PLATONE – “Repubblica”, Libro VII: Anche le donne possono governare

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’Età classica all’Ellenismo
AUTORE: Platone
OPERA: “Repubblica
GENERE: Dialogo filosofico
DATA: IV secolo a.C.
BRANO: Libro VII
ARGOMENTO: Anche le donne possono governare

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nel settimo libro della “Repubblica”, Platone torna a ribadire che anche le donne possono governare, qualora possiedano le doti naturali indispensabili.

In questo libro viene delineato il percorso formativo, a carico dello Stato, per le due classi superiori dei filosofi e dei guerrieri, che culmina con la formazione del filosofo-governante.

Tale percorso deve indirizzare l’anima dei futuri governanti verso l’eterno e l’immutabile, non verso il mutevole mondo sensibile.

Le discipline preliminari alla filosofia, quali aritmetica, geometria, astronomia e armonia, sono essenziali per sviluppare la capacità di comprendere l’essenza delle cose. Socrate le definisce dianoia, attività intellettuali che preparano alla dialettica, la scienza suprema che permette di accedere alle idee universali e all’essenza reale.

Il percorso educativo delineato da Socrate prevede:

  • che ai bambini venga impartito un insegnamento non coercitivo delle discipline preliminari;
  • che intorno ai vent’anni i giovani che abbiano dato prova di possedere una comprensione globale e sistematica del loro oggetto di studio vengano selezionati per lo studio della dialettica;
  • che a trent’anni i più competenti tra questi vengano scelti per approfondire la dialettica; fino a cinquant’anni essi alterneranno periodi di studio e di servizio politico, assumendo incarichi adatti ai giovani, come il comando militare;
  • che, infine, coloro che abbiano mantenuto la loro integrità alternino lo studio avanzato della filosofia con incarichi di governo.

Socrate precisa che queste disposizioni si applicano equamente sia agli uomini che alle donne (“E anche le governanti, Glaucone!”, ripresi, “Non credere che le mie parole valgano più per gli uomini che per le donne, almeno per quante di loro possiedono le doti naturali indispensabili”. “È giusto”, disse, “se davvero parteciperanno in uguale misura a tutte le attività degli uomini, come abbiamo spiegato”).

Benché sia del tutto anacronistico considerare le affermazioni di Platone come una sorta di femminismo ante litteram, è pur vero che egli propugna un nuovo ideale pedagogico, teso a valorizzare la persona a prescindere dal sesso.