NICCOLÒ MACHIAVELLI – “Il principe”, Capitolo VI

INDICE
DATI GENERALI
IL CAPITOLO IN BREVE
RIASSUNTO DETTAGLIATO

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana
AUTORE: Niccolò Machiavelli
OPERA: “Il principe
GENERE DELL’OPERA: Trattato politico
DATA DELL’OPERA: 1532
BRANO: Capitolo VI “De principatibus novis qui armis propriis et virtute acquiruntur” (Principati nuovi che si acquistano con le armi proprie e con la virtù)

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IL CAPITOLO IN BREVE

Machiavelli afferma il principio di imitazione dei grandi uomini del passato: come l’arciere che mira più in alto per colpire un bersaglio lontano, occorre ispirarsi a modelli eccellenti per poter emulare almeno un po’ della loro virtù.

Nella conquista e conservazione di un principato contano sia la virtù siala fortuna, ma chi si affida meno alla fortuna mantiene il potere più saldamente.

Tra i principi che divennero tali per virtù, Machiavelli cita Mosè, Ciro, Romolo e Teseo. A tutti loro la fortuna offrì soltanto l’occasione favorevole (il popolo ebraico schiavo in Egitto, i Persiani insofferenti verso i Medi, l’abbandono di Romolo, gli Ateniesi dispersi), ma fu la loro capacità politica a renderli grandi.

Chi diventa principe per virtù trova grandi difficoltà nel conquistare lo Stato ma poi lo conserva facilmente. La difficoltà maggiore sta nell’introdurre nuovi ordinamenti, poiché gli innovatori trovano nemici decisi in chi traeva vantaggio dal vecchio sistema e sostenitori solo tiepidi in chi beneficerebbe del nuovo. È  essenziale distinguere tra i principi che dipendono da altri, e perciò sono destinati a fallire, e i “profeti armati“, capaci di imporsi con la forza. Fra Girolamo Savonarola cadde non appena perse il consenso popolare, mentre Mosè e gli altri, essendo armati, riuscirono a mantenere le proprie leggi. Chiude il capitolo l’esempio minore ma significativo di Gerone di Siracusa, che da privato cittadino divenne tiranno grazie a un’occasione favorevole, ma in seguito dimostrò di meritare il potere.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO

IL PRINCIPIO DI IMITAZIONE DEI GRANDI UOMINI

Nel trattare dei principati interamente nuovi, Machiavelli ritiene opportuno richiamare esempi illustri. Infatti, poiché gli uomini tendono naturalmente a imitare le azioni altrui, il saggio deve prendere a modello individui eccellenti in modo tale che, pur non potendo riprodurne esattamente il comportamento né eguagliarne la virtù, ne conservi almeno una traccia; come fanno gli arcieri esperti, che mirano più in alto del bersaglio quando questo è lontano.


FORTUNA E VIRTÙ NELLA CONQUISTA E NELLA CONSERVAZIONE DEI PRINCIPATI

I principati completamente nuovi, in cui si sia insediato un principe nuovo, sono più o meno difficili da conservare a seconda della virtù di chi li conquista. Poiché il passaggio dalla condizione di privato cittadino a quella di principe presuppone virtù o fortuna, entrambe contribuiscono ad attenuare le difficoltà; tuttavia, chi si affida meno alla fortuna riesce a mantenere più saldamente il potere.

Tra coloro che sono divenuti principi grazie alla propria virtù e non alla fortuna, Machiavelli indica come esempi eccellenti MOSÈ, CIRO, ROMOLO e TESEO. Mosè, pur essendo stato un semplice esecutore della volontà divina, merita comunque ammirazione per la grazia che lo rese degno di comunicare con Dio. Anche Ciro e gli altri fondatori di regni appaiono straordinari, e le loro azioni e istituzioni non risultano diverse da quelle di Mosè, sebbene quest’ultimo avesse avuto Dio come guida. La fortuna offrì a questi uomini soltanto l’occasione, senza la quale la loro virtù sarebbe rimasta inespressa; ma, senza la loro virtù, l’occasione si sarebbe presentata invano.


L’IMPORTANZA DELLA FORTUNA

Ai grandi uomini è dunque necessaria un’occasione propizia: Mosè dovette trovare il popolo d’Israele schiavo in Egitto, affinché fosse disposto a seguirlo per riconquistare la libertà; Romolo dovette essere escluso da Alba e abbandonato fin dalla nascita, per poter fondare Roma e divenirne re; Ciro dovette trovare i Persiani insofferenti al dominio dei Medi e questi ultimi indeboliti da una lunga pace; Teseo, infine, non avrebbe potuto manifestare il proprio valore se non avesse trovato gli Ateniesi dispersi.

Tali circostanze favorirono questi uomini, ma fu la loro straordinaria capacità politica a far sì che l’occasione venisse riconosciuta e sfruttata, rendendo grande e potente la loro patria.


IL PRIMATO DELLA VIRTÙ

Chi diviene principe grazie alla propria virtù incontra enormi difficoltà nell’acquistare lo Stato, ma riesce a conservarlo con relativa facilità.

Le difficoltà iniziali derivano soprattutto dalla necessità di introdurre nuovi ordinamenti. L’innovazione costituisce infatti l’impresa più difficile, poiché gli innovatori trovano accaniti avversari in tutti coloro che traggono vantaggio dalle leggi precedenti e soltanto tiepidi sostenitori in quanti potrebbero beneficiare dei nuovi ordini. Tale tiepidezza dipende da un lato dal timore suscitato dagli oppositori, che possono ancora contare sulla forza delle vecchie leggi, e dall’altro dallo scetticismo degli uomini, i quali non credono nelle novità finché non ne abbiano sperimentato gli effetti.


IL SUCCESSO DEI “PROFETI ARMATI”

È poi necessario operare un’ulteriore distinzione tra gli innovatori che dipendono da altri, e sono perciò costretti a ricorrere alla persuasione e alla preghiera, e quelli che possono agire autonomamente, imponendosi con la forza. I primi falliscono sempre, i secondi, invece, raramente corrono pericoli (“tutti e’ profeti armati vinsono ed e’ disarmati ruinorno“).

Segue una riflessione sulla mutevolezza della natura dei popoli. È facile persuadere gli uomini ad accogliere un’idea, ma è assai più difficile mantenerli saldi in quella convinzione. Per questo motivo è necessario organizzarsi in modo tale che, quando il popolo smette di credere, lo si possa costringere con la forza.

Mosè, Ciro, Teseo e Romolo non avrebbero potuto far osservare a lungo le loro leggi se fossero stati disarmati. Al contrario, in epoca più recente, FRA GIROLAMO SAVONAROLA andò incontro alla rovina insieme con i nuovi ordinamenti introdotti dopo la cacciata dei Medici, non appena la moltitudine cessò di credere in lui. Egli, infatti, non disponeva dei mezzi necessari né per mantenere fedeli coloro che gli avevano creduto, né per costringere gli increduli a credere.

I principi dotati di virtù incontrano dunque enormi difficoltà e gravi pericoli lungo il cammino. Tuttavia, una volta superati gli ostacoli grazie alle capacità politiche, ottenuto il consenso dei sudditi ed eliminati gli oppositori, rimangono potenti, sicuri e onorati.


UN CASO MINORE: GERONE DI SIRACUSA

A questi grandi esempi Machiavelli affianca un caso di minore rilievo, ma comunque rappresentativo di un’intera categoria: quello di GERONE DI SIRACUSA. Da semplice cittadino egli divenne tiranno, ricevendo dalla fortuna soltanto l’occasione favorevole. I Siracusani, trovandosi in una situazione di oppressione, lo elessero loro capitano, ed egli dimostrò di meritare la sovranità. Gerone sciolse la vecchia milizia e ne istituì una nuova, abbandonò le precedenti alleanze e ne strinse di nuove. Disponendo così di soldati e amici a lui fedeli, poté edificare la propria potenza su basi solide.

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