PERCORSI INTERDISCIPLINARI
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età giulio-claudia
AUTORE: Lucio Anneo Seneca
OPERA: “Consolatio ad Helviam matrem”
GENERE: Dialogo filosofico, consolazione
DATA: 41 d.C.
BRANO: Capitoli VII e VIII
ARGOMENTO: Le due cose più belle sono la natura universale e la virtù personale
TESTO DEL COLLEGAMENTO
Lucio Anneo Seneca, esiliato in Corsica dall’imperatore Claudio tra il 41 e il 49 d.C., scrive la “Consolatio ad Helviam matrem” per confortare sua madre Elvia e convincerla che l’esilio non è un evento così terribile.
Nell’ottavo capitolo dell’opera il filosofo esprime uno dei più intensi e commossi tributi di lode e di gratitudine alla Natura, descritta come il balsamo più potente e la principale fonte di conforto e consolazione per l’animo dell’esule.
La condizione dolorosa dell’esilio, infatti, non può privare l’uomo di ciò che ha di più prezioso: la Natura universale e la propria virtù personale, che lo accompagnano ovunque vada. L’universo, la creazione più sublime della Natura, e il nostro animo, che lo contempla e ne condivide la bellezza, rappresentano ciò che di più nobile esiste e rimarranno con noi per tutta la nostra vita.
Per questo Seneca invita ad affrontare con serenità e coraggio ogni percorso tracciato dal destino, poiché non esiste luogo che possa davvero rappresentare un esilio, in quanto nulla di ciò che si trova nell’universo è estraneo all’uomo (alienum homini).
Ovunque ci si trovi, il legame tra l’uomo e il divino resta immutabile. Finché gli occhi potranno godere del meraviglioso spettacolo della Natura (il sole, la luna, il movimento degli astri, ora lento, ora più rapido, le stelle che illuminano la notte, alcune fisse, altre in moto lungo un’orbita precisa, altre ancora che appaiono all’improvviso, abbaglianti come fiamme cadenti), finché l’anima rimarrà rivolta verso il cielo, non avrà alcuna importanza quale suolo si calpesti.