MATERIA: Filosofia
AUTORE: Friedrich Nietzsche
OPERA: “La gaia scienza” (Die fröhliche Wissenschaft)
GENERE: Saggio filosofico
DATA: 1887
BRANO: Aforisma 125
TESTO
Der tolle Mensch. — Habt ihr nicht von jenem tollen Menschen gehört,
der am hellen Vormittage eine Laterne anzündete, auf den Markt lief und unaufhörlich
schrie: „Ich suche Gott! Ich suche Gott!“ — Da dort gerade Viele von Denen zusammen
standen, welche nicht an Gott glaubten, so erregte er ein grosses Gelächter. Ist er denn
verloren gegangen? sagte der Eine. Hat er sich verlaufen wie ein Kind? sagte der Andere.
Oder hält er sich versteckt? Fürchtet er sich vor uns? Ist er zu Schiff gegangen?
ausgewandert? — so schrieen und lachten sie durcheinander. Der tolle Mensch sprang mitten
unter sie und durchbohrte sie mit seinen Blicken. „Wohin ist Gott? rief er, ich will es euch
sagen! Wir haben ihn getötet, — ihr und ich! Wir Alle sind seine Mörder!
Aber wie haben wir diess gemacht? Wie vermochten wir das Meer auszutrinken? Wer gab
uns den Schwamm, um den ganzen Horizont wegzuwischen? Was thaten wir, als wir diese
Erde von ihrer Sonne losketteten? Wohin bewegt sie sich nun? Wohin bewegen wir uns? Fort
von allen Sonnen? Stürzen wir nicht fortwährend? Und rückwärts, seitwärts, vorwärts, nach
allen Seiten? Giebt es noch ein Oben und ein Unten? Irren wir nicht wie durch ein
unendliches Nichts? Haucht uns nicht der leere Raum an? Ist es nicht kälter geworden?
Kommt nicht immerfort die Nacht und mehr Nacht? Müssen nicht Laternen am Vormittage
angezündet werden? Hören wir noch Nichts von dem Lärm der Todtengräber, welche Gott
begraben? Riechen wir noch Nichts von der göttlichen Verwesung? — auch Götter verwesen!
Gott ist todt! Gott bleibt todt! Und wir haben ihn getödtet! Wie trösten wir uns, die Mörder
aller Mörder? Das Heiligste und Mächtigste, was die Welt bisher besass, es ist unter unseren
Messern verblutet, — wer wischt diess Blut von uns ab? Mit welchem Wasser könnten wir
uns reinigen? Welche Sühnfeiern, welche heiligen Spiele werden wir erfinden müssen? Ist
nicht die Grösse dieser That zu gross für uns? Müssen wir nicht selber zu Göttern werden,
um nur ihrer würdig zu erscheinen? Es gab nie eine grössere That, — und wer nur immer
nach uns geboren wird, gehört um dieser That willen in eine höhere Geschichte, als alle
Geschichte bisher war!“ — Hier schwieg der tolle Mensch und sah wieder seine Zuhörer an:
auch sie schwiegen und blickten befremdet auf ihn. Endlich warf er seine Laterne auf den
Boden, dass sie in Stücke sprang und erlosch. „Ich komme zu früh, sagte er dann, ich bin
noch nicht an der Zeit. Diess ungeheure Ereigniss ist noch unterwegs und wandert, — es ist
noch nicht bis zu den Ohren der Menschen gedrungen. Blitz und Donner brauchen Zeit, das
Licht der Gestirne braucht Zeit, Thaten brauchen Zeit, auch nachdem sie gethan sind, um
gesehen und gehört zu werden. Diese That ist ihnen immer noch ferner, als die fernsten
Gestirne, — Und doch haben sie dieselbe getan“ — Man erzählt
noch, dass der tolle Mensch des selbigen Tages in verschiedene Kirchen eingedrungen sei
und darin sein Requiem aeternam deo angestimmt habe. Hinausgeführt und zur Rede
gesetzt, habe er immer nur diess entgegnet: „Was sind denn diese Kirchen noch, wenn sie
nicht die Grüfte und Grabmäler Gottes sind?“ —
TRADUZIONE
Non avete sentito parlare di quell’uomo folle che, in pieno mattino, accese una lanterna, corse al mercato e si mise a gridare senza sosta: “Cerco Dio! Cerco Dio!”?
Poiché proprio in quel luogo si trovavano radunati molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa.
“Si è forse smarrito?” disse uno. “Si è perso come un bambino?” chiese un altro. “Si sta nascondendo? Ha paura di noi? È salpato in mare? È emigrato?” – così gridavano e ridevano.
L’uomo folle balzò in mezzo a loro e li trafisse con il suo sguardo:
“Dov’è andato Dio?” esclamò. “Ve lo dirò io! Siamo stati noi a ucciderlo – voi ed io! Siamo tutti noi i suoi assassini!”
Ma come abbiamo fatto? Come abbiamo potuto prosciugare il mare? Chi ci ha dato la spugna per cancellare l’intero orizzonte?
Che cosa abbiamo fatto quando abbiamo svincolato la Terra dal suo Sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che andiamo noi? Lontani da tutti i soli? Non è un eterno precipitare, il nostro? Indietro, di lato, in avanti, in tutte le direzioni? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando attraverso un nulla infinito? Non alita su di noi il respiro del vuoto? Non si è forse fatto più freddo? Non avanza incessantemente la notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne in pieno giorno? Dello strepito dei becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della putrefazione divina? Anche gli dèi si decompongono!
Dio è morto! Dio resta morto! E siamo stati noi a ucciderlo! Come ci consoleremo noi, i più grandi assassini di tutti? Ciò che di più sacro e potente il mondo abbia mai posseduto è stato dissanguato sotto i nostri coltelli – chi laverà via questo sangue? Con quale acqua potremmo purificarci? Quali riti espiatori, quali sacri giochi dovremo inventare? Non è forse troppo grande per noi questa impresa? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, almeno per esserne degni? Non ci fu mai un’azione più grande – e chiunque nascerà dopo di noi, in virtù di questo atto, apparterrà a una storia più alta di tutta la storia precedente!”
Qui l’uomo folle tacque e guardò di nuovo i suoi ascoltatori; anch’essi tacevano e lo osservavano sbigottiti. Infine scagliò a terra la sua lanterna, che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto”, disse poi. “Il mio tempo non è ancora giunto. Questo evento immenso è ancora in viaggio e sta avanzando – non è ancora giunto alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono richiedono tempo, la luce delle costellazioni richiede tempo, anche le azioni richiedono tempo per essere viste e udite, anche dopo che sono state compiute. Questa impresa è ancora più lontana da loro delle stelle più lontane – eppure sono stati loro a compierla”.
Si racconta che, quello stesso giorno, l’uomo folle sia entrato in diverse chiese e abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Espulso e interrogato, si dice che rispondesse sempre e solo con queste parole: “Che cosa sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”.
RIASSUNTO
La morte di Dio è proclamata in questo celebre aforisma attraverso il noto racconto dell'”uomo folle” (il filosofo-poeta), che ne dà il grande annuncio al cospetto degli uomini del mercato (questi rappresentano gli intellettuali dell’Ottocento che, nel loro ingenuo ottimismo, non hanno ancora preso coscienza della crisi di ogni certezza metafisica).
L’uccisione di Dio è paragonata all’atto di “vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia“, di cancellare l’orizzonte con una spugna, di separare la Terra dal Sole. Essa produce un senso di smarrimento, una vertigine esistenziale (“Esiste ancora un alto e una basso? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina?“).
Ne deriva che, per rendersi degno di un atto sovrumano come l’uccisione di Dio, l’uomo deve farsi superuomo.
L’uomo folle del racconto sa di essere in anticipo sui tempi (“Vengo troppo presto … non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino“) ed è consapevole che il suo uditorio non è ancora pronto a recepire un messaggio così sovversivo.
Con il suo potente annuncio fa irruzione nelle chiese, ormai ridotte a “sepolcri di Dio“, così come le religioni storiche non sono altro che relitti del passato.