EUGENIO MONTALE – “La bufera e altro”, “La bufera”

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Antinovecentismo
AUTORE: Eugenio Montale
OPERA: “La bufera e altro
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1956
COMPONIMENTO: “La bufera”
GENERE DEL COMPONIMENTO: Poesia in versi liberi (con prevalenza di endecasillabi)

TESTO

Les princes n’ ont point d’ yeux pour voir ces grand’ s merveilles,
leurs mains ne servent plus qu’ à nous persécuter

“I principi non hanno occhi per vedere queste grandi meraviglie,
le loro mani servono solo a perseguitarci”
(“À Dieu” di Agrippa d’Aubignè)

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,

(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell’oro
che s’è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)

il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d’istante – marmo manna
e distruzione – ch’entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l’amore a me, strana sorella, –

e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa…

Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,

mi salutasti – per entrar nel buio.

RIASSUNTO

PRIMA STROFA

Nella prima strofa viene descritta una bufera marzolina, che rovescia tuoni e grandine sulle foglie dure della magnolia. È Montale stesso, in una lettera a Silvio Guarnieri del 29 novembre 1965, a spiegare che “la bufera è la guerra, in ispecie quella guerra dopo quella dittatura (vedi epigrafe); ma è anche guerra cosmica, di sempre e di tutti”.
La metafora della bufera, quindi, allude alla Seconda guerra mondiale, che ha travolto l’Europa.

SECONDA STROFA

Nella seconda strofa, costituta da un inciso racchiuso tra parentesi tonte, siamo trasportati lontano dall’Europa e dalla guerra, oltreoceano, negli Stati Uniti, dove Clizia, alias Irma Brandeis, grande amore del poeta, ha fatto ritorno. Nella sua dimora tranquilla (“nel tuo nido notturno”) la donna viene destata dal sonno dal rumore della grandine, paragonato a un tintinnio di cristalli. Questo suono è l’eco attutita dei bombardamenti che squarciano l’Europa. La donna riposa al sicuro, e sotto le sue palpebre brucia ancora un granello (“grana di zucchero”) della luce dorata del tramonto, che si è spenta sui mobili pregiati (“sui mogani”) e sui libri rilegati della sua abitazione.
Il mondo di Clizia, fatto di dolcezza, raffinatezza e cultura, viene implicitamente contrapposto allo scenario devastato e lacerato dell’Europa in guerra.

TERZA STROFA

In una frazione di secondo un lampo – probabilmente lo scoppio di un ordigno bellico – illumina, tinge di bianco (“candisce”) alberi e muri, li coglie come una macchina fotografica in un istante che porta in sé l’eternità, la pura essenza delle cose (“quella eternità d’istante”).
A quest’immagine segue un inciso di difficile interpretazione, sul cui significato lo stesso Montale fornisce preziose indicazioni nella lettera a Guarnieri: “manno marna e distruzione” sono elementi del carattere di Clizia che l’accomunano al poeta e che la legano a lui più dell’amore. Questi tratti caratteriali la rendono “strana sorella” di Montale, in una sorta di fratellanza spirituale, ma sono per lei una condanna che porta scolpita nell’anima.

QUARTA STROFA

Lo scenario bellico esplode davanti ai nostri occhi attraverso un climax di suoni aspri, laceranti, dissonanti, che evocano la distruzione e il crollo: “lo schianto rude”, il suono dei sistri (strumenti musicali egizi che rimandano al culto dei morti), i tamburelli che rimbombano su un baratro (definito “fossa fuia”, cioè ladra, perché ruba vite umane), il fastidioso scalpiccio del fandango (una danza andalusa dal ritmo veloce).
Qualcuno gesticola, annaspa, cecando di scampare all’abisso della morte.

QUINTA E SESTA STROFA

La quinta strofa, che si lega all’ultima, brevissima, stabilisce un paragone fra la guerra che annienta l’Europa e un episodio traumatico vissuto dal poeta qualche anno prima, quando l’amata Clizia aveva abbandonato l’Italia per rifugiarsi negli Stati Uniti. La donna angelo, la portatrice di salvezza, si era voltata indietro, con un gesto della mano aveva salutato il poeta ed era entrata nel buio della distanza e della separazione, lasciandolo solo nella disperazione.

PERCORSI INTERDISCIPLINARI