MATERIA: Filosofia
AUTORE: Henri Bergson
OPERA: “Saggio sui dati immediati della coscienza” (Essai sur les données immédiates de la conscience)
GENERE: Saggio filosofico
DATA: 1889
INDICE
RIASSUNTO PER CAPITOLI
PERCORSI INTERDISCIPLINARI
RIASSUNTO PER CAPITOLI
In questo fondamentale saggio Bergson presenta la distinzione tra il tempo oggettivo della scienza e il tempo soggettivo della vita.
Il saggio si articola in tre capitoli, a cui si aggiungono una prefazione e una sintetica conclusione.
- CAPITOLO I – “SULL’INTENSITÀ DEGLI STATI PSICHICI”
In questo capitolo Bergson spiega il motivo per cui gli stati psichici debbano essere esclusi da tutto ciò che è quantitativo e misurabile.
Quando si studiano gli stati interni, è errato parlare della loro intensità come di una grandezza misurabile. Bergson sostiene che ciò che percepiamo come intensità di uno stato psichico è in realtà una qualità, e che è solo a causa di un’illusione che la interpretiamo come una grandezza quantitativa.
- CAPITOLO II – “SULLA MOLTEPLICITÀ DEGLI STATI DI COSCIENZA E L’IDEA DI DURATA”
Bergson critica la psicologia associazionista, la quale ritiene che gli eventi psichici complessi siano formati da elementi psichici più semplici associati tra loro.
Secondo il filosofo francese è sbagliato considerare i primi come semplice addizione numerica dei secondi perché, a differenza degli elementi della realtà esterna che sono contigui senza che vi sia tra loro intima fusione, gli stati di coscienza sono reciprocamente e intimamente compenetrati, e non si può numerarli senza stravolgere la loro natura.
L’insieme degli stati psichici, che si succedono in un flusso inarrestabile senza né un prima né un poi, costituisce la durata della vita interiore.
Invece, al di fuori della coscienza, nella realtà, esiste solo la simultaneità. Non è vero che le cose esterne si succedono nel tempo, come se questo fosse un contenitore che le ospita oppure una loro proprietà intrinseca. L’ora segnata da un orologio è solo una determinata posizione assunta dalle lancette sul quadrante. Fuori dalla coscienza, nello spazio, vi è quell’unica posizione della lancetta, “in quanto non resta nulla delle posizioni passate“. È la coscienza, nella quale il ricordo delle posizioni precedenti si compenetra con quelle successive, a creare l’illusione di un tempo esteriore e oggettivo.
In conclusione, il tempo omogeneo della scienza e del senso comune non esiste nella realtà, ma è generato dalla coscienza e quest’illusione viene proiettata anche sugli stati psichici, che vengono interpretati come distinti e successivi.
- CAPITOLO III – “SULL’ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI DI COSCIENZA E LA LIBERTÀ”
Bergson prende in esame sia le tesi di coloro che negano la libertà dell’essere umano sia di coloro che la affermano:
– I deterministi negano la libertà ritenendo che, dati alcuni antecedenti, da essi derivi come risultante un unico atto possibile.
– Al contrario, i sostenitori del libero arbitrio ritengono che la stessa serie di antecedenti può dare luogo a diversi atti tutti egualmente possibili.
Sia gli uni che gli altri incorrono, secondo Bergson, in un errore fondamentale.
Per poter affermare che un dato sentimento provoca una certa decisione o una determinata azione, occorrerebbe considerare il sentimento e la decisione come cose distinte. Ma poiché nel profondo della coscienza tutto è compenetrato con tutto, dire che l’io è determinato da un sentimento è come dire che l’io si determina da sé, cioè è libero.
PERCORSI INTERDISCIPLINARI
- CRISI DELLE CERTEZZE – Crisi dei fondamenti fisico-matematici
“Saggio sui dati immediati della coscienza”: Il tempo omogeneo della scienza non esiste nella realtà