DONNA – I mille volti della donna: la “donna angelo”

Nato nel Duecento con lo Stilnovismo, lo stereotipo della donna-angelo ha contribuito a negare alla donna la piena espressione della sua corporeità e della sua complessità interiore, imponendole il ruolo di figura eterea, destinata non a vivere, ma a essere contemplata e idealizzata:

Questa concezione spirituale della donna, come figura salvifica e mediatrice tra cielo e terra, ha attraversato i secoli, sopravvivendo a rivoluzioni culturali e trasformazioni sociali, caricandosi via via di significati sempre nuovi.

Nei “Promessi sposi” di ALESSANDRO MANZONI, Lucia è una figura angelica la cui apparente fragilità assume un valore dinamico e trasformativo. Attraverso la forza morale che deriva dalla sua innocenza e fede incrollabile, Lucia supera la condizione di vittima inerme, assumendo un ruolo attivo nella conversione e nel riscatto dell’Innominato:

Nel romanzo “Il piacere” di GABRIELE D’ANNUNZIO, la figura della donna-angelo è incarnata da Maria Ferres, simbolo di virtù e spiritualità in un mondo dominato dalla decadenza morale:

Anche nella poesia di EUGENIO MONTALE le figure femminili (Annetta degli “Ossi di seppia”, Clizia delle “Occasioni” e  della “Bufera e altro”, Mosca di “Satura”) assumono un ruolo salvifico. Più che presenze reali, esse incarnano un ideale di grazia, saggezza e conoscenza, fungono da mediatrici tra il poeta e una verità superiore, un altrove irraggiungibile che si contrappone al vuoto e all’aridità dell’esistenza quotidiana: