INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO
DATI GENERALI
MATERIA: Letteratura italiana
CORRENTE: Rinascimento
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe”
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo II “De Principatibus hereditariis” (I principati ereditari)
IL CAPITOLO IN BREVE
Machiavelli, concentrandosi sui principati dopo aver già trattato le repubbliche nei “Discorsi”, sostiene che quelli ereditari si mantengono più facilmente di quelli nuovi, se non si stravolge l’ordine degli antenati e ci si adatta a eventuali imprevisti.
Machiavelli cita come modello di principato ereditario i duchi di Ferrara, che resistettero ai Veneziani e alla Lega Santa grazie alla loro radicata tradizione dinastica.
RIASSUNTO DETTAGLIATO
In questo capitolo Machiavelli dichiara di voler tralasciare il discorso sulle repubbliche, già affrontato nel primo libro dei “Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio”, per concentrarsi esclusivamente sui principati e sul problema di come governarli e mantenerli.
La sua tesi è che i principati ereditari siano molto più facili da mantenere di quelli nuovi.
Al principe ereditario è sufficiente non stravolgere l’ordine stabilito dagli antenati e adattarsi agli imprevisti. Non occorrono doti eccezionali per conservare il potere, a meno che una forza del tutto straordinaria non lo travolga. E anche in questo caso la caduta non è definitiva: il principe legittimo avrà la possibilità di riacquistare il dominio perduto al primo rovescio di fortuna dell’usurpatore.
A conferma di ciò Machiavelli porta l’esempio dei duchi di Ferrara ERCOLE I e ALFONSO I D’ESTE. Il primo resistette ai Veneziani in occasione della cosiddetta “guerra del sale” del 1484, il secondo alla Lega Santa promossa da papa Giulio II nel 1510, ed entrambi superarono quegli attacchi grazie all’antica e profonda radicazione della loro dinastia nel territorio ferrarese.
Un principe ereditario ha meno motivi per entrare in conflitto con i propri sudditi, e per questo tende a essere più amato, a meno che vizi eccezionali non lo rendano odioso. Inoltre l’antichità e la continuità del dominio cancellano la memoria e il desiderio di cambiamento.