DATI GENERALI
MATERIA: Filosofia, Sociologia
AUTORE: Karl Marx
OPERA: “La guerra civile in Francia” (The Civil War in France)
GENERE: Opuscolo storico-politico
DATA: 1871
CONTESTUALIZZAZIONE
Il 19 luglio 1870 scoppiò la GUERRA FRANCO-PRUSSIANA, che vide contrapporsi il Secondo impero francese di Napoleone III, deciso a consolidare il proprio prestigio e potere in Europa, e la Confederazione Tedesca del Nord, guidata dal Regno di Prussia sotto la direzione del cancelliere Otto von Bismarck. L’ascesa di una potente nazione germanica sotto la guida prussiana minacciava infatti l’equilibrio e l’influenza della Francia in Europa.
Si trattò di una guerra lampo: a Sedan, il primo settembre del 1870, le truppe prussiane accerchiarono quelle francesi e le sconfissero, facendo prigioniero lo stesso Napoleone III. La guerra si concluse quindi con la completa vittoria della Prussia e l’umiliazione francese.
La débâcle della Francia segnò anche la fine del Secondo Impero di Napoleone III e, con il suo crollo, portò alla nascita di un governo rivoluzionario popolare, la COMUNE DI PARIGI, che governò la capitale per poco più di due mesi prima di essere brutalmente repressa nel sangue.
All’analisi di questa breve ma significativa esperienza di governo socialista è dedicato il saggio “La guerra civile in Francia” di Karl Marx.
RIASSUNTO
Questo breve opuscolo contiene un’analisi storica redatta da Karl Marx a Londra tra aprile e maggio del 1871, su incarico dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori.
Il testo descrive le vicende del primo governo socialista della storia, la COMUNE DI PARIGI, sorta per iniziativa degli operai parigini il 4 settembre 1870, all’indomani dell’umiliante sconfitta della Francia nella Guerra franco-prussiana (1 settembre 1870).
I lavoratori, nell’interesse della difesa nazionale, tollerarono che il politico Adolphe Thiers e il generale Louis-Jules Trochu assumessero il potere. Tuttavia, già la sera stessa della proclamazione della repubblica era evidente che il governo intendeva piegare la resistenza rivoluzionaria, anche a costo di “fare di Parigi un mucchio di rovine bagnate da un mare di sangue”.
Karl Marx descrive Adolphe Thiers come un maestro delle piccole truffe di Stato, abile nello spergiuro e nel tradimento, esperto nei più subdoli stratagemmi politici e insuperabile nelle meschinità delle battaglie parlamentari.
Dopo aver organizzato l’elezione e la convocazione di un’Assemblea nazionale a Bordeaux per concludere il trattato di pace con la Prussia, Thiers ingiunse a Parigi di deporre le armi e sollecitò l’occupazione immediata della capitale francese da parte delle truppe prussiane.
Tuttavia la nuova Repubblica francese era già stata riconosciuta dalla Prussia come legittima ed era divenuta il regime ufficiale della Francia. Parigi decise quindi di resistere eroicamente, nonostante l’accerchiamento da parte delle truppe nemiche.
Così il 18 marzo 1871 la rivoluzione operaia stabilì il proprio dominio su Parigi e, nel farlo, fu immune da atti di violenza, che in genere abbondano nelle rivoluzioni, al punto che i suoi avversari non trovarono pretesti per condannarla, se non l’episodio dell’uccisione di due generali.
A questo punto Karl Marx apre una parentesi per analizzare l’evoluzione dello Stato francese, nato come un apparato di potere centralizzato al servizio dalla nascente borghesia per combattere il feudalesimo. La Rivoluzione francese del 1789 eliminò gli ultimi residui delle istituzioni feudali aprendo la strada allo Stato moderno, che prese forma sotto il Primo Impero di Napoleone Bonaparte. Successivamente lo Stato francese continuò a mutare in funzione dei cambiamenti economici: con il progresso dell’industria e con il crescente conflitto tra capitale e lavoro, si allineò sempre più con gli interessi del capitale, divenendo uno strumento di potere nazionale volto a favorire il dominio della classe borghese e la sottomissione della classe lavoratrice.
La Comune di Parigi, nel giudizio di Marx, rappresentò il tentativo di sradicare non solo la monarchia in quanto espressione del dominio di classe, ma il dominio di classe stesso.
Era composta da consiglieri municipali eletti a suffragio universale. La polizia fu riorganizzata come un’istituzione responsabile di fronte alla Comune e revocabile in qualsiasi momento. Lo stesso principio venne applicato a tutti i funzionari dell’amministrazione pubblica e della giustizia. Il servizio pubblico doveva essere svolto con salari equivalenti a quelli degli operai. Le Chiese furono espropriate dei loro possedimenti e le scuole furono aperte gratuitamente al popolo e rese completamente indipendenti dall’influenza della Chiesa e dello Stato.
La costituzione della Comune di Parigi aspirava a diventare un modello per tutta la Francia, dai grandi centri industriali fino ai più piccoli borghi.
Secondo Marx tale Costituzione fu erroneamente interpretata come un tentativo di frammentare l’unità della nazione in una federazione di piccoli Stati. Al contrario, essa restituiva al corpo sociale tutte le energie fino a quel momento assorbite dallo Stato parassitario, offrendo alla repubblica una base autenticamente democratica. Invece di limitarsi a eleggere, ogni tre o sei anni, un rappresentante della classe dominante destinato a mal rappresentare il popolo in parlamento, il popolo stesso avrebbe avuto a disposizione uno strumento, il suffragio universale, da usare come fa un imprenditore privato per scegliere i lavoratori e i dirigenti della propria impresa.
Ma mentre la Comune si organizzava, il governo controrivoluzionario di Versailles tramava per abbatterla. Thiers indisse elezioni municipali in tutto il paese, basate su una nuova legge municipale da lui stesso imposta all’Assemblea nazionale, ma l’esito delle elezioni gli fu sfavorevole. Ciononostante, poté contare sul sostegno del cancelliere prussiano Bismarck, il quale premeva per la restaurazione e la pacificazione di Parigi.
Il 22 maggio 1871 la popolazione di Parigi intraprese una battaglia di otto giorni contro l’esercito dell’Assemblea nazionale guidato da Thiers. Quest’ultimo si macchiò di massacri a sangue freddo, senza alcuna considerazione per età o genere: i prigionieri vennero torturati, si susseguirono proscrizioni, cacce spietate ai leader nascosti e denunce di nemici politici e personali.
Nel frattempo, Bismarck osservava con soddisfazione la distruzione della Francia per mano del suo stesso governo.
In ultima analisi l’esercito vincitore prussiano e quello sconfitto francese fraternizzarono per massacrare insieme il proletariato parigino.
Questo evento dimostrò in modo inequivocabile la completa decomposizione della società borghese. Il dominio di classe non poteva più mascherarsi dietro l’identità nazionale. Di fronte al proletariato, i governi nazionali si scoprirono uniti e coalizzati.