DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura latina, Filosofia
CORRENTE: Età tardoantica – La Patristica
AUTORE: Sant’Agostino di Ippona
OPERA: “Quaestiones in Heptateuchum”
GENERE DELL’OPERA: Esegetica
DATA DELL’OPERA: 417-419 d.C.
BRANO: Libro VI, Capitolo 10
TESTO
[Libro di Giosuè, capitolo 8, versetto 2] Quod Deus iubet loquens ad Iesum, ut constituat sibi retrorsus insidias, id est insidiantes bellatores ad insidiandum hostibus, hinc admonemur non iniuste fieri ab his qui iustum bellum gerunt: ut nihil homo iustus praecipue cogitare debeat in his rebus, nisi ut iustum bellum suscipiat, cui bellare fas est; non enim omnibus fas est. Cum autem iustum bellum susceperit, utrum aperta pugna, utrum insidiis vincat, nihil ad iustitiam interest.
Iusta autem bella ea definiri solent, quae ulciscuntur iniurias, si qua gens vel civitas, quae bello petenda est, vel vindicare neglexerit quod a suis improbe factum est, vel reddere quod per iniurias ablatum est. Sed etiam hoc genus belli sine dubitatione iustum est, quod Deus imperat, apud quem non est iniquitas et novit quid cuique fieri debeat. In quo bello ductor exercitus vel ipse populus, non tam auctor belli, quam minister iudicandus est.
TRADUZIONE
[Libro di Giosuè, capitolo 8, versetto 2] Ciò che Dio ordina, parlando a Giosuè affinché disponga imboscate contro i nemici, ci insegna che non agiscono ingiustamente coloro che fanno una guerra giusta. Infatti, l’uomo giusto non dovrebbe pensare ad altro, in queste circostanze, se non ad intraprendere una guerra giusta, nella quale è lecito combattere; non a tutti, infatti, è concesso farlo. Ma una volta intrapresa una guerra giusta, non fa alcuna differenza, dal punto di vista della giustizia, se la vittoria avvenga con uno scontro aperto o mediante imboscate.
Si è poi soliti definire giuste le guerre che servono a vendicare ingiustizie: quando un popolo o una città, che deve essere combattuta in guerra, ha trascurato di punire adeguatamente le colpe commesse dai propri cittadini o di restituire ciò che è stato ingiustamente sottratto. Tuttavia, è senza dubbio giusta anche quella guerra che è comandata da Dio, presso il quale non vi è iniquità e che sa ciò che deve essere fatto a ciascuno. In una tale guerra, il comandante dell’esercito o lo stesso popolo non devono essere considerati tanto gli artefici del conflitto, quanto piuttosto strumenti della giustizia divina.
RIASSUNTO
Sant’Agostino commenta l’ottavo capitolo, versetto 2, del “Libro di Giosuè” dell’”Antico Testamento”, in cui Dio ordina a Giosuè di predisporre un’imboscata per sconfiggere i nemici. Poiché tale condotta è voluta da Dio, Agostino conclude che non tutte le guerre sono da condannare e che un uomo giusto, trovandosi nella necessità di intraprendere una guerra, deve preoccuparsi esclusivamente di essere giusto nelle proprie azioni.
Sono considerate giuste quelle guerre che mirano a vendicare torti subiti o a risarcire un danno, come nel caso in cui un popolo o una città trascuri di punire le ingiustizie commesse dai propri cittadini o si rifiuti di restituire ciò che è stato sottratto ingiustamente.
Inoltre, una guerra è giusta quando è voluta da Dio, ed è da considerarsi pienamente legittima poiché Dio, essendo privo di ingiustizia, ordina ciò che è giusto per ciascuno. In questo caso, i capi dell’esercito e il popolo che combattono non sono promotori della guerra, ma semplici esecutori della volontà divina.
PERCORSI INTERDISCIPLINARI
- GUERRA – La guerra “giusta”
“Quaestiones in Heptateuchum”, Libro VI, Capitolo 10: La definizione di “guerra giusta”