PLATONE – “Repubblica”, Libro V: Le donne possono svolgere le stesse attività degli uomini

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura greca, Filosofia
CORRENTE: Periodo di transizione dall’Età classica all’Ellenismo
AUTORE: Platone
OPERA: “Repubblica
GENERE: Dialogo filosofico
BRANO: Libro V
DATA: IV secolo a.C.
ARGOMENTO: Le donne possono svolgere le stesse attività degli uomini

TESTO DEL COLLEGAMENTO

All’epoca di Platone, ad Atene, la donna aveva principalmente il ruolo di custode della famiglia e di educatrice dei figli, pertanto era quasi sempre relegata fra le mura domestiche e non svolgeva un ruolo attivo nelle altre dimensioni del vivere sociale.

Rispetto a questa impostazione maschilista e discriminatoria, la prospettiva espressa da Platone nel quinto libro della “Repubblica” appare molto più aperta, vicina al modello educativo dell’aristocratica Sparta, dove le donne, per generare valorosi guerrieri, dovevano essere in piena forma fisica e per questo motivo erano autorizzate a frequentare stadi e palestre.

Platone mette in discussione il dogma, mai prima di allora contestato nella cultura greca, secondo il quale la differenza fra i due sessi determina una diversa divisione del lavoro.

Secondo Platone, sul piano ontologico uomini e donne si distinguono unicamente per un aspetto, relativo alla riproduzione (“perché la femmina partorisce e il maschio feconda“); sotto ogni altro profilo, non vi è alcuna giustificazione per discriminazioni di genere o per una diversa assegnazione dei ruoli. Anche nel regno animale, infatti, le funzioni non vengono attribuite in base al sesso biologico: le femmine dei cani da guardia, ad esempio, svolgono senza difficoltà gli stessi compiti di caccia e custodia dei maschi. Allo stesso modo, nella Callipolis, la città fondata sulla ragione e ispirata al “paradigma in cielo“, uomini e donne godono di pari opportunità.

È vero che le donne sono in linea di massima più deboli degli uomini, ma questo non giustifica la loro esclusione dalla vita politica attiva (“nel governo della città non c’è alcuna occupazione propria della donna in quanto donna, né dell’uomo in quanto uomo, ma le attitudini naturali sono similmente disseminate nei due sessi e natura vuole che tutte le occupazioni siano accessibili alle donne e tutte all’uomo, pur essendo la donna più debole dell’uomo in ognuna di esse”).

Da queste premesse deriva che il metodo educativo dell’uomo e della donna deve essere il più possibile simile nelle pratiche ginniche e belliche, nella musica, nella medicina e, nel caso ne abbiano le qualità, anche nell’attività di governo.