PERCORSI INTERDISCIPLINARI
- DIRITTI – Articolo 2, “Dichiarazione universale dei diritti umani”: a ogni individuo spettano tutti i diritti e libertà senza distinzione di sesso
- DONNA – I mille volti della donna: la “vestale” del focolare domestico e la custode della tradizione
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura greca
CORRENTE: Età classica
AUTORE: Euripide
OPERA: “Le Troiane“
GENERE: Tragedia
DATA: 415 a.C.
BRANO: Secondo episodio (versi 568-798)
ARGOMENTO: Andromaca, donna dell’”oikos”
TESTO DEL COLLEGAMENTO
La tragedia di Euripide intitolata “Le Troiane” (415 a.C.) porta in scena la drammatica condizione delle donne Troiane all’indomani della distruzione di Troia a opera dei Greci.
L’araldo degli Achei, Taltibio, si presenta alla vecchia regina ECUBA per annunciarle il destino di schiavitù che attende le donne troiane e a quali capi ellenici verranno assegnate: CASSANDRA è destinata ad Agamennone, mentre sul destino dell’altra figlia, POLISSENA, le parole del messaggero sono vaghe e allusive (sarebbe stata “assegnata” alla tomba di Achille, un’espressione ambigua che lascia intuire la sua morte). ANDROMACA sarà data in schiavitù al figlio di Achille, mentre Ecuba stessa verrà consegnata al subdolo e spregevole Odisseo.
Euripide è maestro nel rappresentare con sensibilità e acume i pensieri più intimi delle figure femminili, tanto che la maggior parte delle sue tragedie porta il nome di una donna. Nelle “Troiane” il poeta esplora il dolore, lo smarrimento e l’umiliazione che travolgono un gruppo di donne ridotte a bottino di guerra, e lo fa attraverso le parole di Ecuba, vedova, privata dei figli e costretta alla schiavitù nella fragilità della vecchiaia; di Cassandra, sacerdotessa violata nella sacralità del suo ruolo; e di Andromaca, moglie e madre virtuosa strappata ai suoi affetti più cari.
Fin dal suo ingresso in scena, a bordo di un carro nemico e con il piccolo Astianatte stretto al seno, Andromaca appare destinata a commuoverci fino alle lacrime. Lo spettatore entra immediatamente in empatia con la sua dignitosa disperazione, comprendendo come la perdita di Ettore rappresenti per lei non solo la fine dell’amore, ma anche una frattura irreparabile nella sua identità di donna, di moglie e di madre.
Andromaca, infatti, incarna idealmente la figura di custode dell’oikos, cuore e fondamento della società greca. Ha sempre vissuto confinata nella sfera domestica, un mondo privato e appartato in cui svolgeva le attività quotidiane di filatura e di tessitura e adempiva a doveri precisi: conservare e trasmettere il patrimonio familiare, assicurare la continuità della stirpe. Nobile e rispettata, ma pur sempre subordinata e silenziosa, la sua esistenza era definita esclusivamente dalla relazione con l’uomo e con la casa.
Ora che è vedova, in procinto di sottomettersi a Neottolemo, Andromaca si scopre priva di ogni punto di riferimento: non sa come preservare la propria identità di donna virtuosa, l’unico ruolo che la definisce agli occhi degli altri e di sé stessa. Costretta a condividere il letto con un altro uomo, è combattuta tra repulsione e senso del dovere.
La sua sofferenza nasce dal contrasto tra il presente, in cui le si impone il rispetto del decoro e della virtù femminile come vuote formalità, e il ricordo di un passato in cui quegli stessi valori erano vissuti nella libertà della scelta e nella pienezza degli affetti.
Se con Ettore la strada del matrimonio e dell’oikos era stata accolta con gioia e percorsa con dedizione, ora nulla ha più senso.
Ma non c’è modo di deviare dal tracciato che la società antica impone alle donne: silenzio, rassegnazione, accettazione, oblio di sé stesse.