NICCOLÒ MACHIAVELLI – “Il principe”

MATERIA: Letteratura italiana

AUTORE: Niccolò Machiavelli

OPERA: “Il principe”

GENERE: Trattato politico

DATA: 1532

 

 

INDICE
IL CONTENUTO IN BREVE
VICENDA EDITORIALE
RIASSUNTO PER CAPITOLI

IL CONTENUTO IN BREVE

Questo breve trattato politico, con cui Machiavelli inaugura la scienza politica moderna, si propone di individuare le regole e i comportamenti che permettono a un principe di conquistare, mantenere e consolidare il suo potere politico.

È costituito da 26 capitoli preceduti da una dedica, e dal punto di vista tematico può essere suddiviso in quattro sezioni principali:

  • Le varie tipologie di principato (Capitoli I-XI): Machiavelli prende in esame le diverse tipologie di principato.
    Individua due forme principali:
    i principati ereditari, cioè le monarchie dinastiche già affermate, in cui il potere si tramanda all’interno della stessa famiglia;
    i principati nuovi, che comportano l’abbattimento violento di un ordinamento precedente; all’interno di questa categoria, distingue ulteriormente i principati misti, in parte ereditari e in parte nuovi, derivanti dall’annessione di territori conquistati a un nucleo di stato preesistente. L’acquisizione di un principato nuovo può avvenire per virtù o per fortuna, con armi proprie o con armi altrui. Machiavelli indica nei principati ottenuti per virtù e con forze proprie quelli più solidi nel tempo.
    A queste tipologie si aggiungono:
    – i principati ecclesiastici, i quali rispondono a logiche del tutto peculiari;
    – i principati civili, cioè quelli in cui un semplice cittadino viene innalzato al rango di principe.
  • L’organizzazione delle forze militari (Capitoli XII-XIV): Questa sezione rappresenta un breve trattato sulle milizie. Tra quelle proprie, quelle mercenarie, quelle ausiliarie (inviate in aiuto da un potente vicino) e quelle miste (composte in parte da soldati reclutati dal principe, in parte mercenarie), solo le prime sono in grado, secondo il parere di Machiavelli, di garantire la sicurezza dello Stato. Comandate dal Principe e formate dai suoi sudditi, si contrappongono decisamente alle compagnie di ventura, prezzolate e in balia di eventi diversi. Proprio il massiccio ricorso alle truppe mercenarie costituisce una delle cause principali della cronica fragilità degli Stati italiani.
  • Le qualità e i comportamenti che si addicono al principe (Capitoli XV-XXIII): L’interesse dichiarato da Machiavelli è l’utilità pratica, basata sulla “verità effettuale” (la realtà) anziché su ideali astratti, poiché chi ignora i comportamenti reali degli uomini è destinato a fallire. Ne deriva che il principe, per il bene dello Stato, deve saper agire anche contro morale e religione quando le circostanze lo richiedono: preferire parsimonia, crudeltà e opportunismo a magnificenza, indulgenza e lealtà, ricorrendo, se serve, all’astuzia della volpe e alla violenza del leone. Deve però evitare tali comportamenti quando non sono necessari o rischiano di comprometterne il potere. Su queste premesse Machiavelli passa in rassegna i possibili comportamenti di un principe: liberalità e parsimonia; crudeltà e pietà; l’opportunità di farsi amare o farsi temere dai sudditi; lealtà e slealtà; il modo di sottrarsi a disprezzo e odio; l’utilità delle fortezze; le strategie per farsi stimare; il rapporto con segretari e adulatori.
  • La misera condizione dell’Italia e l’appello ai Medici (Capitoli XXIV-XXVI): I tre capitoli conclusivi si concentrano sulla situazione politica dell’Italia contemporanea, la cui rovina Machiavelli attribuisce non alla fortuna avversa, ma all’ignavia e all’incapacità dei suoi principi. A questa denuncia si accompagna una riflessione più ampia sull’incidenza della fortuna nella vita degli uomini e sulla capacità della virtù di dominare le vicende umane.
    L’opera si chiude con un’appassionata esortazione ai Medici affinché riscattino l’Italia e la affranchino dal dominio straniero.

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VICENDA EDITORIALE

Machiavelli elaborò il nucleo principale del trattato in un periodo relativamente breve, durante gli ultimi mesi del 1513, nel podere dell’Albergaccio, dove era stato confinato in seguito al ritorno dei Medici al governo di Firenze e alla conseguente esclusione dalla vita politica.  

Alla prima stesura furono aggiunte successivamente la dedica a Lorenzo de’ Medici il Giovane e l’esortazione finale alla liberazione dell’Italia dal dominio straniero.

Il trattato fu pubblicato soltanto dopo la morte dell’autore, a Roma, nel gennaio del 1532.

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RIASSUNTO PER CAPITOLI

  • Dedica
    Machiavelli dedica l’opera a Lorenzo de’ Medici: offre in dono la sua esperienza pratica e lo studio delle grandi vicende storiche, nella speranza di ottenere considerazione presso il nuovo signore di Firenze.
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  • Capitolo I
    M. classifica i principati in ereditari o nuovi, questi ultimi acquistati con armi proprie o altrui, con virtù o con fortuna.
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  • Capitolo II
    I principati ereditari sono i più facili da mantenere, perché basta seguire le tradizioni dei predecessori e non innovare.
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  • Capitolo III
    I principati misti (nuovi stati aggiunti a territori già posseduti) sono difficili da governare per il malcontento dei nuovi sudditi; analisi delle strategie di Luigi XII in Italia.
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  • Capitolo IV
    M. porta a modello il regno di Dario che, conquistato da Alessandro Magno, non si ribellò dopo la sua morte: ne è la causa il tipo di organizzazione dello stato conquistato (accentrato o feudale).
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  • Capitolo V
    Le città abituate a vivere libere con leggi proprie, una volta conquistate, vanno distrutte, oppure il principe deve andarvi ad abitare o ancora lasciarle vivere con le proprie leggi.
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  • Capitolo VI
    I principati nuovi acquistati con virtù propria (come quelli di Mosè, Ciro, Romolo, Teseo) sono difficili da conquistare ma facili da mantenere, perché fondati su solide basi.
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  • Capitolo VII
    I principati nuovi ottenuti con le armi altrui o per fortuna (come quello di Cesare Borgia) sono facili da acquistare ma difficili da mantenere, se non si possiede grande virtù propria.
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  • Capitolo VIII
    In merito a chi giunge al potere tramite crimini e scelleratezze (come Agatocle di Siracusa) M. distingue tra crudeltà “bene usate” (rapide e necessarie) e “male usate” (che si protraggono nel tempo).
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  • Capitolo IX
    Del principato civile, ottenuto col favore del popolo o dei nobili: il principe deve appoggiarsi soprattutto al popolo, più affidabile della nobiltà.
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  • Capitolo X
    Come si misurano le forze di un principato: un principe forte deve poter difendersi da solo, altrimenti dipende dalla protezione altrui.
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  • Capitolo XI
    I principati ecclesiastici si mantengono grazie all’autorità religiosa, indipendentemente dal comportamento del principe, come dimostra l’ascesa di potere della Chiesa sotto Alessandro VI e Giulio II.
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  • Capitolo XII
    Delle milizie mercenarie: Machiavelli le condanna come inutili e pericolose, perché infide e prive di reale motivazione a combattere.
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  • Capitolo XIII
    Delle milizie ausiliarie (prestate da altri stati) e miste: anch’esse rischiose, perché espongono il principe alla dipendenza da potenze straniere; solo le armi proprie garantiscono sicurezza.
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  • Capitolo XIV
    Il principe deve dedicarsi soprattutto all’arte della guerra, studiandola sia in pace che in guerra e allenandosi nel corpo e nella mente, poiché è la base del potere e della sua conservazione.
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  • Capitolo XV
    M. introduce il tema centrale dell’opera: il principe deve agire secondo necessità politica, discostandosi se serve dalla morale comune, per non perdere lo stato.
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  • Capitolo XVI
    Sulla liberalità e la parsimonia: è meglio che il principe sia reputato parsimonioso al fine di non essere costretto, per apparire generoso, a gravare il popolo di tasse.
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  • Capitolo XVII
    Sulla crudeltà e la clemenza: è più sicuro essere temuti che amati, purché non si cada nell’odio, poiché il timore dipende dal principe mentre l’amore dipende dai sudditi.
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  • Capitolo XVIII
    Il principe non deve mantenere la parola quando ciò gli sia dannoso: deve saper essere volpe (astuzia) e leone (forza), curando più l’apparenza della virtù che la virtù stessa.
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  • Capitolo XIX
    Il principe deve evitare a ogni costo il disprezzo e l’odio dei sudditi, evitando di essere ritenuto volubile, frivolo o rapace.
  • Capitolo XX
    Sull’utilità delle fortezze e di altre misure difensive: la vera fortezza di un principe è l’amore del popolo, più che le mura.
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  • Capitolo XXI
    Il principe deve intraprendere imprese straordinarie per farsi ammirare, schierarsi nei conflitti tra potenze vicine senza neutralità, favorire le arti e il commercio.
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    Capitolo XXII
    Della scelta di segretari e ministri: il principe deve saper riconoscere uomini fedeli e capaci, poiché la loro qualità riflette la sua stessa intelligenza.
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  • Capitolo XXIII
    Come evitare gli adulatori: il principe deve permettere solo a pochi saggi consiglieri di dirgli la verità, quando richiesto, senza farsi circondare da lusinghe.
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  • Capitolo XXIV
    M. analizza i motivi per cui i principi italiani hanno perso i loro stati: mancanza di armi proprie, scarsa considerazione del popolo, incapacità di prevenire i pericoli nei momenti di pace nonché reagire con energia quando la fortuna cambia.
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  • Capitolo XXV
    Sul ruolo della fortuna nelle vicende umane: essa domina solo metà delle nostre azioni, mentre l’altra metà dipende dalla virtù e capacità di adattamento del principe.
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  • Capitolo XXVI
    Esortazione finale a liberare l’Italia dai “barbari” stranieri, invitando i Medici a cogliere l’occasione propizia offerta dall’estrema disunione italiana e unificare la penisola sotto una guida forte e virtuosa.
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