INDICE
DATI GENERALI
RIASSUNTO DETTAGLIATO
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
AUTORE: Giovanni Pascoli
OPERA: “Il fanciullino”
GENERE: Saggio letterario
DATA: 1897 (pubblicazione), 1903 (prima edizione in volume), 1907 (ultima versione pubblicata dall’autore)
BRANO: Capitolo XV
RIASSUNTO DETTAGLIATO
Pascoli si interroga sullo scopo del poetare ed esclude subito l’utile personale e quello verso gli altri, che, se si produce, è accidentale e non voluto. Scarta anche il semplice diletto personale: se il fine fosse solo il piacere proprio, il poeta non faticherebbe così tanto per comunicare la sua visione, ma la terrebbe per sé.
Ipotizza poi che il movente possa essere la fama (la “gloriola“), ma la liquida altrettanto rapidamente: chi vuole davvero il successo ha a disposizione strumenti ben più efficaci della poesia, come la carriera militare e lo sport.
Inseguire la gloria, per di più, richiede un enorme dispendio di energie: bisogna intrattenere rapporti, per lettera e di persona, con altri poeti e scrittori, scambiarsi informazioni sull’efficacia di certi metodi, congratularsi a vicenda per i successi ottenuti o sperati. Si finisce per vivere nel confronto ossessivo con gli altri, tormentati dall’invidia per i successi altrui e dalla paura che qualcuno possa oscurare la propria reputazione.
L’ambizione obbliga a inchinarsi troppo spesso. Come il corpo del contadino si curva per mietere, così l’anima si fa gobba e si deforma.
Il poeta accecato dalla fama smette di cercare il poetico e il bello, e insegue invece l’altisonante. Cessa di guardare dentro di sé e comincia a spiare i modi e le forme degli altri. Oppure si autocondanna a ripetere sé stesso: insiste su un verso, un motivo, un vezzo che una volta ha riscosso successo, diventando stucchevole e falso, come chi riproduce un diamante con il vetro di un bicchiere, convinto di ingannare gli altri ma ingannando prima di tutto sé stesso. E sempre, nel pensare e nello scrivere, è distolto dalla preoccupazione del giudizio altrui e dalla smania di primeggiare.
La spontaneità si perde per sempre. Il poeta non guarda più la realtà con occhi propri, ma baratta la sua anima con quella di chi ritiene più grande di sé.