GIOVANNI VERGA – “I Malavoglia”, Capitolo X

INDICE
DATI GENERALI
RIASSUNTO DETTAGLIATO

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Verismo
AUTORE: Giovanni Verga
OPERA: “I Malavoglia
GENERE DELL’OPERA: Romanzo
DATA DELL’OPERA: 1881
BRANO: Capitolo X

Torna all’indice

RIASSUNTO DETTAGLIATO

‘Ntoni esce in mare tutti i giorni, anche quando il tempo è avverso: vuole che Barbara Zuppidda “s’abbia a mangiare i gomiti” per avergli chiuso la porta in faccia.

Il denaro che i membri della famiglia Malavoglia riescono a racimolare viene diviso: una parte è destinata a Piedipapera per il debito, mentre il resto serve per le spese quotidiane.

La pesca, però, non è sempre buona. Spesso il mare è agitato e il cielo carico di pioggia. Dopo ogni rientro, stanchi e infreddoliti, i Malavoglia si raccolgono intorno al focolare che accende la Longa. Quando la pesca è abbondante e servono più ceste per trasportarla, Mena, Lia e Nunziata con i suoi fratellini accorrono in processione per aiutarli.

Una sera il tempo è minaccioso: il cielo è coperto di nuvole nere, il vento soffia impetuoso e il mare ha il colore della sciara. All’improvviso, un’ondata violenta fa scricchiolare la Provvidenza e la solleva in aria. Il nonno ordina a ‘Ntoni di ammainare la vela. La barca cavalca le onde, i Malavoglia remano con tutte le loro forze, ma la potenza del mare è implacabile. A un tratto si ode uno schianto e il grido di un uomo in punto di morte. Quando il vento strappa via la vela, i fratelli scorgono il nonno a terra, con la testa insanguinata. La barca, prima di schiantarsi contro uno scoglio, compie un balzo e si rovescia sulla riva.

Le guardie della dogana, accortesi dell’incidente, accorrono con lanterne e corde per prestare soccorso. Il nonno sembra morto, ma poi si rianima e chiede di essere portato a casa su una scala. Maruzza e Mena lo vedono arrivare in questo modo, con il volto pallido come quello di un morto. Don Franco, lo speziale, gli fascia la testa, ma avverte che, se non sopraggiunge la febbre, il vecchio se ne andrà.

Per due o tre giorni padron ‘Ntoni è sospeso tra la vita e la morte: la febbre è forte ed è tormentato da una sete insaziabile. Ogni mattina, don Ciccio si reca a medicarlo, gli tasta il polso e scrolla la testa. Nella casa del Nespolo le donne pregano incessantemente, mentre ‘Ntoni piange al capezzale del nonno. Una sera il vecchio chiama i familiari accanto a sé. Raccomanda loro di restare uniti: prima deve sposarsi Mena, poi Lia, e con i risparmi che riusciranno a mettere da parte dovranno ricomprare la casa del Nespolo. Li esorta anche a non vendere la barca, sebbene sia vecchia; poi chiede che venga mandato a chiamare don Giammaria, perché vuole confessarsi. Il prete arriva la mattina successiva, ma il medico dichiara che padron ‘Ntoni sta meglio e i Malavoglia gridano al miracolo.

In paese si vocifera che Barbara la Zuppidda abbia messo gli occhi su don Michele, e si scommette sull’esito della vicenda. ‘Ntoni affoga il dispiacere all’osteria e, quando si ubriaca, bestemmia contro don Michele, che gli ha rubato la ragazza. Quest’ultimo nega ogni cosa e per un po’ evita di farsi vedere in giro: è infuriato con la Santuzza, convinto che sia lei a diffondere certe maldicenze.

Nel frattempo il nonno migliora. Lo mettono a sedere sulla soglia di casa, dove trascorre le giornate osservando la vita del paese. Quando riesce a rimettersi in piedi, lo portano sulla riva. La sera si gode la compagnia dei suoi cari e stenta a credere di aver davvero scampato la morte. Col passare del tempo torna a camminare e, infine, riprende anche il mare.

Le cose migliorano: i Malavoglia riescono a ripagare mastro Zuppiddu e a far rattoppare ancora una volta la Provvidenza. Padron ‘Ntoni, ogni volta che incrocia zio Crocifisso, gli ripete che salderanno il debito e che la casa del Nespolo tornerà a loro, perché è sempre stata la loro. Zio Crocifisso suggerisce di far sposare Mena con Alfio Mosca e Piedipapera, sempre in giro per la piazza, racconta di aver visto la Vespa e Brasi Cipolla intenti a fare progetti di fuga.

Mena non ha indossato il fazzoletto nero quando Brasi l’ha lasciata; anzi, ha ripreso a cantare mentre fila al suo telaio.

In quel periodo il mare è generoso: c’è abbondanza di acciughe, una vera fortuna per tutto il paese. I rigattieri accorrono da padron ‘Ntoni con il denaro in mano, pronti a comprare, ma lui resiste: vuole aspettare la festa di Ognissanti, sperando di vendere le acciughe a un prezzo più alto. Ormai mancano solo pochi denari per poter riprendere la casa.

Torna all’indice

Capitolo precedente          •          Capitolo successivo