PLATONE – “Repubblica”, Libro VII

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’età classica all’Ellenismo
AUTORE: Platone
OPERA: “Repubblica
GENERE: Dialogo filosofico
DATA: IV secolo a.C.
BRANO: Libro VII

TRADUZIONE (STRALCI)

(…) Arrivati a cinquant’anni, coloro che si sono mantenuti integri e si sono particolarmente distinti in tutte le attività pratiche e in tutte le scienze dovranno essere condotti alla perfezione e costretti a volgere verso l’alto il lume dell’anima e a guardare l’essere in sé che dà luce a ogni cosa; e dopo aver visto il Bene in sé, dovranno usarlo come modello per ordinare, ciascuno a turno, la città, i privati cittadini e sé stessi per il resto della loro vita, dedicando la maggior parte del tempo alla filosofia. E quando arriva il loro turno, dovranno impegnarsi nel travaglio della politica e del governo della città pensando di compiere un’opera non bella, ma necessaria; così, dopo aver educato altri concittadini e averli lasciati al loro posto come guardiani, andranno ad abitare nelle isole dei beati. Allora la città dovrà consacrare loro monumenti e sacrifici pubblici come a esseri sovrumani, se la Pizia darà responso favorevole, altrimenti come a uomini beati e divini”.

“Hai reso i governanti bellissimi, Socrate, come uno scultore di statue!”, esclamò.

“E anche le governanti, Glaucone!”, ripresi, “Non credere che le mie parole valgano più per gli uomini che per le donne, almeno per quante di loro possiedono le doti naturali indispensabili”.

“È giusto”, disse, “se davvero parteciperanno in uguale misura a tutte le attività degli uomini, come abbiamo spiegato”. (…)

RIASSUNTO

Il settimo libro si apre con il famoso MITO DELLA CAVERNA, che viene utilizzato per spiegare in cosa consistano l’educazione (paideia) e il suo contrario (apaideusia).

Socrate descrive una caverna profonda, stretta e in pendenza, all’interno della quale vi sono dei prigionieri incatenati fin dalla nascita, che non possono neanche girare il collo per guardarsi intorno, mentre all’esterno c’è il mondo che conosciamo, con le piante, gli animali, il sole e le stelle. Alle spalle dei prigionieri è acceso un grande fuoco e tra questo e i prigionieri corre una strada, lungo la quale è stato eretto un muro. Dietro al muro si muovono delle persone che, come burattinai, trasportano statuette dalle forme disparate, le quali a loro volta proiettano un’ombra sulla parete di fondo della caverna. I prigionieri, non avendo alcuna esperienza del mondo esterno ed essendo all’oscuro di ciò che accade alle loro spalle, scambiano le ombre delle statuette e le voci delle persone che le trasportano per la realtà.

Immaginiamo che uno degli uomini incatenati nella caverna riesca a liberarsi. In primo luogo si girerebbe e si accorgerebbe delle statuette, che vedeva solo come ombre sulla parete della caverna. Esitante, inizierebbe a muoversi verso l’uscita e, una volta fuori, si troverebbe spaesato e confuso, accecato dalla luminosità del sole a cui non è abituato. Tuttavia, man mano che i suoi occhi si adattano, inizierebbe a vedere le cose come realmente sono e, infine, sarebbe in grado di guardare direttamente il sole.

L’uomo che si è liberato e ha scoperto la realtà esterna si trova di fronte a un dilemma: da una parte desidera godere della libertà conquistata, dall’altra avverte la responsabilità di liberare anche i suoi compagni prigionieri. Decide quindi di ritornare nella caverna ma, una volta rientrato, la mancanza di luce lo rende incapace di vedere, quasi come se fosse diventato cieco. Egli diviene oggetto di derisione da parte dei prigionieri rimasti, perché non riesce più a distinguere nemmeno le ombre che prima erano tutto il suo mondo. Infastiditi dal suo tentativo di portarli alla luce del sole, i suoi ex compagni si infuriano e arrivano persino a malmenarlo.

Socrate spiega il significato dei vari elementi del mito: la caverna oscura rappresenta il mondo; i prigionieri sono gli uomini, incatenati dall’ignoranza e dalle passioni; le ombre sono l’immagine superficiale delle cose, mentre le statuette si identificano con gli elementi del mondo sensibile; il fuoco è il principio che rende possibile la conoscenza del mondo sensibile; fuori dalla caverna c’è il mondo delle idee, illuminato dal sole, che rappresenta l’idea del Bene; la contemplazione della realtà esterna e del sole si identifica con la filosofia e l’ex schiavo è il filosofo, che non riesce più a vedere le ombre della caverna perché si è troppo concentrato sulle idee; questi viene deriso e maltrattato da coloro che sono ancora legati al pregiudizio.

Dopo aver esposto il mito, Socrate ne fornisce la chiave interpretativa, che riguarda la questione della paideia (educazione).

Alcuni ritengono che la conoscenza certa (epistème) non sia presente nell’anima e che, di conseguenza, educare equivalga a trasmettere informazioni, come se si dovesse infondere la vista in chi è cieco. In realtà, la capacità di apprendere è già insita nell’anima di ciascuno, ma necessita di un impegno attivo, poiché implica il passaggio dal mondo sensibile alla contemplazione della realtà immutabile delle idee.

L’educazione, quindi, non consiste nel fornire nuove informazioni o abilità assenti, ma nel guidare le persone in una vera e propria conversione, nell’indurle a volgersi dalla parte giusta, affinché possano utilizzare una capacità che già possiedono.

Socrate mette in evidenza che coloro che hanno lasciato la caverna non desiderano ritornare alle sue ombre, pertanto è necessario persuaderli a farlo. A Glaucone sembra ingiusto costringere i filosofi a rientrare nell’oscurità quando possono vivere alla luce della conoscenza vera. Socrate replica che l’obiettivo non è il piacere personale di pochi, ma il benessere collettivo della polis. Per raggiungere questo fine, è essenziale che i benefici individuali siano condivisi da tutti, che vi sia un’equa distribuzione del sapere.

Nella Callipolis, l’argomento più convincente per spingere i filosofi a impegnarsi nella vita politica è che essi non sono diventati saggi da soli, ma grazie al sostegno della città, alla quale sono debitori. Di conseguenza, devono alternarsi nella discesa verso il buio della caverna. Una volta adattatisi nuovamente all’oscurità, saranno in grado di interpretare con maggiore nitidezza le ombre proiettate, avendo contemplato altrove le idee vere, eterne e immutabili. In questo modo, la città sarà guidata da chi ha visto la luce, non da chi vive nell’illusione.

La parte conclusiva del settimo libro tratta dell’educazione dei filosofi, che deve orientare la loro anima verso l’essenza immutabile piuttosto che verso il mutevole mondo fenomenico. La ginnastica e la musica, pur essenziali, non bastano, poiché mirano principalmente a instillare equilibrio e buone abitudini.

Le discipline propedeutiche alla filosofia devono invece stimolare la capacità intellettiva di cogliere l’essenza delle cose:

  • Socrate pone l’ARITMETICA come fondamento dell’educazione filosofica dei futuri governanti, concependola come un esercizio di astrazione pura. Grazie a essa, si possono discernere entità che altrimenti sembrerebbero indistinguibili alla vista. Il calcolo mentale permette di distinguere non solo il grande dal piccolo, ma anche il pesante dal leggero, il duro dal morbido e così via.
  • La seconda disciplina è la GEOMETRIA, valorizzata non per le sue applicazioni pratiche, ma come mezzo per comprendere le realtà permanenti.
  • La terza disciplina è l’ASTRONOMIA, intesa come studio stereometrico del movimento dei corpi celesti. La sua importanza educativa non risiede nella conoscenza empirica dei corpi celesti, ma nel loro utilizzo come modelli per riflessioni concettuali.
  • Infine l’ARMONIA, che esplora il movimento armonico dal punto di vista dell’udito.

Queste quattro discipline vengono classificate da Socrate come dianoia, ovvero attività conoscitive che procedono derivando conclusioni da premesse. Esse fungono da introduzione alla DIALETTICA, regina di tutte le scienze, che consente di accedere all’essenza delle cose, cogliendo le idee universali al di sotto delle molteplici determinazioni del mondo reale.

A questo punto Socrate definisce le tappe del percorso educativo:

  • Propone che l’aritmetica, la geometria e tutta l’educazione preparatoria siano insegnate ai bambini in modo non coercitivo, mettendo alla prova le loro le loro capacità cognitive e non semplicemente impartendo loro nozioni.
  • Intorno ai vent’anni, i giovani che abbiano dato prova di possedere una comprensione globale e sistematica del loro oggetto di studio saranno selezionati per la dialettica.
  • A trent’anni, i più competenti tra questi saranno scelti per approfondire la dialettica. Fino ai cinquant’anni, alterneranno periodi di studio e di servizio politico, assumendo incarichi adatti ai giovani, come il comando militare.
  • Infine, coloro che hanno mantenuto la loro integrità alterneranno a rotazione lo studio avanzato della filosofia con ruoli di governo.

Socrate precisa che queste disposizioni si applicano equamente sia agli uomini che alle donne.

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