LUCIO ANNEO SENECA – “Epistulae morales ad Lucilium”, Epistola 2: Il movimento meccanico e incessante di un’anima inquieta

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

  • VIAGGIO – Il viaggio come fuga da sé stessi (la “commutatio loci”)

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età giulio-claudia
AUTORE: Lucio Anneo Seneca
OPERA: “Epistulae morales ad Lucilium
GENERE: Raccolta di lettere
DATA: 62-65 d.C.
BRANO: Epistola 2
ARGOMENTO: Il movimento meccanico e incessante di un’anima inquieta

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nella seconda lettera a Lucilio (62-65 d.C.), Lucio Anneo Seneca affronta il tema della commutatio loci attribuendogli una duplice valenza:

  • Da un lato, sul piano spazio-temporale, essa rappresenta la tendenza di un animo inquieto a spostarsi continuamente da un luogo all’altro, illudendosi che il cambiamento esterno possa placare un malessere interiore.
  • Dall’altro, in senso più spirituale e intellettuale, si manifesta nell’abitudine a passare da un autore all’altro, da un libro all’altro, senza approfondirne nessuno, in un continuo vagare che impedisce all’animo di fissarsi sui contenuti validi, assimilandoli e nutrendosi dei loro insegnamenti.

Seneca istituisce un’efficace analogia tra queste due forme di dispersione: così come chi cambia continuamente luogo finisce per collezionare molte conoscenze superficiali senza costruire alcuna vera amicizia, allo stesso modo chi salta da un autore all’altro senza soffermarsi non instaura un legame profondo e duraturo con nessuno di loro.

In entrambi i casi, il movimento meccanico e incessante è espressione di un’anima inquieta, incostante e disordinata: “Aegri animi ista iactatio est” (“Questa agitazione è tipica dell’animo malato”).

Con una marcata antitesi, sottolineata dalla ricorrenza della congiunzione cum in termini come compositae, consistere, secum, Seneca afferma che il vero segno di una mente equilibrata è invece la capacità di fermarsi, raccogliersi in sé stessa, dimorare stabilmente in un luogo fisico e mentale.