PRIMO LEVI – “Se questo è un uomo”, Capitolo 16 “L’ultimo”

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Neorealismo
AUTORE: Primo Levi
OPERA: “Se questo è un uomo
GENERE DELL’OPERA: Romanzo autobiografico
DATA DELL’OPERA: 1947
BRANO: Capitolo 16 “L’ultimo”

RIASSUNTO

Da quando lavora in laboratorio, Levi incontra Alberto solo durante la marcia di rientro alla baracca dopo il lavoro. In quei momenti, i due amici si aggiornano sulle ultime novità e discutono di tutto. Nell’ultima settimana, l’operaio italiano Lorenzo è riuscito a procurare loro tre o quattro litri di zuppa ogni sera. Per poterla trasportare, Levi e Alberto si sono fatti costruire dal lattoniere, in cambio di tre razioni di pane, un secchio formato da due pezzi di grondaia. Ne è nata una sorta di gamella gigante, una rarità nel campo, che è diventata per loro un segno di distinzione, e ha aumentato sensibilmente la considerazione che gli altri deportati nutrono nei loro confronti.

Oltre a questo, Levi e Alberto si cimentano in tre nuove imprese. La prima riguarda il furto di una scopa dal cantiere: dopo averla smontata, la ricostruiscono e la contrabbandano; l’oggetto riscuote così tanto successo che seguono ulteriori ordinazioni dello stesso modello. La seconda impresa è la cosiddetta “operazione lima”: Alberto chiede al magazziniere una lima grossa, la scambia con due più piccole, ne restituisce una al magazzino e vende l’altra. Infine, la terza attività riguarda la fabbricazione di targhette colorate da distribuire alle guardie tedesche, che a loro volta le consegnano ai deportati all’uscita dalla doccia per garantire loro il diritto al rancio; le guardie, infatti, benché rozze e manesche, nutrono una curiosa attrazione per gli oggetti variopinti e colorati, tanto da essere disposte ad acquistare le targhette di Alberto in cambio di ben dieci razioni di pane.

Una sera, la marcia di rientro dei prigionieri viene deviata verso la piazza dell’Appello. Nel chiaroscuro del tramonto, Levi e Alberto distinguono la sagoma di una forca: tutti i deportati sono stati radunati per assistere a un’impiccagione. Levi ha già assistito a tredici esecuzioni per furti, sabotaggi o tentativi di fuga, ma questa volta il condannato è accusato di aver partecipato a una rivolta, durante la quale un forno crematorio è stato fatto saltare in aria. Prima di morire, l’uomo grida con voce ferma: “Compagni, io sono l’ultimo!” In uno scenario di rassegnazione e morte, qualcuno ha ancora il coraggio di opporsi. Fino all’ultimo istante quell’uomo ha resistito, mentre davanti a lui la massa dei prigionieri resta immobile, passiva e rassegnata: nessuno alza lo sguardo, nessuno reagisce. Se i russi arriveranno, troveranno un gregge docile, privo di volontà: i tedeschi hanno raggiunto il loro scopo, la distruzione dell’uomo. Levi e Alberto rientrano nella baracca senza guardarsi in viso. Dopo aver diviso la zuppa, restano in silenzio, sopraffatti dalla vergogna.

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