GIOVANNI PASCOLI – “Myricae”

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Decadentismo
AUTORE: Giovanni Pascoli
OPERA: “Myricae”
GENERE: Raccolta di liriche
DATA: Nove edizioni (1891, 1892, 1894, 1897, 1900, 1903, 1905, 1908, 1911)

CONTENUTO

“Myricae” è la prima raccolta di poesie di Giovanni Pascoli.

Il suo nucleo originario, composto da appena nove poesie, venne pubblicato il 10 agosto 1890 sulla rivista “Vita Nuova”. La prima edizione, comprensiva di ventidue componimenti, è del 1891, e ad essa fecero seguito altre otto edizioni, progressivamente ampliate nel numero di poesie (fino al numero definitivo di centocinquantasei) e modificate nell’ordinamento.

La versione definitiva dell’opera è divisa in quindici sezioni: “Dall’alba al tramonto”, “Ricordi”, “Pensieri”, “Creature”, “Le pene del poeta”, “L’ultima passeggiata”, “Le gioie del poeta”, “Finestra illuminata”, “Elegie”, “In campagna”, “Primavera”, “Dolcezze”, “Tristezze”, “Tramonti”, “Alberi e fiori”.

Myricae fu in sostanza un’opera in costante evoluzione, che ci permette di seguire l’evoluzione della poetica pascoliana.

Myricae è il nome latino di un arbusto, le umili tamerici menzionate da Virgilio nel secondo verso della quarta ecloga (“Sicelides Musae, paulo maiora canamus! / Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae”) in cui il poeta latino, rivolgendosi alle Muse, dichiara di voler elevare il proprio canto perché non a tutti piace la poesia semplice, simboleggiata appunto dalle humiles myricae.

Pascoli, all’opposto, con questo titolo manifesta il suo rifiuto per la poesia magniloquente della tradizione letteraria da Petrarca a Carducci e il suo interesse per le piccole cose della vita quotidiana e agreste, gli affetti intimi e familiari, rappresentati con uno stile apparentemente semplice.

La poesia di Myricae nasce dalla prospettiva pura e innocente del fanciullino interiore, che riesce a percepire il mondo con una sensibilità immaginativa, non ancora intaccata dalle convenzioni sociali, dal sapere acquisito e dalle consuetudini. Questo sguardo vergine è in grado di reinterpretare la realtà, attribuendo nuovi nomi agli oggetti e rivelando le sottili e misteriose connessioni esistenti fra gli elementi naturali, e fra l’io del poeta e l’ambiente circostante.

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