KARL MARX – “Tesi su Feuerbach”: La religione come “oppio dei popoli”

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Filosofia, Sociologia
AUTORE: Karl Marx
OPERA: “Tesi su Feuerbach” (Thesen über Feuerbach Tiesen ubach faebach)
GENERE: Saggio filosofico
DATA: 1845 (composizione), 1888 (edizione postuma)
ARGOMENTO: La religione come “oppio dei popoli”

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nelle “Tesi su Feuerbach” (1845) Marx spoglia la religione del suo misticismo, riducendola a prodotto del contesto socio-economico e accusandola di fungere da strumento di oppressione sociale (“oppio dei popoli“).

Nell’opera in esame, Marx affronta il tema della religione partendo dalle tesi di Feuerbach, che la interpretano come un fenomeno di alienazione: una proiezione delle paure, dei bisogni, delle aspirazioni e delle caratteristiche migliori dell’uomo su un’entità immaginaria, dotata di onnipotenza e onniscienza.

Tuttavia Marx critica Feuerbach per aver tracciato l’origine della religione basandosi su un concetto di uomo astratto e astorico, con caratteristiche psicologiche e antropologiche costanti.

Marx, invece, sostiene che l’uomo crea Dio all’interno della storia, in contesti sociali, culturali ed economici ben definiti. Diversi contesti generano religioni con attributi diversi:

  • La società calvinista, con la sua borghesia intraprendente nel commercio e nelle finanze, ha dato vita a una religione che vede nella prosperità e nel successo professionale il segno della grazia divina e della predestinazione alla beatitudine.
  • Al contrario il Cattolicesimo, radicato nel principio evangelico che “gli ultimi saranno i primi”, ha preso piede in società con una consistente presenza di poveri e oppressi.

Per Marx l’alienazione religiosa è proporzionale all’alienazione socio-economica, cioè si intensifica nei periodi storici in cui gli individui sono costretti a lavorare in condizioni inumane, come accade nella società industriale capitalista moderna. In questi contesti di sfruttamento, la religione agisce come “oppio dei popoli“, come “gemito di una creatura infelice“, perché legittima l’ordine esistente, calma la rabbia sociale e sopprime gli impulsi rivoluzionari degli oppressi.

La religione, quindi, si qualifica come il prodotto patologico di una società malata, e l’unico modo per estirparla è trasformare la società attraverso il conflitto di classe.