LUIGI PIRANDELLO – Vita, opere, poetica e stile

Luigi Pirandello

MATERIA: Letteratura italiana

CORRENTE: Verismo, Decadentismo

NASCITA: 28 giugno 1867 (Girgenti)

MORTE: 10 dicembre 1936 (Roma)

INDICE
1. BIOGRAFIA
2. OPERE

BIOGRAFIA

  • 1867: Nasce nei pressi di GIRGENTI (attuale Agrigento), in un casale di campagna denominato “Il Caos”, in cui la famiglia si è rifugiata per sfuggire a una grave epidemia di colera.
    La madre, CATERINA RICCI GRAMITTO, proveniente da un ambiente borghese di orientamento antiborbonico, è una figura quieta e affettuosa. Il padre, STEFANO PIRANDELLO, già volontario nelle spedizioni garibaldine, è un uomo energico ed esuberante, che governa la famiglia con il pugno di ferro. Fedele alla tradizione familiare, si dedica con successo al commercio dello zolfo, attività economica tipica della regione.
    Oppresso dalla personalità del padre, Luigi si rifugia nell’affetto della madre e della serva MARIA STELLA, che alimenta la sua immaginazione con racconti di fantasmi, superstizioni e credenze popolari.
  • 1878: Dopo un primo periodo di istruzione elementare impartita da un precettore, il padre lo iscrive, senza considerare le sue inclinazioni, alle scuole tecniche di Girgenti. Luigi, tuttavia, con la complicità della madre, elabora uno stratagemma per sottrarsi al destino che gli è stato imposto e riesce così a proseguire e completare gli studi liceali prima a GIRGENTI e poi a PALERMO, città in cui la famiglia si è nel frattempo trasferita.
  • 1886-1891: Quindi si iscrive alla facoltà di Legge a PALERMO, poi a quella di Lettere a ROMA.
    Tuttavia un aspro diverbio con il rettore, docente di Latino, gli costa l’allontanamento dall’ateneo.
    Su suggerimento del professore di Filologia, che apprezza le sue doti, sceglie di proseguire gli studi in Germania, all’università di BONN, dove si laurea tre anni dopo in Filologia romanza con una tesi sui dialetti greco-siculi.
  • 1893: Dopo un breve soggiorno in Sicilia, Pirandello fissa stabilmente la sua dimora a ROMA, dove resterà, salvo brevi intervalli, fino alla morte.
    Nella capitale può mantenersi grazie a un assegno mensile del padre e avviare la propria carriera letteraria. Decisiva è l’amicizia con LUIGI CAPUANA, che riconosce il suo talento e lo incoraggia a dedicarsi alla scrittura.
  • 1894-1903: Per conservare la rendita mensile e acquisire una consistente dote, Pirandello accetta un matrimonio combinato con una cugina di secondo grado, ANTONIETTA PORTULANO, giovane donna dall’indole ombrosa e incline alla depressione, figlia di un socio d’affari del padre.
    Per quasi un decennio la vita coniugale procede serena, sostenuta da un solido sentimento reciproco e coronata dalla nascita di tre figli (STEFANO, ROSALIA e FAUSTO).
    Pirandello, inoltre, viene chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura italiana all’Istituto Superiore di Magistero.
  • 1903: È l’anno della catastrofe. Un violento allagamento provoca il crollo della miniera di zolfo in cui il padre Stefano aveva investito l’intero patrimonio, compresa la dote della nuora Antonietta. Privata all’improvviso della sicurezza di una rendita e di ogni punto di riferimento, la donna sprofonda in una nevrosi ossessiva: assilla il marito con continue crisi di gelosia, lo segue persino al lavoro e si isola dalla vita sociale. Pirandello affronta questa crisi con straordinaria forza d’animo: sopporta le sue scenate, si fa carico dell’organizzazione domestica, si dedica con frenesia all’attività letteraria per mantenere la famiglia.
  • 1910: Pirandello inizia a collaborare con la compagnia teatrale di Nino Martoglio, che porta al successo le sue prime opere teatrali.
  • 1915-1918: Allo scoppio della Prima guerra mondiale Pirandello si schiera con gli interventisti, pur senza mostrare, nelle opere composte durante gli anni del conflitto, un reale entusiasmo per la guerra.
    La chiamata alle armi dei figli Stefano e Fausto provoca in Antonietta un nuovo, violento accesso di follia. Pirandello riesce a ottenere l’esonero per Fausto, affetto da tubercolosi, e si adopera in ogni modo, ma senza riuscirvi, per liberare Stefano, caduto prigioniero.
    Negli anni sofferti della guerra, ancora una volta sospinto dalla necessità, compie una svolta decisiva nella sua vita e nella sua carriera: si dedica al teatro con crescente impegno, ottenendo un consenso di pubblico sempre maggiore.
  • 1919: Antonietta viene internata in una casa di cura, dato che è ormai evidente che né la comprensione né l’affetto della famiglia possono arginare un disturbo mentale così radicato.
  • 1924-1925: Pirandello si iscrive al Partito Nazionale Fascista e figura tra i firmatari del “Manifesto degli intellettuali fascisti” redatto da Giovanni Gentile.
    Tuttavia l’ideologia del regime rimane estranea sia alla sua vita interiore sia alla sua produzione artistica. Non a caso, la critica fascista non accoglie sempre con entusiasmo le sue opere, giudicandole poco conformi agli ideali promossi dal regime.
  • 1925-1928: Fonda la Compagnia del Teatro d’Arte di Roma, che porta in scena suoi testi e opere di altri autori, sia in Italia sia all’estero.
    Le sue rappresentazioni conquistano un pubblico internazionale.
  • 1934: Il successo conseguito con la stesura di drammi e novelle gli vale il premio Nobel per la Letteratura.
  • 1936: Mentre assiste a ROMA alla realizzazione di un film tratto dal “Fu Mattia Pascal”, si ammala di polmonite e si spegne nella sua casa.
    Nel suo biglietto testamentario chiede una morte umile e silenziosa: nessun annuncio, nessun rito, nessun corteo, solo la cremazione e la dispersione delle ceneri.

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OPERE

Pur avvertendo un’irresistibile attrazione per il teatro, Luigi Pirandello si cimentò praticamente con tutti i generi letterari.

OPERE POETICHE

Le raccolte poetiche, ancorate ai canoni e ai metri della tradizione, sono frutto di una passione giovanile che non avrà seguito nella vita dello scrittore:

  • “Mal giocondo” (1889)
  • “Elegie renane” (1895)
  • “Zampogna” (1901)
  • “Fuori di chiave” (1912)

NOVELLE

La produzione novellistica è molto consistente.

Le novelle furono inizialmente raccolte in volumi autonomi, poi ampiamente rimaneggiate e infine confluirono nel progetto “Novelle per un anno” (1922-1937).


ROMANZI

I romanzi di Luigi Pirandello sono sette:


OPERE TEATRALI

Le opere teatrali di Pirandello si possono suddividere in quattro fasi:

TEATRO SICILIANO (1910-1916)

Questa fase è così denominata perché le opere, di ispirazione vagamente naturalista, sono scritte in dialetto siciliano e ambientate in Sicilia, con personaggi e situazioni tipicamente isolane:

  • “Pensaci, Giacomino!” (1916)
  • “Liolà” (1916)
  • “La giara” (1916)

TEATRO DEL GROTTESCO (1917-1922)

In questa fase Pirandello si allontana dal Verismo e si avvicina al Decadentismo. Le opere del periodo mettono in crisi le certezze tradizionali e riflettono la crisi del mondo borghese. La realtà appare relativa e instabile, i personaggi sono scissi, contraddittori e spesso coinvolti in situazioni assurde e paradossali:

  • “Così è (se vi pare)” (1917)
  • “Il berretto a sonagli” (1917)
  • “Il piacere dell’onestà” (1917)
  • “Ma non è una cosa seria” (1917-1918)
  • “Il giuoco delle parti” (1918)
  • “La patente” (1918)
  • L’uomo, la bestia e la virtù” (1919)
  • “Come prima, meglio di prima” (1920)
  • “La signora Morlì una e due” (1920)
  • “Tutto per bene” (1920)

TEATRO NEL TEATRO, OVVERO METATEATRO (1921-1930)

In questa fase Pirandello attua una vera e propria rivoluzione, stravolgendo le convenzioni del teatro tradizionale: viene abolita la quarta parete, la barriera ideale che separa gli attori dal pubblico, il quale non è più un osservatore passivo ma si rispecchia nella vicenda rappresentata, al punto che vita e teatro si confondono:

TEATRO DEI MITI (1928-1929)

Questa fase rappresenta il superamento della stagione più innovativa del teatro pirandelliano e coincide con il ripiegamento in una dimensione poetica e fantastica, con suggestioni mistiche e religiose:

  • La nuova colonia (1928)
  • “Lazzaro (1929)
  • “I giganti della montagna (1930)

SAGGISTICA

Fra i saggi e gli articoli pubblicati su diverse riviste, spicca il celebre saggio “L’umorismo (1920), testo fondamentale che offre le chiavi teoriche per comprendere a fondo la poetica pirandelliana.

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