PAUL VERLAINE – “Allora e ora”, “Languore”

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura italiana, Letteratura francese
CORRENTE: Simbolismo
AUTORE: Paul Verlaine
OPERA: “Allora e ora” (Autrefois et Maintenant)
GENERE DELL’OPERA: Raccolta di liriche
DATA DELL’OPERA: 1889
COMPONIMENTO: “Languore” (Langueur)
GENERE DEL COMPONIMENTO: Sonetto

TESTO

Je suis l’Empire à la fin de la décadence,
qui regarde passer les grands Barbares blancs
en composant des acrostiches indolents
d’un style d’or où la langueur du soleil danse.

L’âme seulette a mal au coeur d’un ennui dense.
Là-bas on dit qu’il est de longs combats sanglants.
O n’y pouvoir, étant si faible aux voeux si lents,
o n’y vouloir fleurir un peu cette existence!

O n’y vouloir, ô n’y pouvoir mourir un peu!
Ah ! tout est bu ! Bathylle, as-tu fini de rire?
Ah ! tout est bu, tout est mangé ! Plus rien à dire!

Seul, un poème un peu niais qu’on jette au feu,
seul, un esclave un peu coureur qui vous néglige,
seul, un ennui d’on ne sait quoi qui vous afflige!

TRADUZIONE

Sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo degli acrostici indolenti
con stile d’oro dove il languore del sole danza.

L’anima solitaria ha male al cuore di una noia densa.
Laggiù -si dice- ci sono lunghe battaglie cruente.
Oh, non potere, così fragile, con desideri così lenti,
oh, non volervi fiorire un po’ quest’esistenza!

Oh, non volervi, non potervi un po’ morire!
Ah! Tutto è bevuto! Batillo, hai smesso di ridere?
Ah! Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Più niente da dire!

Solo un poema un po’ sciocco che si butta al fuoco,
solo uno schiavo un po’ frivolo che vi trascura,
solo una noia di non si sa che, che vi addolora!

RIASSUNTO

Con la poesia “Languore” Verlaine dà ufficialmente inizio alla corrente del Decadentismo, dato che da questo momento in poi il termine “decadenza” verrà usato per indicare la sensibilità e l’estetica della nuova poesia.

Il poeta paragona sé stesso all’Impero romano nel periodo del disfacimento, quando era ormai incapace di reagire alle invasioni barbariche.

La poesia del suo tempo, infatti, è ridotta a puro esercizio intellettualistico (“acrostici indolenti“), in una forma splendida (“con stile d’oro“) che evoca il malinconico tramonto del sole.

La malattia che affligge l’animo del poeta è la noia: la vita vera sembra lontana e irraggiungibile (“Laggiù -si dice- ci sono lunghe battaglie cruente“), mancano la volontà di agire e persino quel poco di energia necessaria a porre fine alla propria esistenza.

Batillo, famoso mimo di epoca augustea elevato da Verlaine a simbolo dell’arte, non ride più: la poesia, infatti, non ha nulla da dire (“Tutto è bevuto, tutto è mangiato!“), è buona solo per essere gettata alle fiamme.

E in questo vuoto dell’anima, non resta che abbandonarsi alla noia, all’inerzia, al languore.

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