LUIGI PIRANDELLO – “Il fu Mattia Pascal”, Capitolo XIII “Il lanternino”: Il “lanternino” come metafora dell’io individuale

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Verismo, Decadentismo
AUTORE: Luigi Pirandello
OPERA: “Il fu Mattia Pascal
GENERE: Romanzo psicologico
DATA: 1904
BRANO: Capitolo XIII “Il lanternino”
ARGOMENTO: Il “lanternino” come metafora dell’io individuale

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nel tredicesimo capitolo del “Fu Mattia Pascal” (1904), Anselmo Paleari, singolare personaggio del romanzo con una grande passione per la lettura, la filosofia e l’occultismo, illustra a Mattia Pascal, alias Adriano Meis, una delle sue più stimolanti teorie filosofiche, la cosiddetta “lanterninosofia“.

Il sentimento di esistere, l’autocoscienza, su cui i più grandi filosofi hanno lungamente dibattuto, è ridotta da Paleari a un fioco lanternino che, proiettando intorno a sé un cerchio di luce, segna i confini angusti della realtà di cui siamo consapevoli e in cui si svolge la nostra limitata esistenza. Questo io impoverito è una sorta di gabbia “in cui la vita nostra rimane come imprigionata, come esclusa per alcun tempo dalla vita universale, eterna“.

La metafora del lanternino è chiara: il mondo è solo una proiezione del nostro io. La realtà oggettiva, a cui attribuiamo verità e consistenza, è un autoinganno, che genera in noi profonda angoscia: al di là dell’esperienza sensibile, infatti, percepiamo l'”l’ombra nera, l’ombra paurosa“, il grande mistero inconoscibile.

Ma se il cerchio di luce del lanternino è ingannevole, suggerisce Paleari, forse la sua estinzione non è qualcosa di negativo. È possibile che la morte sia in realtà ciò che mette fine all’errore, che ci libera e ci riconduce alla vita universale ed eterna, da cui ci aveva escluso la nostra errata percezione soggettiva.

Tale concezione dell’io rispecchia la crisi della coscienza che si inquadra nella più generale crisi delle certezze avvenuta a cavallo fra Ottocento e Novecento.