
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
NASCITA: 19 dicembre 1861 (Trieste)
MORTE: 13 settembre 1928 (Motta di Livenza)
BIOGRAFIA
- 1867: Aron Hector Schmitz, noto con lo pseudonimo di Italo Svevo, nasce a TRIESTE. La città, allora principale porto dell’Impero austro-ungarico, era sospesa tra il clima mitico della Mitteleuropa e le rivendicazioni dell’identità italiana. Pur caratterizzata da una popolazione in prevalenza italofona, presentava un complesso mosaico etnico e linguistico, nel quale convivevano comunità tedesche, slovene, greche e turche, insieme a una forte componente ebraica.
Ettore è il quinto degli otto figli (oltre a lui, Paola, Noemi, Natalia, Adolfo, Elio, Ortensia e Ottavio) di FRANZ SCHMITZ, agiato commerciante, e di ALLEGRA MORAVIA, entrambi di origini ebraiche. - 1874-1878: Appena tredicenne, Ettore viene inviato per quattro anni, insieme al fratello Adolfo, in BAVIERA, per acquisire quella perfetta padronanza della lingua tedesca che il padre ritiene indispensabile per l’attività commerciale. La scelta dello pseudonimo letterario Italo Svevo si deve proprio a questo lungo soggiorno in Germania, che lascia un segno indelebile nella formazione e nell’identità del giovane.
- 1878: Svevo torna a TRIESTE dove, in contrasto con le sue aspirazioni letterarie, che lo spingerebbero a desiderare un trasferimento a Firenze per perfezionare la lingua italiana, viene costretto dal padre a frequentare un istituto commerciale.
- 1880: Le ambizioni letterarie, tuttavia, non si spengono: Svevo avvia una collaborazione con la rivista “L’indipendente”, pubblicando il suo primo articolo di critica letteraria dedicato al “Mercante di Venezia” di William Shakespeare.
- 1883: La crisi finanziaria che travolge l’attività del padre lo costringe ad abbandonare gli studi e ad accettare un impiego come corrispondente in lingua francese e tedesca presso la filiale di TRIESTE della Banca Union di Vienna.
- 1892: Per evadere dalla routine del lavoro impiegatizio, Svevo si dedica alla scrittura del suo primo romanzo (“Una vita”), che rimane pressoché invenduto e riceve poche attenzioni dalla critica.
- 1892-1898: Muore il padre di Svevo. In occasione del funerale, egli rivede la cugina di secondo grado LIVIA VENEZIANI, figlia dell’affermato industriale GIOACCHINO VENEZIANI, che ha costruito la propria fortuna grazie all’invenzione di una vernice sottomarina di formula segreta.
In seguito alla scomparsa della madre, nel 1895, Svevo si fidanza con Livia; l’anno successivo la sposa con rito civile, quindi, dopo aver abiurato l’ebraismo ed essersi convertito al cattolicesimo per assecondare il desiderio della moglie, celebra il matrimonio anche con rito cattolico.
Livia rappresenta la sicurezza del matrimonio borghese e il fascino di un mondo stabile, concreto e ordinato. Tuttavia il legame coniugale è minato dalla forte disparità economica fra i coniugi, a cui si aggiunge una notevole distanza intellettuale. La vocazione letteraria di Svevo è malvista in casa Veneziani ed è relegata in una dimensione di clandestinità. - 1899: Deluso dall’insuccesso del secondo romanzo (“Senilità”), che viene nuovamente ignorato dalla critica, non riuscendo a garantire alla moglie il tenore di vita a cui è abituata senza l’aiuto dei suoceri, Svevo rinuncia alla letteratura, si dimette dalla banca e trova impiego nella ditta dei Veneziani.
- 1905: A causa dei numerosi viaggi d’affari all’estero, tra Francia, Germania e Inghilterra, Svevo sente l’esigenza di apprendere l’inglese, affidandosi alle lezioni di JAMES JOYCE, giovane insegnante della Berlitz School di Trieste. Tra i due scrittori si instaura un rapporto di stima e amicizia, decisivo per lo sviluppo dell’attività letteraria di entrambi.
- 1908: Il cognato di Svevo, Bruno Veneziani, affetto da tossicodipendenza, si rivolge a SIGMUND FREUD per essere curato; Svevo entra così in contatto con la psicoanalisi freudiana, che tuttavia non lo persuade del tutto.
- 1914: Allo scoppio della Prima guerra mondiale la fabbrica dei Veneziani viene chiusa dalle autorità tedesche.
- 1919-1923: Dopo vent’anni di silenzio letterario, rimasto senza lavoro, Svevo si dedica alla stesura del suo terzo romanzo (“La coscienza di Zeno”), che viene pubblicato nel 1923. Anche questa volta l’accoglienza della critica è molto tiepida.
- 1925-1928: Con un atto di coraggio, Svevo spedisce una copia del libro a James Joyce, il quale lo sottopone all’attenzione di alcuni italianisti francesi suoi amici. Grazie a questo intervento, l’opera inizia a ottenere riconoscimento all’estero. Successivamente anche in Italia la fama di Svevo comincia ad affermarsi, per merito di un sostenitore influente, EUGENIO MONTALE, che gli dedica un lungo articolo intitolato “Un omaggio a Italo Svevo”.
Da quel momento è tutto un susseguirsi di riconoscimenti e di tributi di lode. - 1928: Il 12 settembre, rientrando con la famiglia da un soggiorno termale a Bormio, Svevo rimane coinvolto con la moglie Livia in un incidente stradale nei pressi di Motta di Livenza, non lontano da Treviso. Ferito inizialmente in modo non grave, durante il trasporto in ospedale ha una crisi cardiaca e respiratoria a causa dell’enfisema polmonare di cui soffre da tempo. Ricoverato, le sue condizioni peggiorarono rapidamente, fino alla morte per crisi asmatica.
OPERE
ROMANZI
La fama di Italo Svevo è indissolubilmente legata ai suoi tre romanzi, che infrangono la tradizione narrativa ottocentesca, fondata su una rappresentazione oggettiva della realtà e su personaggi coerenti e padroni del proprio destino. Nei suoi romanzi Svevo inaugura una concezione pienamente novecentesca dell’uomo, problematico, contraddittorio, inetto ad agire:
- “Una vita” (1892)
- “Senilità” (1898)
- “La coscienza di Zeno” (1923)
Negli ultimi anni della sua vita Svevo si cimenta con un quarto romanzo, di cui compone solo alcuni capitoli, fra cui quello intitolato “Le confessioni del vegliardo”.
RACCONTI
Prima, durante e dopo la stesura dei grandi romanzi, Italo Svevo scrive diversi racconti, nei quali vengono ulteriormente elaborati e approfonditi i temi innovativi della sua narrativa:
- “Una lotta” (1888)
- “L’assassinio di via Belpoggio” (1890)
- “La tribù” (1897)
- “Lo specifico del dottor Menghi” (1899-1905)
- “Marianno” (1899-1905)
- “Cimutti” (1899-1905)
- “In Serenella” (1899-1905)
- “Proditoriamente” (1924)
- “La novella del buon vecchio e della bella fanciulla” (1924)
- “La madre”(1924)
- “Argo e il suo padrone” (1925)
- “Corto viaggio sentimentale” (1925)
- “Una burla riuscita”(1926)
- “Vino generoso”(1927)
OPERE TEATRALI
Il teatro è generalmente considerato la parte meno felice della produzione letteraria di Svevo. Tuttavia lo scrittore attribuì sempre al teatro un ruolo centrale, definendolo “la forma delle forme”, l’unica in cui la vita si trasmette “per vie dirette e precise”.
Tra le sue opere teatrali:
- “Una commedia inedita” (1886)
- “Le teorie del conte Alberto” (1886)
- “Le ire di Giuliano” (1891)
- “Il ladro in casa” (1891)
- “Atto unico” (1899-1905)
- “Un marito” (1903)