QUINTO SETTIMO FLORENTE TERTULLIANO – “Apologeticum”: I cristiani sono i Romani migliori

PERCORSI INTERDISCIPLINARI

DATI GENERALI

MATERIA: Letteratura latina
CORRENTE: Età tardoantica – La Patristica
AUTORE: Quinto Settimo Florente Tertulliano
OPERA: “Apologeticum
GENERE: Apologetica
DATA: II-III secolo d.C.
ARGOMENTO: I cristiani sono i Romani migliori

TESTO DEL COLLEGAMENTO

Nel suo intenso “Apologeticum” (II-III secolo d.C.), Tertulliano si oppone con vigore allo stigma che i pagani attribuivano alla comunità cristiana, considerandola un corpo estraneo e persino ostile alla società romana.

La questione dell’emarginazione dello straniero e del diverso era centrale per Tertulliano non solo come scrittore, ma anche come individuo che viveva in una condizione di duplice alterità: egli, infatti, non era soltanto un cristiano ma anche un africano, portatore di un’identità culturale e geografica marginale rispetto al cuore dell’impero.

Essere cristiano significava affrontare accuse di antisocialità, sospetti di tradimento e persecuzioni violente.

Essere africano implicava in aggiunta una forma di pregiudizio implicito che collocava gli individui provenienti dalle province periferiche in una posizione subordinata rispetto all’élite romana.

Con grande eloquenza, l’apologeta si impegna a dimostrare che i cristiani non sono stranieri, ma cittadini pienamente integrati nella società romana, e, anzi, migliori dei pagani. Non solo sono del tutto estranei ai crimini infamanti di cui vengono falsamente accusati (infanticidi, orge incestuose, sacrilegi, atti di lesa maestà, cospirazioni e tradimenti), ma non hanno alcuna responsabilità nelle calamità pubbliche. Lungi dall’essere alieni agli affari o inutili all’economia dell’Impero, possono vantare una superiorità etica e spirituale che contribuisce a elevare la società stessa.

Le loro preghiere, infatti, sono più sincere e anche più efficaci di quelle dei pagani, poiché rivolte al Dio unico e vero. I cristiani pregano per una lunga vita dell’imperatore, per la stabilità del suo regno e per la pace universale, non attraverso sfarzosi riti esteriori, ma con purezza d’animo, riconoscendo nella durata dell’impero un mezzo per ritardare la fine dei tempi.

I cristiani, inoltre, non commettono reati comuni, poiché la fede autentica è incompatibile con azioni malvagie. Se un fedele fosse accusato di un crimine, non potrebbe più essere considerato tale. La loro vita è guidata da una legge superiore, divina e non umana, che li spinge a vivere come se fossero sempre sotto lo sguardo di Dio, che scruta, giudica e retribuisce ogni azione.

In questo capolavoro dell’apologetica cristiana, Tertulliano ricorre a tutta la sua vasta erudizione e alla capacità di intrecciare filosofia, retorica e teologia, per offrire una difesa appassionata della religione cristiana contro le accuse e le incomprensioni del suo tempo.

E, così facendo, pone l’accento sul valore unico e irriducibile dell’essere umano, al di là delle artificiose categorie sociali, culturali e religiose.