolo, gli occhi rossi e le orecchie appiattite sulla schiena. Non è molto grande, ma nella gabbia così stretta il suo corpo appare rannicchiato e compresso. Fuori dalla gabbia c’è una carota.
Marcovaldo pensa a quanto debba essere infelice l’animale, immobilizzato e impotente davanti al cibo che non può raggiungere. In un impeto di compassione, apre lo sportello della gabbia, ma il coniglio resta immobile. Marcovaldo allora prende la carota e gliela porge. L’animale lo segue, e lui lo solleva in braccio, soppesandolo e immaginando di ingrassarlo per mangiarlo a Natale. All’improvviso il medico rientra e, non sapendo come giustificarsi, Marcovaldo nasconde il coniglio sotto il giaccone e riesce e a portarlo fuori dell’ospedale.
A casa, i bambini accolgono con entusiasmo il nuovo arrivato, mentre Domitilla non nasconde il suo disappunto: si lamenta che sporca ovunque e che non hanno abbastanza soldi per sfamarlo. Quando scopre che si tratta di un maschio, Marcovaldo si lascia trasportare dall’idea di avviare un allevamento e si ingegna in ogni modo per nutrirlo, raccogliendo foglie verdi e petali di fiori sul posto di lavoro.
Ma all’improvviso il caporeparto Viligelmo lo convoca con urgenza: le forze dell’ordine e il personale dell’ospedale lo hanno rintracciato. Con tono grave, il dottore gli comunica che al coniglio è stato iniettato un virus altamente contagioso. Senza possibilità di replica, Marcovaldo viene fatto salire su un’ambulanza. Mentre il veicolo si allontana lui, deluso e sconsolato, lascia cadere tristemente una scia di petali, bucce e fiori raccolti con tanta cura per l’animale.
Nel frattempo a casa Domitilla, non sapendo cosa mettere in pentola per sfamare la famiglia, pensa di risolvere il problema in modo drastico: cucinare il coniglio che Marcovaldo ha portato a casa il giorno prima. Tuttavia, non avendo il coraggio di ucciderlo, incarica i figli di portarlo a una vicina esperta in queste faccende.
Appena i bambini escono, la casa di Marcovaldo viene invasa da infermieri, medici e poliziotti, che pretendono la consegna immediata dell’animale infetto. Quando scoprono che non è lì, si precipitano dalla vicina, solo per scoprire che nemmeno lei ce l’ha: i bambini infatti, impietositi, hanno portato il coniglio in un luogo sicuro e lo hanno liberato.
L’animale inizia a vagare sui tetti della città. In molti lo avvistano e cercano di catturarlo, attirati dall’idea di un pasto gratuito, tendendogli trappole con pezzi di ortaggi e torsoli. In un primo momento il coniglio, diffidente, evita ogni tentativo di avvicinamento, ma la fame ha il sopravvento. Così, uno dopo l’altro, inizia a mordicchiare i bocconi disseminati lungo il percorso, pur sapendo, nel profondo del suo istinto, che lo avrebbero condotto verso una trappola.
Nel frattempo, però, una camionetta della polizia attraversa la città diffondendo a gran voce la notizia di un coniglio bianco dal pelo lungo, portatore di una malattia altamente contagiosa. In un attimo, tutti coloro che erano intenzionati a catturarlo si tirano indietro terrorizzati. Solo il cavalier Ulderico non si lascia intimidire: carica il suo fucile con cartucce da lepre e spara. Il colpo sfiora l’animale, trapassandogli un orecchio. Spaventato, il coniglio scivola su un tetto di lamiera e precipita nel vuoto. Ma proprio quando sembra destinato a schiantarsi, finisce tra le mani di un pompiere, che lo afferra al volo e lo carica su un’ambulanza diretta all’ospedale.
A bordo si trovano anche Marcovaldo e la sua famiglia, destinati a un periodo di osservazione e a una lunga serie di vaccini.